La sfida formulativa dei lipstick

Nel panorama cosmetico cosiddetto decorativo, i rossetti sono considerati uno dei prodotti di makeup più importanti. Divertenti e facili da usare, possono creare cambiamenti evidenti nell’aspetto e, perché no, anche nella vita della persona che li indossa. Le labbra del resto, poste armoniosamente in evidenza, quasi al centro del viso, costituiscono un richiamo attraente e, paradossalmente, non verbale, che piace molto mettere in risalto con l’utilizzo del makeup.

Innumerevoli marchi di rossetti e balsami labbra competono per “la formula speciale” e l’introduzione di nuovi principi attivi, stili e perfino astucci e tutta questa vivacità ha fatto sì che oltre l’80% delle donne in America e in Europa usi regolarmente il rossetto. Oltre a una scelta molteplice di colori, si aggiungono, infatti, gli effetti più diversi, dal satinato all’opaco, passando per il glitter e il metallizzato, il vinilico, il bagnato, il lucido, soddisfando così i desiderata di ogni donna.

Dal punto di vista della forma cosmetica possono essere definiti come miscele generalmente anidre di oli e cere compatibili tra loro, a cui vengono aggiunti pigmenti, perle, modificatori reologici, antiossidanti, conservanti, principi attivi, profumo o aroma (in bassa percentuale per coprire odore e sapore dei grassi, in più alto dosaggio per soddisfare il marketing). Gli oli sono principalmente usati per incorporare la cera, disperdere i pigmenti e contribuire alla lucentezza. Le cere sono esteri di acidi grassi a catena lunga e sono molto importanti per ottenere le proprietà viscoelastiche desiderate, la struttura a stick e la stabilità termica.

Questione di cere
Le principali componenti stabilizzanti sono, quindi, le cere. Con un intervallo di fusione variabile a seconda del tipo di cera, assicurano che lo stick rimanga solido fino al contatto con la pelle, che con il suo calore causa la fusione opportuna. Esse costituiscono una componente essenziale del rossetto, prodotto che, per la formulazione e la messa a punto, richiede notevole esperienza e competenza tecnica. Esso deve, in effetti, affrontare ogni giorno un difficile bilanciamento: deve mantenere la sua forma anche in estate o in climi caldi, ma deve essere in grado di trasferire colore e lucentezza sulle labbra senza particolare sforzo.

Uno dei problemi più frequenti nelle preparazioni degli stick labbra è proprio quello della completa incorporazione della fase oleosa, specialmente a temperature elevate. Quando questo non accade in modo perfetto, il prodotto finito espelle l’olio e sulla sua superficie si formano piccole gocce. Di solito la causa principale è il rapporto sbilanciato tra olio e cera, ma il problema può anche derivare dall’incompatibilità tra oli e cere usati.

Il problema può verificarsi poco dopo la produzione, ma può anche manifestarsi a distanza di tempo.
Ci sono alcune cere di origine naturale che possono aiutare a risolvere questo problema, grazie alla loro alta capacità di incorporare gli oli, ma se il trasudamento è causato da incompatibilità, come le polarità non corrispondenti tra i prodotti, esso rivela un non perfetto controllo della polarità della formulazione. La cera di semi di girasole, per esempio, ha un’elevata capacità di legarsi all’olio, anche a basse concentrazioni del 2-3%. Questa cera, di colore chiaro, è un sottoprodotto della produzione dell’olio commestibile, ottenuta dalla macinazione dei semi non bruciati.

Dopo la separazione dall’olio, la cera di semi di girasole viene raffinata e ha un contenuto bilanciato di esteri di acidi grassi e alcoli e possiede un rapporto morbidezza-durezza molto equilibrato. Essa migliora notevolmente anche la viscosità degli oleogel, delle paste con pigmenti e delle emulsioni, senza cristallizzare, fenomeno che può verificarsi con altre cere e che è controproducente per la stabilità e l’aspetto dei prodotti. Cere con elevata cristallinità, per esempio cera d’api e cera di crusca di riso, in genere riducono la lucentezza di una formulazione, fino a pregiudicarne la stabilità.

Un’altra cera molto interessante e molto utilizzata è la cera carnauba, cera dura ottenuta da una palma brasiliana: questa specie produce grandi quantità di cera per proteggere le sue foglie dalla disidratazione. Grazie alla sua composizione chimica, è facile da emulsionare, conferisce durezza alle preparazioni in stick e a matita, dando loro lucentezza. Avendo un alto punto di fusione, migliora la stabilità alla temperatura di oleogel e paste e funziona molto bene anche come disperdente di pigmenti, grazie alla sua elevata polarità.

Un confronto tra diverse cere ha dimostrato che la cera candelilla conferisce punti di rottura e ammorbidimento più elevati rispetto all’ozokerite e alla cera d’api. Questo perché la cera candelilla contiene terpeni, che consentono alla cera di trattenere l’olio all’interno della sua struttura e migliorare la stabilità del rossetto. La cera d’api, invece, ha il punto di rottura più basso a causa della sua struttura di cera morbida, che è costituita da un alto contenuto di esteri e dalla struttura cristallina molto fine.

Per quanto riguarda la formulazione dei rossetti -considerata una vera sfida per i cosmetologi- si può dire che le proporzioni tra gli ingredienti sono più importanti delle quantità totali, per le quali è stato proposto anche l’uso di equazioni matematiche. Tale approccio mette in correlazione la miscelazione dei vari ingredienti con un’equazione matematica idonea per identificare la miscela ideale che soddisfi i criteri e gli obiettivi ottimali per un rossetto, valutando contemporaneamente differenti variabili. Secondo questi studi si ottiene anche una migliore comprensione delle complesse interazioni tra cere e oli e gli effetti di tali interazioni sulle caratteristiche del rossetto finale.

Rossetti a tutto colore
L’altro elemento fondamentale di qualsiasi rossetto è, senza dubbio, il colore. Il rossetto rosso è sicuramente il più iconico, ma le opzioni di colore sono ultimamente quasi infinite e ai colori tradizionali si aggiungono anche quelli più alternativi, come il verde, il lilla, l’azzurro e il blu.

La normativa europea sui pigmenti e sui coloranti da utilizzare è molto chiara: prevede un elenco di prodotti, identificati con nome chimico, colore, codici, tipo di cosmetico nel quale il colorante può essere utilizzato (per esempio, da risciacquo, non per cosmetici da applicare sugli occhi o sulle mucose) e massima concentrazione nei prodotti pronti per l’uso.

Infine un accenno ai cugini dei rossetti, i lip gloss, che hanno avuto ultimamente un ritorno di fiamma: sono costituiti da una formulazione simile ai rossetti, contengono solitamente meno pigmenti, ma sono più ricchi di esteri, cosiddetti glossanti, come il tridecil trimellilato, inodore e insapore, che facilita l’applicazione uniforme dei prodotti e, soprattutto, conferisce una notevole lucentezza. Come altri composti a catena ramificata, hanno un alto indice di rifrazione e la lucentezza può essere esaltata dall’ulteriore presenza, nella formulazione, di sostanze perlescenti.

(di Graziella Tonato, Panorama Cosmetico 3/2019 © riproduzione riservata)

 

Le proposte in farmacia selezionate dalla redazione

2019-07-30T11:15:06+00:00