Salute 4.0 e fake news

Meglio tardi che mai. dopo anni in cui sul web imperversano le fake news, ecco ora levarsi un’ondata di scudi contro le cattive informazioni su internet. Da un’indagine condotta dall’istituto di ricerca Eumetra Mr (1.011 interviste con il metodo Cawi) per conto di Bnp Paribas Cardif (tra le prime 10 compagnie assicurative in Italia), risulta che l’89% degli intervistati ritiene internet “piena di bufale” e, quindi, reputa questo strumento poco attendibile.
Per il 75%, però, saper distinguere queste fake news su salute e benessere dalle notizie vere risulta abbastanza facile e, quindi, non sono oggetto di grande preoccupazione. Anche se poi il 29% degli intervistati ammette di esserci cascato, almeno una volta, e aver così creduto a una fake news, e stiamo parlando di ben 14,5 milioni di italiani maggiorenni. Tra l’altro, sono i più giovani i più esposti (33% la generazione Z, 35% i millennial), mentre gli anziani si dimostrano più “scafati” e meno boccaloni (18% i baby boomer e i senior soltanto il 6%).

L’elevato rischio di inaffidabilità delle notizie apparse sul web viene peraltro testimoniato anche da una ricerca promossa da Sanofi, realizzata da Brand Reporter Lab e presentata in occasione della Giornata mondiale del diabete, per individuare le fake news su questa specifica patologia circolate nei social network. Il campo qui è ristretto, ma non di meno risulta che, in media, due messaggi su tre propongono falsità. L’indagine ha considerato 133.000 post, che hanno generato oltre 11 milioni di interazioni sulle principali piattaforme: i post sono apparsi soprattutto su Facebook (33%) e su Twitter (29,8%), mentre le interazioni risultano più presenti su YouTube (87,5%). Ebbene, considerati i 100 post sul diabete più virali -cioè quelli più gettonati- è risultato falso il 60%, potenzialmente vero l’8% e solamente il 32% sicuramente vero.
Ovviamente ci sono anche siti scientificamente corretti e attendibili (ricordiamo il nostro sito internet www.tuttodiabete.it), ma è chiaro che quando si parla di salute e di malattie affidarsi al dr. Google può risultare fuorviante, se non addirittura pericoloso.

Dr.Google fino a un certo punto
Di chi allora gli italiani dichiarano di fidarsi? Ci aiuta a rispondere a questa domanda la ricerca realizzata dagli esperti di Eumetra Mr, dalla quale siamo partiti e che, dopo aver analizzato il peso delle fake news, va anche alla ricerca delle fonti attendibili. Bisogna innanzitutto partire dal principio che gli italiani si rivolgono a internet soprattutto ai primi sintomi di una malattia, per farsi un’idea del problema (42% degli intervistati, soprattutto i giovani), ma poi è al medico e al farmacista che ricorrono, in presenza di un disturbo accertato (lo fanno soprattutto gli anziani). A parte questi dati in generale, le fonti giudicate più attendibili risultano essere proprio i professionisti della salute (medici e farmacisti salgono al 91%), seguiti a distanza dal web e dai social (36%), dal Ssn (26%), dai media (21%) e dagli amici e parenti (15%).
Visto che parliamo di come il cittadino si rapporta con il web, vale allora la pena di registrare anche qualche specifico dato sull’utilizzo di questo strumento. Risulta, per esempio, che per quanto attiene all’informazione su salute e benessere il 77% degli intervistati usa la tecnologia (internet, app e wearables) e, pur ritenendo molto importante la privacy, 8 cittadini su 10 si dichiarano favorevoli a condividere su app i dati della loro cartella sanitaria. Piace la tecnologia, come pure l’intelligenza artificiale, ma l’italiano non rinuncerebbe mai (per l’84%) al rapporto umano con un medico.
Quindi, ben vengano le nuove scoperte scientifiche e i robot, ma la tecnologia deve pur sempre supportare il medico e aiutarlo a far meglio il proprio mestiere, mai sostituirlo (i più restii a dare deleghe sono, ovviamente, i senior). E così risulta che vanno bene i device, ma soltanto poco più della metà degli intervistati (il 55%) vi affiderebbe i propri dati sanitari, a meno che non ci sia di mezzo il medico o il farmacista, perché in questo caso la disponibilità salirebbe all’83%.
Nella classifica della fiducia, dopo medici e farmacisti sul primo gradino, troviamo a distanza le istituzioni pubbliche (32%), le aziende farmaceutiche (11%) e le assicurazioni (9%).

(di Matteo Verlato, Farma Mese 10-2018 © riproduzione riservata)

2018-12-18T16:48:07+00:00