Francia: crisi o ristrutturazione?

Da alcuni anni in Francia aumenta il numero delle farmacie territoriali che decidono di “baisser le rideau”, calare il sipario, cioè di chiudere. I dati forniti dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei farmacisti mostrano una progressione costante: 181 chiusure nel 2015; 188 nel 2016; 193 nel 2017; 226 nel 2018, cifra record per ora. In dieci anni si sono perse 1.556 farmacie. Il fenomeno è stato messo in primo piano non soltanto dalla stampa specializzata (da “Le Moniteur des Pharmacies” al “Quotidien du Pharmacien” a “Le Pharmacein de France”), ma anche dai media generalisti (da “Le Parisien” a “Le Figaro” a “France 2 Télévision”).
Posto che il singolo farmacista che si veda costretto a cessare l’attività non lo fa certo volentieri, in termini generali si tratta di crisi oppure di razionalizzazione del sistema? L’Ordine, da circa un anno guidato da Carine Wolf-Thal, farmacista di Rouen, non si mostra preoccupato. Sul sito del Consiglio nazionale, nella presentazione del rapporto annuale “Démographie des Pharmaciens 2019”, la presidente commenta infatti che «la rete esistente consente di fornire al paziente un servizio di qualità e di prossimità con farmacisti radicati nei territori, e il cui rinnovamento professionale è garantito».

I numeri delle “pharmacies”
Secondo l’Ordine, la rete territoriale, con le sue circa 21.000 farmacie (escludendo quelle d’Oltremare), resta sempre “equilibrata e armoniosa”: ogni 100.000 abitanti vi sono in media 32,4 farmacie (a cui vanno aggiunti 7,3 laboratori di biologia medica per analisi, e 3,7 farmacie a uso interno). La maggioranza della popolazione ha accesso ai prodotti per la salute in meno di 15 minuti in farmacia (e agli esami in meno di 30 minuti in laboratorio) sulla quasi totalità del territorio francese. Per Wolf-Thal «non esistono difficoltà di accesso al farmaco» e la professione di farmacista resta molto attrattiva. Come aveva detto a “Le Parisien” al momento della sua investitura, la presidente ritiene che per i farmacisti titolari siano in corso sviluppi promettenti, dalla nuova remunerazione, sempre più legata all’atto professionale e meno al prezzo di vendita del farmaco, e ai nuovi servizi assegnati al farmacista (vaccinazioni, screening del diabete, del colesterolo, del melanoma e via dicendo).
Se queste osservazioni dell’Ordine sono nel segno dell’ottimismo, resta pur vero che le cose stanno cambiando: nel 2007 c’era una farmacia ogni 2.745 abitanti, nel 2017 una ogni 3.068, nel 2018 una ogni 3.087. E si segnala un disagio per gli esercizi più piccoli, visto che su dieci farmacie chiuse nell’anno scorso, sette avevano un fatturato inferiore al milione di euro. Infatti, su questo punto, pur mantenendo una valutazione tranquillizzante, anche l’Ordine francese tiene viva l’attenzione: come dice a “Le Figaro”, Alain Delgutte, rappresentante dei farmacisti titolari, la rete territoriale rimane equilibrata, ma «bisogna fare attenzione alla sparizione di farmacie nei territori fragili», sono «segnali d’allerta».
Nella stessa intervista del 22 maggio al quotidiano francese, Delgutte spiega che è opportuno ricondurre il fenomeno delle chiusure (al di là di chi lascia per pensionamento) a una ristrutturazione del settore legata a «evoluzioni regolamentari intervenute negli ultimi tempi»: proprio quegli sviluppi a cui faceva riferimento la presidente Wolf-Thal (remunerazione sempre più per atti professionali, nuovi servizi) hanno incoraggiato i farmacisti a raggrupparsi in società.

Spazio alle forme di aggregazione
Secondo Delgutte, più della metà delle chiusure non deriva da costrizione (con chiusura in mancanza d’acquirenti e restituzione della licenza oppure liquidazione pura e semplice), ma piuttosto dalla scelta attiva di molti farmacisti di associarsi, opzione che consente, attraverso la fusione di farmacie, di fare economie di scala, di personale e di stock oppure da cessione della clientela (passaggio dell’attività ad altra farmacia esistente). Questo, secondo Alain Delgutte, è un consolidamento del settore, che ha permesso di fare emergere gruppi di farmacie come Lafayette Conseil, ParisPharma, Pharmabest, il cui contributo al giro d’affari del settore (5 miliardi di euro sui farmaci rimborsabili) dovrebbe continuare a crescere anche nei prossimi anni.

(di Stefano Visintin, Farma Mese 6-2019, © riproduzione riservata)

2019-07-03T10:36:27+00:00