Il rischio di “sbarellare”

Va sempre a finire così, quando ti ritrovi a parlare con un amico farmacista, anche se sei al bar, o a pranzo, o comunque fuori dall’ambito lavorativo. Per un po’ parli del più e del meno, ma poi il discorso finisce sempre lì, a discutere di farmacia, dei problemi più caldi, delle possibili soluzioni, delle occasioni perdute. È successo anche di recente quando, tra una spremuta e un caffè al bar dell’angolo, siamo finiti a dibattere sul tema della remunerazione, di onorario professionale e di quota percentuale, che sono poi i temi caldi del momento.

Federfarma, Assofarm e Adf, infatti, sono impegnati in un tavolo di discussione, e l’argomento è tornato di grande attualità, tant’è vero che sono ricorrenti ormai i convegni e gli incontri sul tema. E che il dibattito meriti la massima attenzione lo impone sia il necessario superamento della distribuzione diretta, che sta strangolando la farmacia, sia l’indispensabile necessità di sostenere il Servizio sanitario nazionale. Certo, abbiamo già perso molto tempo e, quindi, plaudiamo all’invito del presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi, a individuare rapide soluzioni. Interessante poi annotare la levata di scudi delle farmacie comunali a difesa della professionalità -“l’ultimo e più solido baluardo” contro le “derive commerciali”- ripensamento molto gradito, tanto più se consideriamo che proprio dalle farmacie comunali erano partite a suo tempo le prime catene del capitale a Milano, Bologna e Firenze.

Un plauso, quindi, alla volontà di ritornare alle origini, a quel valore sociale delle farmacie comunali alquanto nel tempo smarrito, per la propensione dei Comuni verso aperture più rivolte al business, per rimpinguare le dissestate finanze, piuttosto che a supplire alle carenze del servizio.

Se così sarà, potremmo allora dire che l’attuale dibattito sulla nuova remunerazione avrebbe già prodotto benefici effetti. Lascia soltanto un po’ dubbiosi la soluzione proposta: estendere la Dpc non vuol dire abolire la distribuzione diretta, ma consentirle di accreditarsi ulteriormente, utilizzando la farmacia quale mero sportello di distribuzione di farmaci e di “pacchetti” gestiti da altri, che sa soprattutto di mero deposito pacchi, stile “punti di ritiro” di Amazon.

Certo, una soluzione va trovata, ma che non sia di ripiego, perché il problema è rilevante, di quelli che fanno tremare i polsi: se sbagli, qui sbarelli, e di brutto.

E poi, se si vuole salvare il Ssn e garantirne la sostenibilità -almeno per quanto di nostra competenza, cioè la spesa farmaceutica- ha senso pensare soltanto ai costi della distribuzione? Non è il caso di coinvolgere anche l’industria, sentire che cosa ne pensa, vedere se collaborando si possano trovare convergenze? Anche perché presentarsi al Governo tutti assieme avrebbe ben altro peso. Certo, non sarà facile far coincidere i diversi interessi, ma perché non provarci? Il rischio di un tracollo del Ssn magari aguzza l’ingegno e rende tutti più disponibili a trovare la migliore soluzione.

Giusto, o sono soltanto discorsi da bar?

(Editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese 5-2019 © riproduzione riservata)

2019-05-21T10:19:51+00:00