Ispezioni in farmacia: calma e sangue freddo

L’accesso dei verificatori in farmacia rappresenta per il titolare un momento di stress. Non bisogna, però, mai farsi prendere dal panico. Vediamo con la nostra esperta Paola Castelli, come ci si deve comportare per evitare, nonostante si sia operato correttamente e si sia in buona fede, ingiustificati autogol dovuti esclusivamente all’ansia.

Dottoressa Castelli, non è “simpatico” ricevere in farmacia la visita del fisco: qual è la finalità di tale accesso?
La finalità è prevenire, ricercare e reprimere le violazioni delle norme tributarie e finanziarie nonché qualificare e quantificare la capacità contributiva del contribuente. Con particolare riferimento all’azienda-farmacia l’obiettivo è rilevare eventuali incongruenze di tipo documentale e contabile ed elementi sintomatici di vendite e/o acquisti non contabilizzati, come per esempio la registrazione di incassi inferiori a quelli reali (alias mancato rilascio degli scontrini fiscali), la presenza di giacenze di magazzino effettive diverse da quelle contabili, o, ancora, la presenza di rilevanti giacenze contabili di cassa o consistenti prelievi del titolare privi di una plausibile giustificazione, ricostruire il giro d’affari e determinare la percentuale di ricarico dei prodotti diversi dai farmaci, cioè la maggiorazione applicata dal titolare al prezzo di acquisto ai fini della determinazione del prezzo di vendita al pubblico. Quantificare la redditività della farmacia: questa è la motivazione che anima i verificatori.

Nel corso della convivenza con gli ispettori è possibile che vengano fatte al titolare delle domande?
Sì, è possibile che questo accada. Tenete presente che le risposte fornite vengono verbalizzate e in molti casi vengono poi utilizzate per ricostruire i ricavi ritenuti effettivi rispetto a quelli dichiarati dal contribuente.

Se i verificatori fanno delle domande (per esempio, domande sui margini di ricarico applicati ai vari prodotti eccetera) il titolare deve rispondere subito?
Il titolare non è obbligato a rispondere immediatamente, ma ha, comunque, un obbligo di collaborazione con i verificatori e viceversa. Essendo un professionista della sanità e non della contabilità, il titolare può legittimamente chiedere che gli venga concesso un tempo ragionevole per rispondere: «ci penso, raccolgo i dati richiesti e vi faccio sapere entro un termine ragionevole».
La logica vuole che, alla luce del principio di collaborazione e buona fede su cui si devono basare i rapporti tra Amministrazione finanziaria e contribuente, il termine per fornire le risposte venga, infatti, concordato con il contribuente, tenuto conto, da un lato, del grado di complessità delle richieste e del tempo ragionevolmente necessario per acquisire ed eventualmente elaborare le informazioni utili alla verifica. Della serie: nessun interrogatorio a sorpresa, ma risposte non in tempi biblici.
Tra l’altro, è anche nell’interesse di entrambe le parti limitare il soggiorno in farmacia dei verificatori in quanto la verifica fiscale richiede numerosi sforzi da parte del fisco e altrettanti sforzi e sacrifici da parte del titolare anche in relazione al tempo che inevitabilmente viene sottratto alla propria attività.

Prevenire è meglio che curare: quale strategia consiglia ai titolari di adottare a fronte del “blitz” del fisco in farmacia?
Non dimenticate mai che la migliore strategia difensiva è preventiva: la contabilità deve essere regolarmente tenuta e aggiornata, conservate in farmacia un’ordinata documentazione, controllate che la giacenza di cassa corrisponda alle scritture contabili, accertatevi che le persone presenti in farmacia abbiano uno specifico documentato inquadramento (dipendenti, collaboratori familiari eccetera) e che il magazzino fisico corrisponda a quello contabile, tenete a disposizione la stampa degli inventari di fine anno firmati a conforto del dato indicato nelle scritture contabili e fiscali.
Dulcis in fundo, ricordatevi di non essere frettolosi, perché “la fretta è una cattiva consigliera” e perché l’accertamento si baserà anche sulle vostre risposte.

Attenzione!
La verifica fiscale può essere effettuata da funzionari della competente Agenzia delle entrate ovvero da militari della Guardia di finanza.
Ricordatevi di fare quanto segue:
– verificare l’identità dei verificatori e la lettera d’incarico: in sede di accesso i verificatori devono qualificarsi, esibire -unitamente alle loro tessere personali di riconoscimento- l’ordine di accesso, firmato dal capo Ufficio per i funzionari dell’Agenzia delle entrate o dal comandante di reparto per la Guardia di finanza (una copia vi deve essere consegnata), devono informare il titolare delle ragioni della verifica, dei suoi diritti e obblighi e documentare le operazioni eseguite nel processo verbale di apertura delle operazioni;
– dovessero i verificatori procedere con modalità non conformi alla legge, dovete evidenziare a verbale le presunte irregolarità e poi, se del caso, rivolgervi al “Garante del contribuente”.
Non siete tenuti a rispondere all’istante alle domande e ricordatevi:
– potete farvi assistere da un professionista: è un vostro diritto; inoltre, ricordatevi che anche la delega conferita telefonicamente al professionista è valida purché questo risulti dal processo verbale;
– è importante far verbalizzare nel processo verbale di constatazione
le vostre eccezioni difensive.

(Farma Mese 10-2018 © riproduzione riservata)

2018-12-18T16:12:36+00:00