Audioprotesisti in farmacia: legittimi, ma a determinate condizioni

Audioprotesisti in farmacia: è legittima la loro presenza, ma soltanto a condizione che vi sia il rigoroso rispetto dei requisiti tecnici strutturali. Il principio è stato affermato dal Consiglio di Stato, con la Sentenza numero 4877 dell’8 agosto 2018, nella quale, accogliendo l’istanza di un farmacista, ha annullato una sentenza del Tar che aveva sostenuto la legittimità del divieto di svolgere l’attività di audioprotesista nelle farmacie e nelle parafarmacie, disposto dalla Regione, per essere lo stesso conforme alle leggi vigenti. Di contrario avviso è stato il massimo consesso amministrativo, che ha affermato l’assenza di ostacoli di natura normativa a che le farmacie o le parafarmacie svolgano una attività polifunzionale, riservando una parte dei locali di loro pertinenza agli audioprotesisti.

Tutto ciò però può avvenire soltanto a determinate condizioni. Queste ultime sono state individuate nel possesso, da parte delle aziende autoprotesiche, della autorizzazione a operare in quella determinata struttura per essere la stessa fornita dei requisiti necessari. Per ottenere la autorizzazione esse devono allegare la planimetria dei locali, indicare gli spazi con altezze e superfici e destinazioni d’uso correlate, certificare l’esistenza di servizi appropriati alla tipologia delle prestazioni protesiche fornite, nonché una ubicazione atta a garantire una accoglienza adeguata.

Precisa poi il Consiglio di Stato che non può avere rilevanza alcuna la collocazione della struttura in cui l’azienda di audioprotesi si installi, ai fini dell’ottenimento della autorizzazione da parte della giunta regionale. Di tal che non poteva nel modo più assoluto aprioristicamente escludersi che essa potesse sorgere all’interno di una farmacia o parafarmacia, per una presunta incompatibilità tra esercizio farmaceutico e attività di audioprotesista. E ciò in quanto -puntualizza al riguardo il Consiglio di Stato- l’incompatibilità può sussistere solo tra un farmacista e un’altra professione sanitaria che si svolga nei medesimi locali e non, come nel caso in esame, riguardo a un’attività imprenditoriale.

Non sembra, quindi, prospettabile l’applicazione del divieto di cui all’articolo 102 del Testo unico leggi sanitarie, secondo il quale “il conseguimento di più lauree e diplomi dà diritto all’esercizio cumulativo delle corrispondenti professioni o arti sanitarie, eccettuato l’esercizio delle farmacie, che non può essere cumulato con quello di altre professioni o arti sanitarie”. D’altronde, è evidente che l’incompatibilità di cui alla norma citata del Tuls è solamente tra le professioni sanitarie e quella del farmacista e ha la finalità di evitare il rischio che, quando vengano svolti dal farmacista più ruoli sanitari, si possano verificare distorsioni nei rapporti con i pazienti.
Il che, conclude il giudice amministrativo, non sussiste nella specie. Anzi, questo tipo di ubicazione porta alla realizzazione dell’interesse concreto degli utenti, soprattutto di quelli che, in ragione del loro stato di salute, abbiano difficoltà di mobilità sul territorio.

(di Alfonso Marra, Farma Mese 9-2018, © riproduzione riservata)

2018-11-16T17:44:26+00:00