Marco Bacchini: “Non basta fare, bisogna comunicare”

Non capita giorno senza che il povero cronista (ma il discorso vale anche per il farmacista) sia obbligato a leggere centinaia di mail, ovviamente per lo più inutili e non utilizzabili per il quotidiano lavoro. Ma bisogna pur sempre sfogliarle tutte, perché magari c’è quella giusta e che non va né persa, né dimenticata. E così le prime ore di lavoro se ne vanno in questo fastidioso impegno, certo tra tanta fuffa, ma… Ma poi ecco l’e-mail che attendi, quella da conservare e quella da evidenziare e da lavorare, perché offre una notizia che merita di essere divulgata sui giornali. Il pensiero va proprio a quelle, che contribuiscono a impreziosire il lavoro.
Evidentemente molte Associazioni dei farmacisti hanno paura di disturbare e così, in generale, sono poche le notizie che arrivano direttamente da loro (per lo più usano il canale ufficiale e così transitano da Federfarma nazionale), ma come sempre ci sono le eccezioni, Federfarma locali alquanto prolifiche o con le quali si sono instaurati canali diretti ed efficienti. Eccezione nell’eccezione è Federfarma Verona, che evidentemente ha un ufficio stampa assai attivo ed efficiente: in media diffonde non meno di sei-otto notizie al mese, e così i suoi comunicati stampa arrivano nelle redazioni dei giornali con una cadenza quasi bisettimanale.
Si sa, i veneti sono “ciacoloni”, ma tanta attività va approfondita. Ne chiediamo, allora, conto al suo presidente, Marco Bacchini (nella foto), per conoscerne le motivazioni e, soprattutto, se i risultati ottenuti corrispondano all’impegno profuso.

■ I farmacisti sono da sempre accusati di essere “sottocomunicanti”. Eppure non c’è settimana che Federfarma Verona non invii comunicati stampa. Perché andate controtendenza?
Da quando sono stato eletto presidente di Federfarma Verona, ormai oltre 10 anni fa, ho ritenuto fondamentale -condividendo questa mia visione con l’intero Consiglio di Federfarma Verona- far conoscere il valore della farmacia e le sue potenzialità, lavorando certo sui contenuti, ma con altrettanto impegno anche sulla comunicazione. L’obiettivo è che non soltanto i cittadini, ma l’intero contesto del territorio -e quindi istituzioni, politica, realtà economiche e via dicendo- avessero consapevolezza di quanto e quale sia il lavoro in farmacia, ma anche dell’impegno sociale che in questi ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale. Per questo abbiamo ritenuto fondamentale istituire un nostro ufficio stampa, avvalendoci dell’esperienza di una giornalista professionista come responsabile della comunicazione.

■ Ma la tua Associazione è particolarmente attiva o è, soprattutto, particolarmente “comunicativa”? E non vi è mai venuto il dubbio di esagerare?
Direi che le due cose vanno di pari passo. Non è sufficiente fare, se poi non lo si comunica ed è sicuramente controproducente comunicare senza fare. Quindi, ci sembrerebbe incongruente non divulgare quanto realizziamo da soli o in collaborazione con molte realtà veronesi. Capisco che spesso le attività siano davvero tante, ma non rinuncerei a niente di quanto fatto dalle nostre farmacie fino a oggi, tutto a vantaggio e a tutela della cittadinanza. Anzi, le idee e i progetti continuano ad aumentare nella mia “fantasia”, che spesso deve rimanere tale perché tutto non si riesce a fare… questo lo capisco. Eppure a noi quello che ad altri può sembrare “troppo” risulta, invece, ancora poco. Le farmacie veronesi si muovono in due ambiti ben precisi e tra loro intersecanti: ambito sanitario e sociale. La formazione viene messa in atto là dove ci sono orecchie per ascoltare: farmacie, scuole, università della terza età, parrocchie. Gli screening vengono organizzati nelle farmacie, ma anche in location diverse, come piazze e scuole. Il ruolo sociale viene amplificato durante le giornate di solidarietà, ma anche tramite iniziative diverse, come la raccolta di farmaci non utilizzati.

■ Altro dubbio: è il dottor Bacchini a essere assai proattivo o lo sono i farmacisti, sia veronesi, sia veneti?
Io sono solo il rappresentante di una squadra, che è il Consiglio, e il Consiglio rappresenta i colleghi di un’intera provincia, anche perché i risultati si ottengono se ci si muove insieme. Magari questo fa sì che ci vogliano tempi misurati, ma poi i risultati sono dirompenti: la forza di una mano non è data dal singolo dito, ma dall’intero pugno, quando questo si chiude. E specifico che il pugno, anzi lo schiaffo, desideriamo tutti insieme darlo alle patologie, alla violenza sulle donne, alla mancata aderenza alle terapie, all’abuso di farmaci, alla povertà sanitaria, soltanto per citare alcune delle nostre campagne.

■ Tanta attività di comunicazione ottiene poi adeguato riscontro? Siete presenti sui giornali locali e nazionali?
La nostra presenza, sia sulla stampa di categoria nazionale, sia sui media locali è ormai consolidata. In modo particolare sul locale, quando divulghiamo informazioni che riguardano la nostra attività sul territorio, e sul nazionale specialmente quando affrontiamo argomenti che possono avere un interesse più generale per la nostra categoria. Molto spesso veniamo anche contattati per approfondimenti su tematiche non strettamente legate al mondo del farmaco, in virtù dell’esperienza “umana” sviluppata dallo stretto legame quotidiano con i cittadini.

■ Ma questo colloquio è con i giornalisti o coinvolge anche i cittadini veronesi? In pratica, i colleghi corrispondono a questa intensa comunicazione e come?
La divulgazione delle nostre iniziative sul territorio si rivolge a tutti i mezzi di comunicazione, coinvolgendo la totalità degli attori e per prime le farmacie. Non dimentichiamo che in media sono 200 le persone che varcano quotidianamente la soglia di ogni singola farmacia e, tenendo conto delle quasi 250 farmacie della provincia di Verona, realizziamo ogni giorno circa 50.000 contatti diretti con i cittadini. Ovviamente si lavora in sinergia con tutti i mezzi a disposizione: spazi radiofonici e televisivi, con rubriche di nostra gestione, un trimestrale di Federfarma, “Pillole”, distribuito gratuitamente in tutte le nostre farmacie con una tiratura di 100.000 copie annue, applicazioni mobile (app) e materiale informativo di vario genere, editato autonomamente oppure in collaborazione con partner importanti come Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia municipale, Azienda sanitaria locale.
Tutto quello che noi divulghiamo ai media “esiste” davvero in farmacia e i farmacisti sono sempre in prima linea nel fare il lavoro duro: trasferire al cittadino-paziente tutto il nostro know-how e il desiderio di creare offerte concrete di prevenzione sanitaria. Senza l’impegno dei farmacisti non esisterebbe la comunicazione ai media, così come senza i media il cittadino non sarebbe efficacemente informato sulle tante opportunità di salute offerte gratuitamente dalle farmacie.

■ Gli altri professionisti e i responsabili della sanità pubblica accolgono con favore questa vostra attività oppure essa suscita invidia o altro?
Direi che siamo sempre coinvolti nella comunicazione a cura della nostra Azienda territoriale, l’Ulss 9 Scaligera. Funzioniamo come cassa di risonanza per le sue iniziative e noi, molto spesso, godiamo del patrocinio o della sua presenza, che senza dubbio valorizza ulteriormente le nostre attività. Una sinergia fattiva è anche quella con il nostro Ordine professionale e con le diverse Istituzioni della città e del territorio. Basti pensare che molto spesso per le conferenze godiamo di spazi di prestigio, messi a disposizione dal Comune di Verona o dall’ente Provincia. Per cui, direi, proprio tutto tranne che gelosie.

■ Già che ci siamo, ci può anticipare qualche iniziativa che Federfarma Verona ha nel suo cappello di prestigiatore per il 2019?
Stiamo già lavorando intensamente alle attività del 2019, che si focalizzeranno soprattutto sul concetto di sistema. Già a partire da fine anno, in un evento di carattere nazionale presenteremo al territorio, istituzioni comprese, il “Sistema Farmacia Italia”, per affrontare nel modo più strutturato possibile il futuro della farmacia veronese. Poi, importantissimo per l’utenza, l’anno prossimo finalmente avremo la gestione anche in farmacia del Cup, Centro unico di prenotazione sull’intero territorio: in questo modo la farmacia potrà accedere a tutte le agende del pubblico e del privato con un evidente salto di qualità per il cittadino, soprattutto quello anziano o con problemi, che si recherà in farmacia per prenotare visite ed esami, con relativo ritiro dei referti, senza le limitazioni attuali. È poi previsto un significativo sviluppo del “Progetto Mimosa”: intensificheremo il nostro intervento, puntando a un sempre maggiore coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche locali. Il fine ultimo è promuovere la lotta e la prevenzione alla violenza di genere. Sono anche allo studio progettualità di screening che coinvolgono le farmacie del territorio in ambiti che vanno oltre a quelli ormai diventati “classici”, come il diabete e l’ipertensione. Ci occuperemo, infatti, anche di problematiche dell’occhio e dell’osteoporosi, partendo da un ambito che mi sta particolarmente a cuore: la presa in carico del paziente cronico. Si tratta di attivare la seconda fase del progetto sulla cronicità della Regione Veneto, che coinvolge quasi un centinaio di farmacie veronesi, un campo particolarmente importante e impegnativo, che vede la figura del farmacista rivestire un ruolo centrale nella gestione della sanità del singolo, particolarmente del soggetto anziano. Uno sviluppo professionale per la categoria che per ora possiamo solo ipotizzare, ma che in futuro diventerà centrale in una società che invecchia rapidamente.

■ Direi proprio un programma intenso, non è vero?
Non ho ancora concluso. Lavoreremo molto anche sull’aderenza alla terapia, soprattutto promuovendo il significato del termine “aderenza”. Tutti gli addetti ai lavori ne parlano come grande opportunità economica e sanitaria per il prossimo futuro e su di essa si sviluppano importanti progettualità, ma il paziente sa veramente cosa vuol dire “fare aderenza”? Noi crediamo che qualsiasi sforzo sia poco efficace, se il paziente non comprende la terminologia tecnica e i vantaggi di questa pratica sanitaria. Ecco perché nel corso dell’anno riproporremo alla cittadinanza la “Giornata dell’aderenza alla terapia” con eventi pubblici di sensibilizzazione. Nel 2019 proseguiremo, poi, il percorso già avviato sui progetti relativi alla “medicina di genere”. Ricordo, una su tutte, l’indagine condotta presso le farmacie, e resa nota in questi mesi, sul consumo della “pillola del giorno dopo”, a cavallo della modifica della normativa sulla dispensazione: grazie a questo sondaggio abbiamo potuto registrare un incremento del 700% dei consumi. Inoltre, per l’anno prossimo sono in programma diversi incontri presso le scuole nell’ambito del circuito della legalità per promuovere conoscenze sull’uso di sostanze tossicologiche e i rischi dello scorretto acquisto dei farmaci presso canali rischiosi, come può essere la rete.
Il 2019 si apre quindi all’insegna dell’attività, che alcuni potrebbero correggere in iperattività, ma sfido chiunque a dire che si tratti di un male per i veronesi, sia cittadini, sia farmacisti.

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese 10-2018 © riproduzione riservata)

2018-12-18T15:29:20+00:00