Farmacia digitale, rischi e opportunità

Il sistema sanitario e, quindi, anche i farmacisti, come del resto avviene nel mondo ormai globalizzato, sta entrando in una nuova epoca storica, che verrà ricordata come “digitale”. Un’epoca, caratterizzata da un salto tecnologico molto superiore a quello avutosi nelle epoche precedenti, che porterà a nuovi paradigmi culturali in grado di modificare profondamente il modo di pensare, l’organizzazione sociale e il mondo del lavoro.
Se si considera la rivoluzione economico-sociale sopravvenuta in Europa con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, si può immaginare come gli effetti derivati dall’eliminazione del “cartaceo” possano determinare uno stravolgimento culturale equivalente, se non di gran lunga più complesso, di quello storico. Infatti, la possibilità di moltiplicare le stampe e i documenti rispetto alle enormi difficoltà della riproduzione legata agli amanuensi, modificò radicalmente sia il costo, sia il sistema di diffusione dei saperi, allargando all’infinito la platea dei lettori, con ripercussioni notevolissime non soltanto sul piano culturale-religioso (la riforma), ma soprattutto nello sviluppo economico e sociale.
Oggi la rivoluzione in atto che permette di avere pressoché senza costi intere biblioteche digitali, dalle quali poter trarre conoscenze illimitate, porterà a innovazioni non soltanto nella sfera privata. Il reale progresso, è noto, scaturisce dalle concrete applicazioni delle innovazioni ed è tanto maggiore quanto più diffusa è la fruibilità di tali nuove applicazioni. Sarà decisivo, quindi, non ciò che sarà possibile realizzare, ma ciò che avrà concrete ripercussioni nella vita delle persone, e i vantaggi ricadranno principalmente tra i soggetti che gestiranno le leve delle nuove tecnologie.
Appare, allora, chiaro che a breve entreranno nella nostra professione, con ampiezza e profondità, le nuove opportunità tecnologiche e scientifiche che si potranno riassumere nella definizione di “Sanità digitale”. Tuttavia il farmacista non sarà l’unico soggetto che avrà l’opportunità di gestirle. Pertanto, se vogliamo giocare la partita, dobbiamo essere preparati a conoscere le nuove tecnologie, per studiarne le tecniche funzionali e applicabili alla nostra professionalità.

Il vocabolario da conoscere
Un primo esercizio si può fare provando a dare una precisa definizione a parole quali social, wireless o big data. O meglio, se vogliamo passare da un piano di conoscenze superficiali a uno professionale, dobbiamo conoscere il significato e l’utilizzo di termini quali dispositivi wareable, farmaci digiceutici o blockchain. Dal momento che ci avviamo a camminare su percorsi per molti versi sconosciuti -e non siamo così esperti come ci illudiamo di essere- forse è il caso di cominciare a studiare e mettersi in discussione.
L’innovazione in arrivo porterà certamente a un progresso distribuito su larga scala. Ciò causerà la revisione dei processi organizzativi e gestionali nei settori dove avrà maggiore impatto; la gestione della sanità, in particolare, si evolverà dal modello attuale a “silos” a un modello a vasi comunicanti, dove al centro del sistema sarà posto il paziente, verso il quale convergeranno risorse economiche e competenze professionali. I soggetti pagatori finanzieranno chi garantirà economia di scala e standard scientifici elevati e certificati.
Noi ci saremo? Dobbiamo esserci. Quel che è certo è che il piccolo non soltanto non sarà più di moda, ma si estinguerà in brevissimo tempo. Il business, infatti, si sposterà dalla cessione di un bene, che di fatto non avrà più un valore economico intrinseco (il farmaco), a un’attività di monitoraggio e verifica dell’efficacia del farmaco stesso, considerando l’introduzione di classi di medicinali innovativi e costosi, anche per nuove patologie che diventeranno curabili anche in cronico.
Grande valore assumerà, inoltre, la medicina preventiva, che si svilupperà grazie a nuovi dispositivi di controllo e rappresenterà una grande fonte di risparmio per gli Enti pagatori, al fine di garantire sostenibilità al sistema. Gli operatori addetti a tali controlli saranno equipe sanitarie multidisciplinari, che lavoreranno in rete con standard comuni. I pazienti verranno incentivati ad acquisire nel proprio smatphone delle App salute, nelle quali andranno integrate sia le funzioni sanitarie per il controllo della terapia in corso, sia sofisticati strumenti di autocontrollo di parametri vitali, che potranno essere monitorati e inviati in tempo reale al proprio medico o all’equipe sanitaria di riferimento.

I consigli del Pgeu
La consapevolezza dei grandi cambiamenti e opportunità in arrivo, obbliga gli stakeholders a ricercare un proprio posizionamento, stabilendo priorità e perfezionando percorsi organizzativi per ottimizzare performance e risorse. Con la usuale tempestività e competenza, il Pgeu (Pharmaceutical Group of the European Union) nel suo ultimo documento dal titolo, “Big data e intelligenza artificiale nel sistema sanitario”, suggerisce come inquadrare il ruolo del farmacista quando l’uso delle tecnologie rivoluziona il modo di concepire i sistemi sanitari. In particolare, vengono formulate alcune raccomandazioni per sfruttare appieno il potenziale delle nuove tecnologie:
• coinvolgere i farmacisti territoriali nella formulazione di politiche digitali e nello sviluppo di linee guida e metodi per la condivisione di big data e l’implementazione dell’intelligenza artificiale nell’assistenza sanitaria;
• riconoscere e remunerare i servizi di monitoraggio e consulenza ai pazienti con gli strumenti di m-health ed e-health;
• rendere fruibile e aggiornabili dagli operatori i dati dei fascicoli sanitari;
• canalizzare il potenziale dell’intelligenza artificiale all’interno dei Sistemi sanitari, promuovendo la collaborazione interprofessionale.
Scendono in campo anche i colossi dell’informatica, ricercando alleanze con aziende del settore che posseggono il know how. È il caso, per esempio, della partnership tra Microsoft e Walgreens Boots: con questa alleanza le due società intendono sviluppare nuovi modelli per la fornitura di cure sanitarie attraverso l’attivazione di piattaforme in grado di attivare network per la salute. L’obiettivo è migliorare i risultati sanitari e ridurre il costo delle cure, oltre alla possibilità di aprire nuovi mercati per la vendita di dispositivi per la salute. Inoltre, la partnership favorirà la raccolta e la condivisione di informazioni tra pazienti e soggetti pagatori, rendendo concreto ed economicamente tangibile l’utilizzo dei big data anche in sanità.
Non rimane indietro Apple, che lancia la sua sfida con Apple watch e l’applicazione che permette di eseguire un elettrocardiogramma; già testata verificando l’accuratezza delle misurazioni, permette di rilevare aritmie, fibrillazione atriale e il ritmo sinusale, oltre a monitorare in tempo reale il paziente e allertare la persona asintomatica. In prospettiva, riteniamo a breve, sarà infinita la quantità di dati sanitari rilevabili con i dispositivi wareable e il fronte della tecnologia medica personale sarà uno tra i principali vettori dell’innovazione, grazie a strumenti che andranno a monitorare ancora più profondamente la nostra fisiologia, così da avere una cartella clinica aggiornata nel proprio smartphone.
A suo modo, anche Amazon sonda possibili opportunità, immaginando di strutturare un sistema di consegne domiciliari, soprattutto per i farmaci delle terapie croniche, utilizzando le proprie capacità logistiche e scavalcando la distribuzione finale. Negli Usa, la difesa della distribuzione tradizionale è venuta da Walgreens, come dimostrano le dichiarazioni di Ornella Barra, Co-chief operating officer di Walgreens Boots Alliance, che, consapevole che il digitale cambierà il mondo della farmacia (di tutta la filiera, cioè), ha ribadito come diventi fondamentale per il farmacista acquisire le nuove competenze del digitale, per rimanere centrale e indispensabile e poter giocare la propria partita.Per dare un’idea dell’impatto scientifico e funzionale dei farmaci innovativi, di recente è nata negli Usa la prima pillola digitale (o farmaco digiceutico), a base di aripiprazolo, la quale contiene un sensore che si attiva con i succhi gastrici e comunica con un cerotto applicato sulla pelle del paziente. Lo scenario che si apre è intuitivamente immenso, soprattutto se i costi di queste nuove terapie potranno diventare sostenibili su larga scala. Con la nuova tecnologia, i dati acquisibili sono molteplici e vanno dalla misurazione di efficacia del farmaco agli effetti avversi, all’aderenza terapeutica, al monitoraggio della terapia a distanza da parte dei sanitari responsabili del trattamento.

Anche la politica comincia a prendere coscienza dei cambiamenti in atto e delle opportunità che il digitale può offrire per migliorare gli aspetti organizzativi dei Sistemi sanitari. Di recente, infatti, la Commissione Europea ha inviato agli Stati la raccomandazione di adottare un formato unico per i fascicoli sanitari dei pazienti, per consentire lo scambio e l’interoperabilità a livello europeo, per ottenere benefici che vanno dal miglioramento della qualità delle cure alla riduzione dei costi sanitari e al sostegno alla modernizzazione dei vari Sistemi. Le tecnologie digitali vengono ritenute soluzioni efficaci per le sfide future, per esempio con lo sviluppo delle applicazioni sanitarie che permettono ai pazienti di monitorare da casa il proprio stato di salute e comunicare rapidamente con il proprio medico, tanto che ogni Stato membro è stato invitato a istituire una rete nazionale di e-health, coinvolgendo autorità sanitarie e soggetti competenti in ambito di salute digitale e di sicurezza delle reti.
Tornando alla nostra vecchia Italia, a oggi risultano davvero pochi gli investimenti e l’approccio digitale verso il paziente (dagli ultimi dati la nostra sanità digitale vale nel 2017 circa 1,3 miliardi di euro, ovvero circa 22 euro l’anno a persona, un terzo circa della media europea); si confida sul fatto che in settori così giovani lo sviluppo sia esponenziale e il gap possa essere presto colmato.

Le opportunità per la farmacia
In conclusione, possiamo ritenere che l’innovazione digitale sarà un’opportunità straordinaria anche per il mondo della Sanità e per la professione del farmacista in particolare. La farmacia dovrà, quindi, essere capace di promuovere prodotti e servizi innovativi al di fuori del core business della distribuzione del farmaco, sapendone ricavare un valore economico e professionale percepibile e concreto. Andranno valutate le nuove possibilità di business, a partire dall’e-commerce, meglio se sviluppando le attività di click and collect, ovvero di compra e ritira, con l’obiettivo di non far perdere alla farmacia le caratteristiche di prossimità e di relazione con i propri clienti.
Il potenziale dei social andrà utilizzato in maniera produttiva ed efficace, per ribaltare la tendenza che vede oggi il cittadino-paziente utilizzare i social per assecondare le proprie scelte e non per avere corrette informazioni. Sarà necessario conoscere e applicare le nuove tecnologie, per esempio i dispositivi Beacon, utilizzati per migliorare l’accesso nel punto vendita attraverso informazioni che raggiungono gli smartphone dei clienti nelle vicinanze della farmacia, oppure con l’introduzione nel punto vendita di tecnologie quali scaffali intelligenti o la realtà aumentata.

La rivoluzione digitale potrà così, se ben compresa e cavalcata, garantire nuovi spazi professionali qualificati e di alto profilo, anche economico. Ciò presuppone la necessità che il farmacista inserisca nel suo curriculum le conoscenze necessarie per padroneggiare le nuove tecnologie, e qui un ruolo fondamentale lo avranno le Associazioni di categoria, con la proposta di piani formativi adeguati alle nuove necessità.

(di Claudio Distefano, Farma mese 6-2019, © riproduzione riservata)

2019-07-03T10:00:04+00:00