Il “Barra-Pessina” pensiero

Oltre 1.600 farmacisti indipendenti hanno partecipato all’incontro Alphega su “Promuovere l’innovazione, Valorizzare la farmacia”. Si è parlato molto di idee nuove, rivoluzione digitale e dell’importanza di saper gestire il cambiamento. Una sintesi della conferenza stampa di Ornella Barra e dell’intervento conclusivo di Stefano Pessina.

Ornella Barra, co-chief operating officer di walgreens boots alliance, ha incontrato i giornalisti italiani, a margine della convention di alphega pharmacy 2019, che si è tenuta a metà marzo a Montecarlo sul tema “Promuovere l’innovazione, valorizzare la farmacia”, alla presenza di 1.600 farmacisti affiliati giunti da 9 Paesi (Italia, Francia, Spagna, Olanda, Germania, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Turchia e Romania).

Non deve stupire che questo network -il più grande d’Europa con oltre 6.600 aderenti- faccia capo a Wba, il colosso della distribuzione con 18.500 farmacie, 415.000 dipendenti, 390 centri di distribuzione del farmaco in 25 nazioni, perché «non vogliamo scardinare le farmacie indipendenti» precisa Ornella Barra «ma vogliamo proporci come una piattaforma globale che offre soluzioni innovative a più livelli, in uno spirito win-win». E poter contare su una simile struttura può offrire non pochi vantaggi, come hanno potuto verificare i farmacisti nella due giorni di una convention che ha proposto tutte le varie iniziative attuate e allo studio nell’ambito della rivoluzione tecnologica, dalle app, alla carta fedeltà, alla piattaforma di e-commerce, agli algoritmi per i consigli e per l’aderenza terapeutica e così via. «Perché Alphega Pharmacy è un network di innovatori» ha detto Ornella Barra nel suo intervento d’apertura «e dobbiamo, quindi, accettare il cambiamento in tutte le sue forme, per poter fare la differenza per la salute e il benessere delle comunità in cui operiamo».

I progetti in Italia
Ma torniamo alla conferenza stampa, che ha offerto l’occasione, ai vari giornalisti presenti, di proporre più domande. Partiamo da quella proposta dal cronista di Farma Mese, focalizzata sulle catene del capitale. Sono al momento timidi -ha giudicato- i primi passi di Boots (marchio presente su 2 delle 9 farmacie acquisite dal Gruppo, dopo il fallimento di Essere&Benessere). Forse che l’incerta situazione politica, gli emendamenti sul 51% del capitale ai farmacisti e le dichiarazioni del ministro Grillo abbiano raffreddato le vostre intenzioni?
Diplomatica la risposta: «Rinunciando a quell’emendamento, il Governo ha dimostrato il buon senso di voler mantenere la legge precedente sulla concorrenza, che scaturiva dalla necessità di far evolvere il sistema farmacia. Il farmacista titolare oggi può scegliere: può restare indipendente, può vendere, può entrare in catena rimanendo con una quota. Gli si offrono, quindi, più opportunità e la libertà di scegliere è fondamentale, soprattutto se consideriamo la situazione finanziaria di tante farmacie italiane. Confido nella capacità politica, per chi gestisce un Paese, di comprendere che non si può tornare indietro, perché la coerenza è molto importante se si vuole attrarre capitali dall’estero».
E allora, quali sono i progetti di Walgreen Boots Alliance in Italia? «Stiamo facendo un test nelle due farmacie Boots (viale Fulvio Testi e piazza Corvetto a Milano)» precisa Ornella Barra «e poi decideremo come agire. Ci serve, quindi, tempo per capire e poi per fare i necessari investimenti, non soltanto in denaro, ma anche in risorse, per esempio per formare le persone. In ogni caso, quando si parla o si scrive sulle ricadute delle catene bisognerebbe essere più cauti. Per esempio, le farmacie acquistate a Milano dimostrano che sono a rischio di fallimento non soltanto le rurali, ma anche quelle grosse in centro città. E attenzione anche quando si parla di tetti al capitale e che basterebbero sole 5 catene per comprare in poco tempo tutte le farmacie italiane: nel Regno Unito ci sono voluti 170 anni perché Boots disponesse di 2.500 farmacie e oggi, su 12.000 farmacie, 6.000 sono pur sempre indipendenti».

Botta e risposta con Ornella Barra
Interessante, però, anche conoscere il “pensiero Barra” come risulta dalle risposte alle altre domande, presentate su vari argomenti.

Dal suo osservatorio, come vede questa Italia che si affanna?
«Dovremmo innanzitutto superare una negatività che ci caratterizza: parliamo sempre male del nostro Paese. Certo, siamo bloccati da un debito pubblico che ci strangola e da una burocrazia esasperata. Ma dovremmo imparare a essere più positivi nei riguardi dell’Italia».

Come giudica la farmacia italiana?
«È tra le meglio attrezzate e assai presente sul territorio. I farmacisti devono essere consapevoli di questo loro patrimonio e del suo potenziale, e quindi lo devono difendere per svilupparlo. Ma il farmacista deve anche adeguarsi ai tempi ed essere proattivo, evolversi, non avere paura del cambiamento, perché non può prescindere dalle innovazioni, ma deve imparare a gestirle. Soprattutto capire che non si può essere conservatori e nello stesso tempo imprenditori».

Come giudica il nostro Ssn?
«Nonostante le critiche, è un sistema che in generale funziona, con lacune ma anche con eccellenze. La farmacia deve, però, avere nel suo ambito un ruolo maggiore, da protagonista, perché rappresenta il punto di contatto con il paziente e può contribuire alla sua sostenibilità».

Ci sarà una farmacia europea?
«La vedo lontana, perché sono molte le differenze legislative tra i Paesi in tema di salute. Di conseguenza, noi pensiamo di costruire non un modello unico uguale per tutti, ma un format diverso, adattato alle singole realtà in cui si interviene, perché bisogna capire i consumatori e i loro bisogni, che sono diversi in ogni Paese, e adeguare i servizi alle loro necessità. Per esempio, negli Usa la vaccinazione influenzale viene fatta in farmacia e lo si dovrebbe consentire anche da noi, ma si tratta di un servizio oggi permesso soltanto in poche nazioni».

E il pericolo “Amazon”?
«Ho molta ammirazione per quanto sta facendo Jeff Bezos, ma ritengo che Amazon farà fatica a entrare nel nostro sistema, perché il farmaco è un prodotto complesso, per il quale la consegna a domicilio va fatta entro un certo tempo e a condizioni di conservazione particolari. Inoltre, la sua dispensazione va supportata dal consiglio, dalla fiducia, dall’indispensabile rapporto personale con il farmacista. Sono convinta che Amazon farà fatica a entrare in questo mercato».

L’e-commerce metterà in crisi la farmacia?
«L’evoluzione tecnologica, per quanto frenetica, non si può fermare, ma dobbiamo considerare che la normativa qui varia da Paese a Paese. Considerate, poi, che negli Usa, dove anche la vendita del farmaco etico è consentita e con tutti gli strumenti che ne facilitano l’accesso, si continua a privilegiare il contatto diretto con il farmacista»

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese 4-2019 © riproduzione riservata)

2019-04-23T10:03:40+00:00