Befana, pensaci tu

Un’illusione durata soltanto “l’espace d’un matin”, come direbbe François de Malherbe, tanto improvvisa, tanto inebriante, quanto fugace, ma che pur sempre ha lasciata aperta una porta e, dunque, una speranza. Pensate un po’: il 51% della proprietà della farmacia che rimane nelle mani di un farmacista e quindi, come ha scritto il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, “assicura alla farmacia un’indipendenza professionale che altrimenti sarebbe a rischio”. Peraltro niente di straordinario, perché così è stabilito anche per altre professioni, come gli avvocati e i commercialisti, e in forme ancor più stringenti (a ben pensare, però, questa norma del 51% avrebbe dovuto essere introdotta subito, e non quando i giochi sono in corso e, quindi, difficili e pericolosi da modificare).

L’illusione è durata troppo poco, perché già a sera il subemendamento presentato da Giorgio Trizzino, deputato M5S, era stato bocciato dal presidente della Camera, Roberto Fico, in quanto giudicato di “carattere ordinamentale” e, dunque, non ammissibile nella manovra di Bilancio. Il pronto intervento delle società di capitale già sbarcate in Italia (Hippocrates Holding, Admenta Italia-LloydsFarmacia, Dr. Max e Alliance Healthcare) ha così ottenuto un duplice effetto: sia di far bloccare il subemendamento, sia di far coalizzare a mo’ di cartello aziende concorrenti e al momento assai tra di loro competitive nella ricerca e acquisizione delle poche farmacie sul mercato.

Peccato, troppo bello per essere vero. Ma ecco che si apre una porta e questo grazie al ministro della Salute, Giulia Grillo, che si schiera su Facebook dalla parte dei farmacisti, con dichiarazioni che non lasciano dubbi: “Il principio per cui nelle farmacie italiane il 51% del capitale di gestione deve essere rappresentato da farmacisti iscritti all’Albo è per me fondamentale”. Graditissima sorpresa, perché le sue dichiarazioni in campagna elettorale sulla fuoriuscita della Classe C dalla farmacia avevano fatto temere il peggio, mentre oggi scopriamo di avere un prezioso, quanto inatteso, alleato, che si impegna a diventare “argine al rischio di strapotere delle società di capitale che possono fare piazza pulita delle piccole farmacie. Il Governo sta dalla parte dei farmacisti”.

Vediamo ora se la storia avrà un seguito (magari in altro ambito, tanto leggi e decreti da cavalcare in Italia non mancano mai), ma comunque sia già un regalo Babbo Natale l’ha portato ai farmacisti. Comperare le farmacie non costa poco e allora vedremo se i gruppi finora interessati a questo business vorranno ancora investire fior di denari, con un Governo che difende “i nostri farmacisti
le sentinelle e spesso il primo punto di riferimento sanitario– che lavorano e pagano le tasse in Italia”.
Oggi viviamo la frenesia del cambiamento e non è più come un tempo, quando da Crispi a Giolitti per modificare le norme sul libero esercizio e sulla Pianta organica ci sono voluti 25 anni (dal 1888 al 1913). Oggi, infatti, in Italia le leggi si fanno e si disfano e quanto non riesce a Babbo Natale, magari un domani lo fa la Befana.

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese 10-2018 © riproduzione riservata)

2018-12-18T12:40:34+00:00