Estate infuocata, autunno caldo

È stata un po’ una morte annunciata quella del governo gialloverde, anche se molti l’hanno giudicata sia repentina, sia inaspettata. Forse perché era dal 1982 (fine del primo governo Spadolini) che non avveniva una crisi di governo in agosto, ma non certo perché mancassero precise avvisaglie: continui erano i litigi tra i due leader dei partiti di governo, come pure il desiderio della Lega di monetizzare gli incrementi registrati nelle elezioni europee. Fatto sta che ci ritroviamo ancora una volta in alto mare, proprio mentre si paventa un’ulteriore pericolosa recessione. Certo, non soltanto per colpa nostra, perché la globalizzazione propaga le crisi altrui (vedi per esempio Brexit e la lotta dei dazi tra America e Cina), ma anche noi facciamo la nostra parte.

Se la nostra economia in generale boccheggia (siamo fanalino di coda in Europa e la nuova Legge di Bilancio si preannuncia difficile per la spada di Damocle dell’aumento dell’Iva), non sta certo meglio la farmacia. L’ultimo rapporto OsMed registra un ulteriore calo della spesa farmaceutica convenzionata e ai già numerosi scogli si aggiunge ora questa impasse politica, che non mancherà di avere ripercussioni sui numerosi tavoli aperti sulla farmaceutica. I problemi in campo sono molti e impongono di trovare soluzioni adeguate in tempi brevi, ma l’istaurarsi di un nuovo governo porta con sé un’incognita che presto scopriremo: sicuramente cambieranno alcuni interlocutori, oltre agli indirizzi politici che sottendono le trattative.

La Convenzione ripartirà, e come? E che sarà della nuova remunerazione? E, più in generale, che fine faranno la nuova governance del servizio farmaceutico, i 3,6 miliardi previsti per il Fondo sanitario nazionale, la revisione del Prontuario, l’aggiornamento della Farmacopea e così via? Qui non si tratta soltanto del ministro della Salute, vecchio o nuovo che sia, ma di tutto quell’apparato governativo, ministeriale, parlamentare con il quale i rappresentanti della categoria si troveranno a confrontarsi. E se anche non cambiano i funzionari seduti ai tavoli delle trattative (ma non è detto), cambieranno -insieme con il colore- anche gli atteggiamenti e gli obiettivi politici.

Come sarà ora l’abbinamento giallo-rosso, dopo l’infausto esperimento del giallo-verde? Dimentichiamo pure le passate reciproche diatribe tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico (la politica digerisce tutto), ma non possiamo sottovalutare i differenti princìpi che caratterizzano i due nuovi alleati e che li differenziano. Eppure bisogna poter contare su programmi e obiettivi chiari e condivisi, che consentano di programmare e poi operare di conseguenza. Perché la farmacia ha sofferto, in questi ultimi anni, proprio di provvedimenti altalenanti, pericolosi per la loro incoerenza.

La volontà è di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, anche se non sempre è facile, soprattutto quando l’altra metà del contenuto se la sono bevuta gli altri. Ma che altro fare? Accendiamo un cero, sperando che sia l’ultimo, e poi avanti a testa bassa, in questo autunno che purtroppo, dopo un’estate infuocata, non mancherà certo di essere “caldo”.

(Editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese 7-2019 © riproduzione riservata)

2019-09-12T15:14:14+00:00