“Pharmaphoto”: la realtà dei numeri

Per spiegare e sostenere il ruolo delle farmacie nelle aree disagiate bisogna documentare chi sono, quanti sono, dove sono e quale popolazione servono i farmacisti rurali. Ecco una dettagliata fotografia della situazione e della loro capillarità

Credo che mai come nell’ultimo anno e mezzo la farmacia rurale (e quella sussidiata in particolare) sia stata posta al centro dell’interesse, spesso preoccupato, di numerosi stakeholder, circa il suo “stato di salute”. Attenzione che, da un lato, si è palesata nei giornali di categoria e sui quotidiani locali e nazionali, e dall’altro attraverso la crescente e seria azione tanto degli “addetti ai lavori” della filiera, quanto attraverso le interrogazioni urgenti indirizzate al ministro della Salute, Giulia Grillo, da parte di alcuni parlamentari, più sensibili e informati in merito alle crescenti difficoltà dei “rurali”.
Di fronte a un simile interesse positivo e, tutto sommato, spesso anche costruttivo, l’attuale Consiglio di presidenza del Sunifar (in totale accordo con Federfarma nazionale) non poteva limitarsi ad attendere il corso degli eventi, sperando in qualche salvifico, ma inimmaginabile, intervento esterno. Al contrario, ha posto come centrale la questione non soltanto della sostenibilità della farmacia rurale, ma soprattutto l’impegno per determinarne la sua solidità e il suo sviluppo. A testimonianza concreta di tale prospettiva, il Convegno Federfarma-Sunifar, svoltosi a Roma il 28 marzo, non è che la punta dell’iceberg di un lungo e produttivo lavoro di coinvolgimento concreto ed efficace di due partner fondamentali: Cittadinanzattiva (il “sindacato dei cittadini”) e Uncem (il “sindacato dei territori delle aree montane”). Affiancati, inoltre, dall’autorevole presenza della coordinatrice del Comitato tecnico aree interne della presidenza del Consiglio dei ministri, Sabrina Lucatelli, che ha illustrato i criteri generali e le prospettive della “Strategia per le aree interne”, quale grande occasione di crescita delle zone marginali.

È necessario precisare come questa solida e feconda partnership non si riduca a una collaborazione formale, né sterile, né autoreferenziale. All’opposto, la triangolazione tra questi enti intermedi è la perfetta sintesi di “portatori di interessi”, che, seppur istituzionalmente differenti, sono determinati da una precisa “mission” comune: la tutela e la risposta ai bisogni sanitari, sociali e normativi della cittadinanza, in particolare quella considerata più marginale. Credo che ciò non sia affatto poca cosa, in un’Italia (ma vale, altresì, per l’Unione europea) sempre più in difficoltà economica, sfiduciata nel futuro e distante dalle istituzioni. Nello specifico poi del nostro mondo professionale, si leva sempre più assordante il grido d’allarme sulla sostenibilità delle piccole farmacie, operanti in territori disagiati, tanto da paventare il rischio di chiusura delle rurali più fragili, così come delle piccole urbane, anch’esse pesantemente penalizzate nei propri fatturati.

Dall’analisi all’azione
Per spiegare e sostenere quanto la farmacia sia indispensabile alla cittadinanza e utile al Ssn per la sua sostenibilità, occorre innanzitutto documentare chi siamo concretamente, quanti siamo, dove siamo e quale popolazione serviamo. È proprio da questi presupposti che origina l’indagine “Pharmaphoto – Capillarità delle farmacie rurali: la realtà dei numeri”, frutto di un lavoro “artigianale” e volontario di oltre 200 ore, presentato in occasione del Convegno di Roma.

I risultati dell’indagine definiscono l’infrastruttura farmacia come unica “spina dorsale” del Ssn, che in quanto concessione governativa (dal 1913 con la Riforma Giolitti) rappresenta l’erogazione della salute territoriale dello Stato, per il tramite di imprenditoria e professionalità sanitaria privata. Quindi, questi dati permettono, nel caso si volessero sviluppare servizi nelle aree disagiate, di calcolare con certezza gli investimenti da attuare. La farmacia diventa così, tanto più con la progressiva carenza di Mmg e Pls, l’unica garanzia di erogazione di salute, servizi e socialità, compiutamente poi operativa con l’agognata attivazione del Fascicolo sanitario elettronico (forse proprio in tal senso si comincia a parlare, in Francia, di farmacista prescrittore, senza incorrere nel reato di abuso di professione).

Ma a chi interessa questa indagine? Sono molti, a mio avviso, gli interlocutori che, in modo multidisciplinare, possono utilizzare i risultati di questa indagine. Si va dai soggetti istituzionali, come i sindaci, le amministrazioni comunali, le città metropolitane, Province e Regioni, Asl, enti (Uncem, Anci, Anpci), oltre alle nostre associazioni di categoria nazionali e territoriali, alle associazioni dei cittadini e dei consumatori, alle varie istituzioni delle Aree interne e così via.

Metodologia dell’indagine
“Pharmaphoto” parte nel luglio 2018, da una collaborazione tra Federfarma Torino e Uncem (Unione nazionale Comuni comunità enti montani), nella persona del suo presidente, Marco Bussone. In seguito, si è ulteriormente approfondita la collaborazione con Cittadinazattiva, nelle persone del segretario Antonio Gaudioso e della vicesegretaria Anna Lisa Mandorino, infine focalizzando l’attenzione sull’analisi delle aree più fragili e marginali.
L’Uncem ha fornito un elenco comprensivo di tutti i Comuni facenti parte di Comunità montane e/o unioni dei Comuni, assimilabili alle cosiddette Aree interne (totale n. 3.240 sui 7.954 totali).
Federfarma ha messo a disposizione l’elenco di tutte le farmacie rurali ordinarie italiane, per un totale complessivo di 6.669.
L’indagine è stata avviata integrando i due elenchi e dando origine a un nuovo elenco generale, comprensivo di:
popolazione di ciascun singolo Comune (dati Istat al 1.1.2018).
Comuni con presenza di farmacia rurale sussidiata nonché farmacie succursali, dispensari e dispensari stagionali e relativa popolazione servita.
Comuni con presenza di farmacie non rurali e relativa popolazione.
Comuni privi di farmacie e relativa popolazione.
Indicazione delle cosiddette zone altimetriche di ciascuno dei 3.240 Comuni delle Aree Interne, suddivise in Comuni montani, collinari e litoranei.
I parametri relativi alle zone altimetriche e alle altitudini minime e massime di ciascun Comune possono apparire fuorvianti e non congrui al tipo di indagine effettuata. Sono, viceversa, un valore aggiunto, perché rappresentano un preciso e insindacabile “Indice di disagio”. Infatti, dal momento che la vita quotidiana, il diritto allo studio, l’accesso ai servizi fondamentali e lo svolgimento delle attività professionali e lavorative in queste aree impongono forzatamente disagi sociali decisamente superiori e costi economico-finanziari significativamente più onerosi, se si vuole realizzare equità più ancora che uguaglianza, non si può prescindere dal valutarne la forte incidenza e, conseguentemente, dei correttivi a titolo di compensazione.
Sono persuaso che la presente indagine non sia chiusa e definitiva. Essa potrebbe essere arricchita con l’inserimento di altri parametri altrettanto fondamentali, quali il dettaglio dei numeri effettivi di sportelli bancari, di uffici postali, di istituti scolastici presenti nei Comuni delle Aree interne. E ancora i dati del personale laureato e non laureato nelle farmacie, delle distanze rispetto al capoluogo di provincia, del reddito medio della popolazione e del fatturato medio delle farmacie rurali sussidiate, del numero e delle ore d’apertura degli ambulatori dei Mmg/Pls, dello stato del trasporto pubblico locale.

I risultati in dettaglio
Dalla semplice osservazione della cartina geografica dell’Italia si evince come essa sia un Paese a maggioranza e vocazione rurale. Tant’è vero che, su 7.954 Comuni italiani, ben 5.543 sono sotto i 5.000 abitanti (pari al 69,69%). Ma ciò che più colpisce è verificare come la popolazione “servita” dalle farmacie rurali (9.937.212), sparpagliate su oltre il 60% di un territorio prevalentemente collinare-montano, sia persino superiore a quella stanziale nei 20 capoluoghi di Regione (popolazione di 9.813.248 persone).


Anche nella Comunità europea l’indice di ruralità raggiunge cifre elevate (80%), ospitando il 57% della popolazione totale e generando il 46% del valore aggiunto lordo. E anche in Europa non mancano criticità significative per queste aree, quali:
• Pil procapite pari al 70% della media dell’Ue, a fronte di un Pil procapite di molte aree urbanizzate pari al 123% della media Ue.
• circa il 25% della popolazione delle zone rurali, montane e periferiche non ha accesso a Internet.
• si assiste a un progressivo spopolamento rurale: gli anziani over 65 raggiungono il 20% della popolazione.

Anche per questi motivi, il Parlamento europeo ha approvato la costituzione dell’“Agenda dell’Unione europea per le zone rurali, montane e periferiche”, quale strumento fondamentale per una strategia di progressivo sviluppo di tali aree, considerate cruciali dal punto di vista economico e sociale. Ha così stabilito precisi punti programmatici per realizzare, grazie ad adeguati finanziamenti, uno sviluppo territoriale equilibrato, per intervenire sulle dinamiche demografiche, per creare posti di lavoro e la digitalizzazione, per favorire lo sviluppo socioeconomico.

Tornando all’Italia, con l’indagine Pharmaphoto si sono ottenuti dati statistici generali relativi alle farmacie rurali sussidiate e ai dispensari delle aree interne (vedasi tabella), e inoltre, per ciascuna regione si è poi prodotta una specifica e dettagliata tabella, comprensiva dell‘indicazione di: Provincia, Comune, numero totale di farmacie rurali, numero di farmacie rurali sussidiate, di dispensari, del rapporto percentuale tra farmacie rurali sussidiate più dispensari rispetto alle farmacie rurali, oltre alla popolazione residente in Comuni con farmacie rurali sussidiate e/o con dispensario.

Conclusioni
Martin Luther King, in uno dei suoi celebri discorsi disse: “Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla”. Pertanto, concludo con alcune proposte che, attraverso l’uso dei dati qui sommariamente descritti, potrebbero tornare utili come strumenti di pressione, nelle trattative che saremo chiamati ad affrontare con il massimo risultato per il futuro delle farmacie rurali e per le domande di salute e benessere dei nostri concittadini.
• Incentivazione degli investimenti governativi per l’attuazione del Piano nazionale per la banda ultra larga.
• Acquisto con fondi pubblici e/o comodato d’uso (a carico del Ssn di device tecnologici per telemedicina (Ecg – Holter pressorio), telerefertazione, spirometria, eccetera.
• Revisione urgente dei limiti legislativi e normativi della “Farmacia dei servizi”, per lo svolgimento dei servizi di secondo livello.
• Studio di fattibilità per ridurre gli oneri contributivi (minimo del 50%) a fronte di assunzioni di personale laureato con contratto a tempo indeterminato.
• Applicazione della “fiscalità di vantaggio” (a partire dall’Irap), da graduare in base a “categorie di marginalità“.
• Riduzione drastica della distribuzione diretta in favore della Dpc e convenzionata nelle farmacie rurali delle aree interne.
• Pagamento ai Comuni delle aree interne di corrispettivi per la cattura di Co2 grazie alle estese aree boschive.
• Sviluppo definitivo e completa attuazione dell’entrata in vigore del Fascicolo sanitario elettronico.

(di Andrea Garrone, Farma Mese 4-2019 © riproduzione riservata)

2019-05-08T15:23:17+00:00