Capitano di lungo corso

Assunto nel 1981, è il più anziano funzionario di Federfarma, dove ha svolto tutta la sua carriera, sino al vertice della struttura. Ha lavorato con tutti i presidenti e rappresenta la “memoria storica” delle attività sindacali degli ultimi quarant’anni. Lo abbiamo incontrato per un interessante amarcord.

Èstata una corsa di resistenza la sua, di quelle che si vincono per costanza e perseveranza. Funzionario di Federfarma di lunga data, Riccardo Berno è tutt’oggi il dipendente “più datato”, visto che è stato assunto nel 1981 e che nella Federazione dei titolari di farmacia ha svolto tutta la sua carriera professionale, fino a diventarne il direttore generale. Negli anni ‘80, quando Farma 7 è nato ed era l’unico “gestionale” che arrivava in farmacia, con tutte le informazioni essenziali per la corretta gestione, era a capo dell’ufficio Rapporti economici ed era lui che settimanalmente informava di sequestri, ritiri, modifiche, cambi prezzi. Sempre lui teneva i contatti con Ministero, Assessorati Sanità, Farmindustria, era lui che seguiva l’iter registrativo dei farmaci e i lavori del Comitato prezzi, sempre al fianco dei vari presidenti succedutisi, da Leopardi, Picconi ad Ambreck, Siri, Racca e ora Cossolo.

Insomma, Riccardo Berno ha seguito l’evoluzione della farmacia e contribuito allo sviluppo della Federazione, diventando così la memoria storica di Federfarma. A lui ci rivolgiamo non soltanto per ringraziarlo dei tanti anni a servizio della categoria, ma anche per un piacevole amarcord e un utile sguardo al futuro, sulla base di una maturata esperienza.

Dirigente di lungo corso, che cosa ricorda con particolare emozione dei suoi anni trascorsi in Federfarma?
È inevitabile che nel corso di una lunga esperienza lavorativa si possano attraversare anche momenti di particolare coinvolgimento emotivo. Ho sempre cercato, per quanto possibile, di tenere separata la vita privata dal lavoro, perché credo che questo atteggiamento porti benefici per entrambe le realtà. Tuttavia in certe circostanze è difficile tenere separati i due ambiti. So che non era questo il senso della domanda e non vorrei cadere nel drammatico, ma, in tutta sincerità, se debbo citare due momenti coinvolgenti sul piano affettivo e umano la mente corre a due persone in particolare: Enrico Giammarioli, amico carissimo, che è stato per tanti anni mio collega come responsabile dell’ufficio legale di Federfarma e che, insieme all’attuale direttore generale di Promofarma, Daniele D’Angelo, altro fraterno amico, ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo e all’affermazione del sindacato. L’altro non può che essere Osvaldo Moltedo, con il quale avrei avuto piacere di collaborare ancora a lungo, considerate le sue straordinarie doti umane e professionali. Due persone venute meno nel pieno dell’attività lavorativa, che rappresentano un esempio etico e comportamentale.

Qual è stato, invece, il momento di maggiore frustrazione che si è trovato a vivere insieme con i farmacisti?
Per questo c’è solo l’imbarazzo della scelta. Scherzo naturalmente. Debbo dire che una situazione frustrante si avverte ogni volta che ti accorgi che, pur portando argomenti validi e oggettivi a un interlocutore, istituzionale o no, avverti, con chiarezza, che non riuscirai a modificare i suoi convincimenti, in quanto intuisci un atteggiamento assolutamente preconcetto. Questo è capitato, purtroppo, di frequente. In alcuni casi tale atteggiamento era così radicato, anche al di là dei legittimi interessi divergenti, che mi sono chiesto, senza trovare risposte soddisfacenti, quali altre motivazioni potesse giustificare questo comportamento, quale “peccato originario” avessero mai commesso le farmacie.

Lei ha lavorato con tanti presidenti. Ne vuole ricordare le specifiche peculiarità?
Scendiamo in un campo minato, nel quale è facile commettere qualche gaffe. Cerco di cavarmela così. Sono stato assunto dal presidente Giacomo Leopardi e ho attraversato l’intera galassia presidenziale sino a giungere a Marco Cossolo. Senza piaggeria e grazie a un buon carattere che mi riconosco, e senza il quale non avrei potuto fare una carriera tanto lunga in Federfarma, sono riuscito ad avere un buon rapporto con tutti e a collaborare al meglio. È naturale che esistano caratteri complementari o meno, affinità personali che in alcuni casi si registrano in altri no, tuttavia, in piena sincerità, debbo dire di aver lavorato sempre bene con tutti.

Direi che nel tempo ha formato una bella squadra: tutti riconoscono, infatti, la qualità dei funzionari Federfarma. Che ci dice del loro impegno?
Qui il rischio è quello della retorica. Occorre tenere presente che l’organigramma Federfarma è stabile da parecchio tempo, testimonianza del fatto che i diversi presidenti e i Consigli di presidenza che si sono alternati nel tempo, hanno riconosciuto la validità della struttura che è rimasta sostanzialmente invariata ed è cresciuta, sia in senso anagrafico, sia professionale, insieme. Quando ho assunto la direzione della Federazione nel 2013 sono passato, in un attimo, da collega a “capo”, situazione non facilissima da gestire, perché si rischia di perdere in autorevolezza e di non acquisire il rispetto necessario al ruolo. Ho allora puntato sul coinvolgimento e sulla condivisione, anche in considerazione del buon rapporto con tutti che nel tempo si era creato come collega. Del resto, questo tipo di gestione è più vicina alle mie corde. Devo dire che ho trovato, anche sotto la nuova veste, persone disponibili e competenti, penso in particolare al mio collaboratore più stretto, Ettore Colotta, che condivide con me la presenza in Consiglio di Presidenza e grossa parte del lavoro quotidiano di gestione, oltre che orari spesso improbabili.
La Federfarma è diventata nel corso degli anni una vera e propria istituzione in ambito sanitario, ma non solo, viene citata in ambiti anche parlamentari e internazionali. Questo risultato è conseguenza del lavoro svolto a livello politico dai vari presidenti che si sono succeduti, ma sicuramente anche del quotidiano lavoro della struttura, che ha sempre diffuso informazioni corrette e tempestive, divenendo un punto di riferimento per la stessa amministrazione pubblica, così come per i cittadini. Sono numerosissime, per esempio, le email o telefonate che arrivano in ufficio da parte di singoli cittadini, con richieste di informazioni le più varie, anche di carattere personale. C’è una drammatica esigenza di ascolto da parte di persone anziane o fragili, che le farmacie dovrebbero intercettare nella attività giornaliera.

Ogni giorno ha i suoi problemi e così si è portati a dimenticare quelli superati. Come giudica, nel raffronto con il passato, gli attuali scogli che la farmacia deve affrontare?
Agli inizi della mia attività, parliamo degli anni ‘80, le farmacie e la spesa farmaceutica viaggiavano su trend di crescita a due cifre. Chi dovesse confrontare la situazione attuale con quella di allora, commetterebbe un errore evidente: parliamo di una diversa Italia e una differente situazione economica e finanziaria europea e mondiale. Purtroppo c’è qualche farmacista che tende a confrontarsi con le proprie aspettative, piuttosto che con la realtà. Stiamo attraversando, ormai da tempo una congiuntura economica non certo favorevole, purtuttavia la farmacia italiana ha dato prova di conservare intatto e forse di accrescere il proprio ruolo nell’ambito della sanità e della società italiana. Se dovessi formulare il giudizio sulla base delle attività e delle iniziative, di vario titolo e genere che gravitano intorno alle farmacie, dovrei essere ottimista. La farmacia ha dimostrato di sapersi adattare alle mutate esigenze e compito di un sindacato moderno è quello, non soltanto di difendere gli interessi della categoria che rappresenta, ma anche di offrire strumenti operativi e concreti che facilitino l’evoluzione e lo sviluppo degli associati. Da questo punto di vista Federfarma mi sembra abbia assolto, nel corso degli anni, al suo ruolo. Promofarma, Credifarma, Assinde; Sistema farmacia Italia, Federfarma Servizi sono strumenti fondamentali di difesa, promozione e sviluppo della farmacia. In parallelo, in questi ultimi tempi sono stati fortemente arricchiti i canali informativi rivolti alle farmacie e ai cittadini. È naturale che alcuni di questi strumenti siano ormai consolidati e pienamente operativi, mentre altri siano ancora in una fase di rodaggio e di crescita.
C’è poi la grande speranza della farmacia dei servizi. Riguardo a questo argomento, controverso anche all’interno della categoria, osservo solo che l’ampliamento dei servizi che la farmacia può legittimamente offrire al cittadino non era affatto scontato e rappresenta una conquista reale. Recentemente, poi, si è registrato un importante segnale sul piano dei finanziamenti ed è stato aperto un tavolo ministeriale che dovrebbe sancire l’avvio della sperimentazione. Sono segnali incoraggianti, pur nella lentezza con cui si muove l’amministrazione pubblica, ma ritengo di poter affermare che, per quanto riguarda i rapporti complessivi, con l’amministrazione stiamo assistendo a un livello centrale che, tutto sommato, riconosce il ruolo delle farmacie in numerosi documenti o atti di indirizzo. Per contro, nel trasferimento di tali riconoscimenti da parte delle Regioni al territorio si incontrano spesso difficoltà e rallentamenti. Il riassetto delle competenze tra Stato e Regioni derivante dalla modifica del Titolo V della Costituzione, per quanto riguarda le farmacie almeno, ha indubbiamente creato qualche problema in più. Da questo punto di vista Federfarma dovrebbe puntare la sua attenzione con maggiore determinazione verso le Regioni nel loro complesso e creare, più spesso, momenti di confronto e approfondimento, naturalmente nel pieno rispetto delle competenze delle articolazioni territoriali del sindacato. È un’attività sicuramente complessa, che richiederebbe anche una implementazione delle attuali strutture del sindacato.

Giusto uscire dalla veste di “funzionario”, chiamato ad attuare le direttive indicate dai vertici. Sulla base della sua esperienza, quale consiglio si sentirebbe di dare per affrontare l’innovazione che i nuovi tempi richiedono?
Il rapporto tra sfera politica e ambito tecnico del sindacato, che presuppone la domanda, non è corretto. Nella realtà, almeno per il Direttore generale e per i suoi più stretti collaboratori, il rapporto con il Presidente, il Segretario nazionale, o con i componenti del Consiglio è spesso “bidirezionale”. Voglio dire che c’è una interlocuzione che ritengo assolutamente utile e vantaggiosa. L’importante è che non si confondano ruoli e responsabilità. Federfarma è una libera associazione e, quindi, è una macchina che funziona sulla base del libero consenso e della condivisione: in tal senso la figura del direttore deve garantire, nelle varie attività, una condotta e un atteggiamento favorevole al raggiungimento di tale condizione. Quando parlo con un farmacista non sto parlando con un mio cliente, ma con il mio datore di lavoro e devo tenerne conto.
Per quanto riguarda l’innovazione non sono certo un tecnico e in ogni caso diffido da chi propone soluzioni generaliste che funzionano in tutte le condizioni e a tutte le latitudini. Quello che mi sento modestamente di raccomandare, senza con questo scadere in una visione romantica della farmacia, è di fondare le proprie scelte gestionali avendo sempre presente quell’esigenza di ascolto di cui dicevamo prima. In caso contrario, per quanto il titolare si attrezzerà, sul piano informatico e gestionale, rischia di avviarsi nella direzione sbagliata.

(Farma Mese 6-2019, © riproduzione riservata)

2019-07-03T09:27:24+00:00