Comunicare il “green”

Due piccole storie per parlare di un trend importante. La prima: dal mese di ottobre 2018 sto tenendo alcuni interventi a meeting di formazione di una mia azienda cliente. Prima di affrontare il mio speech, mi procuro l’acqua per essere sicuro non esserne sprovvisto sul palco. Mi reco a prendere la mia bottiglietta, ma, colpo di scena, la solita distesa di bottigliette di plastica non c’è più. È stata sostituita da un dispenser di acqua filtrata dalla rete idrica che utilizza bicchieri eco-friendly. Devo dire che tutti i farmacisti partecipanti hanno notato il valore comunicato.
In media ogni anno, nel mondo, vengono utilizzate più di 500 miliardi di bottiglie d’acqua che si degradano nell’ambiente in circa 1.000 anni. Uno dei trend più interessanti è l’utilizzo di borracce riutilizzabili per portare l’acqua con sé. E non c’è fornitore di oggetti promozionali per le aziende che non stia proponendo questo oggetto del desiderio. Un gesto concreto contro l’uso della plastica.
Veniamo alla seconda storia.
Il tempo di questi giorni ha messo davvero a dura prova la pazienza e il guardaroba degli italiani. La voglia di sole e di mare è in costante crescita, e si è creata una campagna “virale” per esorcizzare questo malessere. Il canale preferito è WhatsApp, ormai inondato da messaggi ironici collegati ai cambiamenti climatici. La testimonial involontaria, ma efficacissima, è Greta Thunberg (nella foto). Greta, suo malgrado, è diventata icona del fatto che il tempo è brutto, e che i solari non si vendono!

La sensibilità verso l’ambiente in questi anni si è profondamente modificata. Da un approccio ideologico negli anni ’70 a oggi lo scenario è diventato estremamente pragmatico. Da penso “green” ad agisco “green”. Un punto di svolta è stata la prima conferenza sul clima del 1992, e dopo la sottoscrizione da parte di 180 Paesi del Protocollo di Kyoto in tema di salvaguardia ambientale e contrasto al riscaldamento globale, gli italiani prendono coscienza che ambiente e sviluppo non possono essere distinti e che il progresso non può essere fermato in nome di un approccio strettamente ideologico alla protezione dell’ambiente.
Questo determinò un raffreddamento sull’ecologia “ideologica” e un progressivo avvicinamento a comportamenti pragmatici. L’ambientalismo sta diventando sempre più concreto e gli italiani stanno iniziando ad avere comportamenti attivi al riguardo.

In Europa e in Italia
Prima di analizzare le azioni, vorrei fare un confronto tra gli italiani e il resto d’Europa. Dal 2007 il Parlamento europeo ha avviato la propria serie specifica di sondaggi definito “Eurobarometro”. I sondaggi riguardano numerose tematiche e si concentrano sulla percezione e sulle aspettative dei cittadini nei confronti degli interventi dell’Unione europea e delle principali sfide che quest’ultima si trova ad affrontare. Forniscono un quadro dettagliato delle tendenze e dell’evoluzione dell’opinione pubblica sulle questioni europee, sia a livello nazionale, sia a livello sociodemografico.
Più che nel resto d’Europa, nel nostro Paese sembra essere maturata una forte sensibilità verso il tema “green”, al punto che l’ambiente, nel comune sentire, è vissuto come la chiave del benessere individuale: ben 9 italiani su 10 ritengono, infatti, che vivere in un ambiente salubre sia una condizione fondamentale per conseguire una elevata qualità della vita. Si tratta di una percentuale significativamente superiore agli altri Paesi (segue la Francia con l’83%, mentre la Germania staziona più indietro con una quota pari al 72%) che documenta come in Italia si sia passati dalle semplici buone intenzioni a una coscienza ecologica diffusa.
Ma cosa vogliono fare gli italiani? Interessante la ricerca riportata qui sotto di YouGov per la Banca europea per gli investimenti (BEI).

Azioni rispettose del clima che gli italiani intendono avviare o sono disposti a proseguire nel 2019
Riciclare/fare la raccolta differenziata dei rifiuti qualora possibile – 71%
• Acquistare prodotti locali e di stagione qualora possibile – 47%
• Ridurre la quantità di rifiuti prodotti – 42%
• Ridurre il consumo elettrico – 40%
• Smettere di acquistare prodotti in plastica – 35%
• Consumare meno in generale – 35%
• Utilizzare più spesso i mezzi pubblici al posto dell’auto – 30%
• Utilizzare più spesso la bicicletta al posto dell’auto – 27%
• Utilizzare energia verde – 25%
• Viaggiare meno spesso in aereo – 6%
• Non so – 2%
• Nessuna di queste misure – 1%
• Non esiste alcun cambiamento climatico – 1%

A parte la veridicità delle affermazioni, la sensibilità dichiarata è forte. Gli italiani sono molto interessati se le azioni virtuose portano vantaggi economici e di salute.
In tema di mobilità, per esempio, possiamo considerare le tematiche di sharing e il grande mercato del futuro dell’elettrico per le automobili (la notizia di possibile fusione tra FCA e Renault si basa sul futuro di questo segmento). Ma anche, semplicemente, incoraggiare l’utilizzo della bicicletta o l’andare a piedi, un comportamento buono per l’ambiente e ottimo per la salute delle persone.
Sul fronte dei beni di consumo, le informazioni sulle etichette che siano sul bio, di prodotti salutisti o che dichiarino un impegno etico verso il rispetto del territorio e dei lavoratori. Naturalmente, anche il packaging è importante. Il packaging “green” guida infatti le scelte di acquisto. Secondo l’Osservatorio Immagino Nielsen GS1, le vendite di prodotti che dichiaravano vantaggi sono incrementate sensibilmente:
• Biodegradabile +19,3%
• Senza nichel +11,8%
• Plastica riciclata +9,1%
• Meno plastica +28,1%

Se vale per il mass-market, chiaramente, anche in farmacia sono molti i progetti e i prodotti che vengono dall’industria, che non può non considerare questa corrente di fondo molto forte. E infatti lo fa.
Voglio sollecitare i farmacisti a introdurre sui punti vendita messaggi e sensibilità e soprattutto comunicazione al riguardo. Devo dire che il messaggio è stato comunicato ai farmacisti con grande sensibilità dall’amico Franco Falorni molti anni fa. In tempi più recenti, alcuni miei clienti (aziende e farmacie) mi hanno comunicato una forte attenzione al tema. Dalla farmacia ecoceutica, portata avanti con passione da Simona Laing per il network Farmà, alla vetrina dedicata all’inquinamento della plastica in mare della Farmacia Savelli a Vasto (Chieti), molti sono i casi di chi ha introdotto la tematica sul proprio punto vendita.
Nel frattempo le farmacie sono diventate oltre 19.000, e ora, senza barare, credo sia molto importante differenziarsi, magari evidenziando in gamma i prodotti e i servizi “green”, educando e promuovendo comportamenti virtuosi, portando, così, un tema che davvero impatta sulla salute e sul futuro delle persone. Comunicate green.

(di Nicola Posa, Farma Mese 6-2019, © riproduzione riservata)

2019-07-03T10:13:24+00:00