L’aliquota è servita

Come promesso nel precedente intervento, la nostra esperta, dottoressa Paola Castelli, ci serve sul piatto d’argento le ulteriori novità fiscali che possono far gola al mondo della farmacia.

Dottoressa Castelli, quali altre interessanti novità sono state introdotte?
In primis è stato prorogato, con qualche “ritocchino” rispetto al passato, l’iperammortamento, ossia quella agevolazione che consente di maggiorare il costo di acquisto di beni strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico o digitale, il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati e/o gestito tramite sensori; per le farmacie è il caso, per esempio, del robot per la gestione e movimentazione del magazzino, delle vending machine e via di seguito.
Per poter beneficiare dell’iperammortamento è necessario che gli investimenti siano effettuati entro il 31 dicembre 2019 ovvero entro il 31 dicembre 2020 a condizione che, entro il 31 dicembre 2019, il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.
Altra novità: l’aliquota agevolativa non è più unica come in passato (150%), ma varia in funzione dell’entità dell’investimento:
170% per gli investimenti fino a € 2.500.000,00
100% per gli investimenti compresi tra € 2.500.000,00 e € 10.000.000,00
50% per gli investimenti compresi tra € 10.000.000,00 e € 20.000.000,00.
Ottima notizia, quindi, per i titolari che vogliono investire in farmacia, in quanto potranno ammortizzare fiscalmente -e, quindi, dedurre ai fini irpef- il 270% del costo di acquisto del bene contro il vecchio 250%.
Prorogato anche il superammortamento per i beni immateriali (140%) seppur con dei grossi limiti: intanto l’agevolazione può essere fruita dai soggetti che si avvalgono dell’iperammortamento (primo paletto) e può essere fruita limitatamente al bene immateriale (di fatto, il software) connesso al bene iperammortizzabile (secondo paletto); dulcis in fundo, l’agevolazione riguarda gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2019 ovvero fino al 31dicembre 2020, purché entro il 31dicembre 2019 l’ordine di acquisto sia accettato da parte del venditore e sia avvenuto il pagamento di un acconto pari al 20% del costo di acquisizione (terzo paletto).

Voltiamo pagina e parliamo di immobili: quale “buona nuova” investe le locazioni commerciali?
La “buona nuova” è la cedolare secca sulle locazioni di immobili di categoria catastale C/1 (negozi) se di superficie non superiore a 600 metri quadri.
Tale regime agevolato riguarda i contratti stipulati nel 2019 e non è applicabile qualora, tra i medesimi soggetti e con riferimento allo stesso immobile, al 15 ottobre 2018 risulti già in essere un contratto non scaduto: ovvia previsione volta a evitare “furbate”.
Possono, quindi, beneficiare di tale regime agevolato, con applicazione dell’imposta sostitutiva del 21%, i canoni di locazione risultanti dai contratti stipulati nel 2019 da persone fisiche, non esercenti attività d’impresa, arte e professione, aventi a oggetto immobili fino a 600 metri quadri di superficie, al netto delle relative pertinenze, destinati all’uso commerciale classificati nella categoria catastale C/1 nonché le relative pertinenze (categorie catastali C/2, C/6, C/7) se congiuntamente locate.
L’acconto della cedolare secca resta al 95% fino al 2020 e passa al 100% dal 2021.

È vero che è nuovamente possibile privatizzare l’immobile ove ha sede la farmacia?
Sì, gli imprenditori individuali -e, quindi, anche i titolari di farmacia- che alla data del 31 ottobre 2018 possedevano beni immobili strumentali possono optare, nel periodo compreso tra l’1 gennaio e il 31 maggio 2019, per la privatizzazione dell’immobile strumentale con effetto dal 1° gennaio 2019. L’esclusione dell’immobile dalla sfera imprenditoriale implica il pagamento di un’imposta sostitutiva di irpef e irap dell’8%, applicata alla differenza tra il valore normale dell’immobile e il relativo costo fiscalmente riconosciuto, con possibilità di determinare la plusvalenza, assumendo, in luogo del valore normale dell’immobile, il valore catastale. L’imposta sostitutiva deve essere versata in due rate: il 60% entro il 30 novembre 2019 e il restante 40% entro il 16 giugno 2020. Va detto che spesso la privatizzazione è conveniente perché il valore catastale dei locali ove ha sede la farmacia non è elevato.
La previsione in commento rappresenta un’ottima notizia soprattutto per il titolare che intende trasferire a titolo gratuito ovvero a titolo oneroso la propria azienda.
L’immobile estromesso, che diventa, come detto, un bene personale, può essere conservato nel patrimonio personale: in tal caso il titolare può concederlo in locazione e -udite udite- optare per la cedolare secca purché siano rispettate le condizioni per beneficiare di quest’ultima.
In alternativa, post estromissione, l’immobile può essere venduto senza alcun onere fiscale aggiuntivo purché sia stato di proprietà del titolare (anche imprenditore) da almeno cinque anni.
Non è tutto oro quel che luccica, però: la privatizzazione dell’immobile, infatti, ha anche dei contro, comportando l’indeducibilità delle quote di ammortamento nonché delle spese di ristrutturazione e di manutenzione sostenute con riferimento all’immobile successivamente estromesso; essa, inoltre, non consente di detrarre l’iva assolta sui costi e le spese inerenti all’immobile.

Ho sentito parlare di “flat tax” e di vari bonus fiscali: può fornirci dei brevissimi flash, giusto per avere un’idea di cosa offrono?
Le persone fisiche imprenditori ovvero lavoratori autonomi che nel periodo d’imposta 2019 hanno conseguito un reddito complessivo pari o inferiore a € 65.000,00 possono assoggettare tale reddito a un’imposta sostitutiva dell’irpef e relative addizionali regionali e comunali nonché dell’irap, una flat tax del 15%.
La flat tax è positiva per il mondo farmacia: i farmacisti titolari dovrebbero trovare più facilmente un supplente quando vanno, meritatamente, in vacanza, in quanto i farmacisti liberi professionisti hanno oggi il vantaggio di beneficiare di un regime di tassazione meno
oneroso.
Passando ai vari bonus, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2019 il bonus mobili ed elettrodomestici (detrazione irpef del 50% per chi acquista mobili e/o grandi elettrodomestici) fruibile per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici destinati a immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio iniziati a decorrere dal 1° gennaio 2018 e per il quale si fruisce della relativa detrazione; è prorogata per le spese sostenute sino al 31 dicembre 2019 la detrazione irpef per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (50% su un importo massimo di € 96.000,00), è prorogato il “bonus verde” (“sistemazione a verde”, impianti di irrigazione, realizzazione di pozzi, coperture a verde, giardini pensili; detrazione irpef del 36% su una spesa massima di € 5.000,00 per unità immobiliare ad uso abitativo.
È stata prorogata al 31 dicembre 2019 anche la detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica (detrazione nella misura del 65% ovvero, limitatamente alle spese sostenute per interventi di acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi, di schermature solari, impianti di climatizzazione invernale con particolari caratteristiche e interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto, detrazione nella misura del 50%).
Che dire? Tutto è bene quel che finisce bene.

(Farma Mese 3-2019, © riproduzione riservata)

2019-03-18T10:53:10+00:00