Intervista a Massimo Mana. Nuovi servizi? “Siamo apripista”

Grande riconoscimento per la Sanità piemontese. Il ministero della Salute, infatti, colloca il Piemonte al vertice della classifica dei Lea, per la qualità delle prestazioni sanitarie offerte da una Regione che, in questi ultimi anni, ha saputo uscire dallo stato di crisi riuscendo a rilanciare alla grande i suoi servizi. La griglia degli indicatori che hanno permesso al Piemonte di arrivare prima tra le regioni italiane riguarda soprattutto attività ospedaliere e sanitarie in generale, ma anche la farmacia ha contribuito a tagliare il traguardo, soprattutto grazie alla distribuzione del Pht e alla partecipazione alle campagne di prevenzione.
Da sempre il Piemonte è, nel settore del farmaco, un faro per attività sindacali e sociali a favore della categoria, nel campo per esempio della aggregazione, della distribuzione farmaceutica, della cooperazione e dei tanti servizi offerti agli iscritti, dall’acquisto delle farmacie comunali a “Farmatutela”, iniziativa a difesa dalle rapine e di consulenza per i problemi legali. Per saperne di più abbiamo incontrato Massimo Mana (in foto), presidente di Federfarma Piemonte (raggruppa 1.650 farmacie), che ci offre una disamina di un’attività assai complessa.

Siete gratificati da questo riconoscimento del Ministero?
È una soddisfazione per tutto il Piemonte, tanto più se si considera che eravamo in una situazione disperata -qualche anno fa eravamo commissariati- eppure siamo riusciti non soltanto a risanare, ma addirittura a salire al vertice della classifica. L’ambito riconoscimento premia anche la farmacia, perché noi siamo stati apripista nella distribuzione per conto, partendo con un progetto sperimentale nel 2010, arrivato oggi a garantire la distribuzione di 3,5 milioni di confezioni l’anno. Quindi, la Dpc da noi è una macchina ben oliata, funzionante, con soddisfazione nostra e dei grossisti che vi partecipano, e che ci permette d’incrementare ogni anno i pezzi distribuiti, consentendoci di limare la distribuzione diretta. Posso tranquillamente dire che, se allora non avessimo fatto quel passo, oggi mancherebbero in farmacia un mare di prodotti. Perché la Dpc, bella o brutta che sia, rimane l’unico strumento che ci permette di gestire certi medicinali.

E come sono i vostri rapporti con le Asl e la sanità regionale?
Grossi problemi non ne abbiamo, anzi, con la Regione Piemonte i rapporti sono molto cordiali e improntati alla collaborazione. Le gare regionali sull’acquisto dei farmaci, compresi quelli in Dpc, stanno facendo risparmiare decine di milioni di euro e tutto sta funzionando in modo direi corretto. I contatti sono costanti e collaborativi e così, quando si presentano dei problemi, cerchiamo di affrontarli e di risolverli insieme.

Ricordo che lei aveva elaborato un puntiglioso studio sui costi della distribuzione diretta. Com’è la situazione ora in Regione?
Quello studio è servito, perché ha chiarito ai decisori regionali che, al di là del risparmio, è importante poter sempre garantire di trovare le medicine sotto casa, soprattutto ai soggetti deboli. Per questo la Regione ha permesso di arrivare a questi tre milioni e mezzo di pezzi, distribuiti attraverso le farmacie pressoché ovunque. Certo, siamo pur sempre il Paese delle “Repubbliche marinare” e, quindi, anche da noi ci sono Asl che pensano di risolvere i problemi a modo loro, e così qualcuno cerca, attraverso interpretazioni diverse, di utilizzare la distribuzione diretta un po’ di più. Ma, nel complesso, posso dire che l’accordo regionale sta funzionando bene. Questo è il grosso vantaggio che è stato garantito dall’impostazione iniziale, quando cioè gli acquisti venivano espletati da un’unica Asl per tutta la Regione. Oggi i servizi sono addirittura migliorati, perché è la Regione stessa che fa le gare e poi cede all’Asl capofila il farmaco da distribuire attraverso i grossisti e poi le farmacie.

Siete, insieme con Lazio e Puglia, le prime Regioni a partire con la sperimentazione della “Farmacia dei servizi”. Avete già ottenuto i finanziamenti?
Noi di finanziamenti ne abbiamo due. Innanzitutto la nostra parte dei 36 milioni di euro messi a disposizione dalla Stato per la sperimentazione della “Farmacia dei servizi” che, per quanto ci riguarda, è quest’anno di 1,8 milioni circa. La consideriamo un riconoscimento per quanto il Piemonte è riuscito a fare dal 2013, quando cioè abbiamo fondato “Farmacia di Comunità”, movimento in cui Università, Ordine e Associazione si sono messe insieme per far crescere la farmacia nell’ottica dei servizi. Abbiamo organizzato una grande iniziativa sul diabete, replicata poi sulla Bpco, sulle dislepidemie e sul compenso cardiaco, partendo dal principio che, per essere credibili, bisogna prima formare la farmacia, poi dargli dei protocolli, quindi registrare i dati raccolti e infine farli validare da un soggetto terzo. Queste attività ci hanno permesso, tra l’altro, di coinvolgere gli specialisti, formare comitati scientifici, organizzare corsi di specializzazione (per esempio, 60-70 diabetologi hanno formato 3.500 farmacisti, tra titolari e collaboratori). La bontà dei risultati ottenuti ha spinto la Regione a finanziare con 6 milioni di euro la “Farmacia dei servizi”, di cui ne abbiamo utilizzato 1,5 per un’attività d’incentivazione alle vaccinazioni antinfluenzali. In pratica, Federfarma Piemonte ha siglato una convenzione con la Regione, in base alla quale quest’ultima acquista i vaccini in Dpc e poi noi li distribuiamo ai medici, man mano secondo il reale fabbisogno (quindi, niente sprechi e un costo di soli 300 euro anno a farmacia). I risultati sono stati soddisfacenti, al punto che quest’anno sono mancati i vaccini, perché ne sono stati somministrati troppi, a dimostrazione di una copertura capillare.

I suoi colleghi sono quindi già pronti. Che cosa vi attendete da loro?
Grazie a queste esperienze, direi che sono tutti pronti. Un altro esempio: il Piemonte è partito, in quattro Asl sperimentali, con un’operazione che si chiama “Comunità di pratica”, che si propone di limitare il ricorso ospedaliero dei pazienti fragili con patologie croniche. Finita la fase sperimentale, stiamo ora partendo in tutta la Regione con le farmacie impegnate in un’attività di aderenza nel campo degli antipertensivi. Nel frattempo, con la cooperativa Farmauniti stiamo sperimentando su 500 farmacie il grado di aderenza su una serie di farmaci, 6 brand in una dozzina di confezioni. Il farmacista misura la pressione al paziente, controlla quale farmaco prende, lo invita a rispondere a un questionario poi caricato online (“Morinsky”) e invita il paziente a tornare ogni mese. Così riusciremo, in un anno, a monitorare nel tempo come e quanto aderisce alla prescrizione terapeutica.

L’Associazione di Torino è sempre stata proattiva nell’offrire servizi. Questi si sono diffusi anche nelle altre province del Piemonte?
È vero, a Torino l’Associazione è riuscita a sviluppare tutta una serie di società che danno servizi agli associati, dalla contabilità agli Ecm, dal controllo di gestione ai servizi commerciali, ma posso dire che anche nelle altre province si è replicato un modello che garantisce due grossi vantaggi. Il primo, perché tiene unita la categoria, che di questi tempi non è poco, e il secondo perché offre servizi garantiti da professionisti specializzati e a costi agevolati. Quindi Torino ha fatto da apripista, ma poi il suo esempio è stato replicato in tutta la Regione, anche perché copiare è più semplice.

Tra i vari servizi offerti agli associati, ultimo nato è “Farmatutela”, lanciato con lo slogan “Chiederemo i danni ai rapinatori”. È possibile fare un primo bilancio di quest’iniziativa?
Primo impegno è stato reperire e ristrutturare la sede operativa, in un immobile vicino alla Federfarma regionale, quindi comoda e ben strutturata. Abbiamo poi adempiuto a tutte le incombenze burocratiche, dalla registrazione del logo, allo sviluppo del sito internet, alla diffusione dell’immagine societaria. Come struttura abbiamo ora, oltre al servizio di segreteria, 17 professionisti, tra cui 11 avvocati, 4 commercialisti e 2 consulenti del lavoro, tutti specializzati nella nostra specifica materia, proprio quanto serve per offrire consulenze interdisciplinari. Garantiamo così, alle farmacie del Piemonte, una serie di competenze altamente specializzate. Dal luglio scorso “Farmatutela” è operativa e In questi quattro mesi già 90 fascicoli sono stati gestiti, soprattutto per questioni civili e amministrative, oltre a una decina di procedimenti a carattere penale. A questa attività promossa dagli associati, talvolta anche per questioni personali o familiari, vanno aggiunte le consulenze a favore di Federfarma Piemonte e di alcune Associazioni provinciali e di società da esse controllate, soprattutto a supporto dei loro contratti commerciali. Va precisato che l’assistenza istituzionale è del tutto gratuita, non soltanto per le nostre Associazioni, ma anche per gli associati nelle contestazioni delle ricette e nelle fattispecie sanzionatorie delle Asl.

E che ci dice dell’attività di “Farmatutela” a favore delle farmacie vittime di rapine, problema purtroppo sempre grave?
Questo è l’aspetto più evidenziato dalla stampa. È vero, da ottobre e su Torino è attivo il servizio gratuito per la costituzione della farmacia rapinata quale parte civile, sia per ottenere un risarcimento del danno, sia per dissuadere i rapinatori dal perseverare nell’attività criminosa. Tanto basta, per esempio, per impedire all’imputato di ottenere riti premiali, perché la sua posizione processuale si aggrava, se la vittima non viene risarcita. E già abbiamo i primi riscontri positivi di tale deterrente: su quattro casi gestiti, tre farmacie sono state risarcite, mentre nel quarto caso al criminale è stata negata la sospensione condizionale della pena. Visti i risultati, è stato ora deliberato di estendere il servizio a tutto il Piemonte. In conclusione, l’attività di “Farmatutela” seppur giovane è già consolidata, come peraltro testimonia l’interesse dimostrato da altre Associazioni. L’idea piace e, sono certo, non mancherà di diffondersi.

Cos’altro avete nel paniere da offrire ai farmacisti nel 2019?
Nostro impegno è valorizzare il ruolo della farmacia nell’aderenza alla terapia e nella prevenzione, un campo in cui alto è l’interesse sia delle aziende, sia delle istituzioni. Studi scientifici anche stranieri confermano che qui la farmacia può fare molto e i nostri test testimoniano che la farmacia è l’unica struttura che può individuare, nei soggetti apparentemente sani, eventuali patologie latenti, come peraltro ha dimostrato anche il Diaday. Ora si tratta di standardizzare questi screening, che possono andare dalla misurazione della glicemia, ai lipidi per il colesterolo, all’ipertensione. Al riguardo vorremmo che la farmacia venisse riconosciuta -al pari del medico, dell’infermiere e del paziente stesso a casa- come soggetto abilitato alla misurazione pressoria. Lo facciamo tutti i giorni, ma non siamo validati. E allora stiamo lavorando con l’Università di Torino, Facoltà sia di Medicina, sia di Farmacia, per standardizzare il metodo di misurazione e farcelo riconoscere a livello nazionale. Ecco un altro passo in avanti che ci premetterebbe di aggiungere l’ipertensione tra le patologie croniche da indagare in farmacia.

(di Lorenzo Verlato, 1/2 2019, © riproduzione riservata)

2019-03-13T15:30:25+00:00