Le strategie e i benefit per incentivare

Una strategia aziendale vincente deve essere studiata, orientata e poi realizzata, in modo da conseguire un vantaggio competitivo che sia difendibile nel tempo. Proprio per questo tutti gli imprenditori -titolare di farmacia compreso- non possono prescindere, tra l’altro, da una corretta gestione e valorizzazione del capitale umano della propria impresa, la vera forza che permette di rendere l’attività dinamica e competitiva.

Da sempre la gestione delle risorse umane rappresenta una delle variabili strategiche che consentono all’azienda di adeguarsi al nuovo scenario economico e di ottenere e incrementare il proprio vantaggio competitivo, difendendo e sviluppando il valore dell’azienda stessa. Gestire e valorizzare le risorse umane significa comprendere le singole persone che prestano la propria opera in farmacia e distinguerle in funzione delle relative attitudini, stimolando comportamenti individuali funzionali all’organizzazione aziendale. Il titolare deve sviluppare e consolidare la preparazione professionale del personale e far sì che le attitudini di ciascuno si trasformino in competenze specifiche. Avere in farmacia un team qualificato contribuisce a garantire quella professionalità che distingue la farmacia privata dalle, a volte asettiche, catene. Occorre, inoltre, fare in modo che, all’occorrenza, i dipendenti siano tra di loro intercambiabili e, quindi, in grado di ricoprire più ruoli. È un approccio ormai troppo obsoleto e limitativo pensare che la gestione del personale consista soltanto nel pagamento degli stipendi, nella determinazione degli orari di lavoro e delle ferie. Infatti, più il personale è soddisfatto, più è efficiente, con conseguenti benefici in termini di valore aggiunto per l’azienda, grazie a una clientela fidelizzata.

Il titolare può adottare diverse strategie per incentivare il personale, di tipo economico e/o di tipo psicologico, che variano in funzione della tipologia del rapporto lavorativo. Nel caso di personale dipendente è possibile prevedere un aumento dello stipendio in funzione del raggiungimento di un risultato economico, ovvero riconoscere una somma una tantum (che è deducibile per l’azienda, rientrando nel costo del personale, ed è tassata in capo al dipendente). Si può anche prevedere, compatibilmente con le esigenze della propria attività, una maggiore elasticità negli orari e/o nelle modalità di lavoro. A titolo esemplificativo: il titolare potrebbe consentire ai dipendenti part-time particolari, ossia di lavorare con orario continuato, ovvero di lavorare a giorni alterni, o di scegliere quando fare le ferie. Ulteriore strada perseguibile per aumentare la soddisfazione e, quindi, l’efficienza del personale, è il riconoscimento al dipendente di alcuni fringe benefit.

I fringe benefit sono tutte quelle componenti di reddito, come beni o servizi o qualsiasi altra cosa suscettibile di avere una valutazione economica, che vengono riconosciute al dipendente e che in base al principio di omni comprensività dovrebbero essere assoggettate a tassazione in busta paga, ma che spesso godono di regimi di esenzione. A mero titolo esemplificativo, il titolare potrebbe fare ai dipendenti degli omaggi natalizi: non sono tassabili in capo ai dipendenti, se non superano, unitamente ad altri beni ceduti e servizi prestati ai dipendenti, 258,23 euro annui. Per l’azienda il costo è deducibile, mentre l’Iva sul relativo acquisto non è detraibile. Altri fringe benefit graditi sono i cosiddetti buoni carburante. È bene ricordare che il riconoscimento dei fringe benefit è fiscalmente conveniente per il dipendente e per l’azienda se quelli complessivamente riconosciuti ai dipendenti non eccedono 258,23 euro annui.

I ticket restaurant sono fringe benefit che il titolare può riconoscere ai propri dipendenti, sia a quelli assunti con contratto di lavoro full-time, sia a quelli con contratto di lavoro part-time. Si tratta di buoni, in formato cartaceo ovvero elettronico, da spendere in esercizi convenzionati (ristoranti, pizzerie, bar, gastronomie, supermercati). Tali buoni possono essere utilizzati come pagamento del pranzo, ovvero come valuta di pagamento per l’acquisto di prodotti alimentari e sono cumulabili fino a un massimo di otto. I ticket restaurant sono esenti da tassazione fino a 5,29 euro giornalieri (se in formato cartaceo) o fino a 7,00 euro giornalieri (se in formato elettronico). Per il dipendente non sono, quindi, soggetti a Irpef e alla contribuzione obbligatoria Inps, mentre per l’azienda i costi legati all’acquisto sono deducibili per competenza e l’Iva (4%) è detraibile.

Anche la formazione del personale è uno strumento utile sia per motivare i propri dipendenti, sia per migliorare la propria attività. La formazione è, infatti, per il dipendente un’opportunità di crescita professionale e per il titolare un’occasione per intraprendere nuove iniziative o per migliorare le attività già svolte, fornendo un servizio più specializzato e ampio. Quindi, il titolare potrebbe pagare la partecipazione a corsi di specializzazione in materie quali la cosmetica, la fitoterapia, l’erboristeria, ovvero “sponsorizzare” corsi di altra natura quali, per esempio, i corsi di lingue se la farmacia è ubicata in una zona turistica. Per i corsi “fuori porta”, oltre all’iscrizione al corso, il titolare potrebbe pagare anche hotel e ristorante. A livello fiscale il titolare ne trae un beneficio in quanto i costi per i corsi di aggiornamento professionale (e relativo vitto e alloggio) sostenuti per i dipendenti sono interamente deducibili dal reddito d’impresa, purché inerenti all’attività della farmacia. In generale, la gratificazione -è evidente- non deve essere a senso unico, ma reciprocamente produttiva, per il dipendente e per il titolare, e dovrebbe, quindi, sempre tradursi nel motto “Personale motivato, maggior risultato assicurato”.

 

(di Paola Castelli, Farma Mese 1/2-2018 © riproduzione riservata)

2018-04-19T12:22:26+02:00