Fatturato della farmacia: chi sale e chi scende

È una montagna di 24,4 miliardi di euro, prezzo al pubblico, il fatturato del mercato farmaceutico italiano nel 2018, formato per il 58,9% dai farmaci etici, mentre il resto dai farmaci da banco e dai prodotti del benessere e della salute. I due segmenti negli ultimi cinque anni hanno registrato trend differenti. I primi rientrano nella spesa farmaceutica Ssn erogata dalla farmacia in regime convenzionale, spesa che negli ultimi cinque anni ha avuto un trend negativo. I secondi, definiti mercato commerciale, di libera vendita non soggetti a prescrizione, hanno una storia migliore. Alla fine dell’anno 2018 la convenzionale lorda era di 10.118 milioni di euro, con una contrazione rispetto al 2014 di 849 milioni di euro pari al -7,7%.
La prima causa è la diminuzione delle ricette, dai 609 milioni del 2014 ai 576 milioni del 2018, una contrazione di 33 milioni di farmaci rimborsabili, pari al -5,4%. Una seconda causa è la riduzione del valore lordo medio di una ricetta: dai 18 euro di cinque anni fa si è passati ai 17,6 euro, con un decremento del 2,5%. Dal convenzionale lordo dobbiamo poi togliere il valore riscosso per ticket e altri servizi d’incasso, che ammontano a circa un quinto del lordo. Il valore del netto risulta, quindi, di circa 8 miliardi di euro (7.952 milioni di euro, contro gli 8.774 del 2014), in progressiva contrazione in un periodo che peraltro vede le farmacie aumentare di 1.331 unità: dalle 18.000 del 2014 alle 19.331 del 2018 (+7,4%). Aumenta il numero delle farmacie, diminuisce la spesa convenzionata. Il risultato finale è che nel quinquennio la farmacia media vede diminuire le entrate per la spesa netta convenzionata del -15,6%. Così, coprire i costi aziendali per mantenere alta la qualità del servizio diventa per il titolare un problema. Un aiuto viene, come riporta il rapporto 2018 di Federfarma, dalla distribuzione per conto: ”Dai dati Iqvia risulta che a tale calo di spesa e dei consumi nell’ambito della spesa convenzionata corrisponde anche un rilevante incremento della spesa (+13,7%) e del numero di confezioni (+13,2%) di farmaci erogati in Dpc”.

Il mercato commerciale
Un salvagente viene dal segmento commerciale, dove emerge la capacità gestionale del farmacista. In questi ultimi anni esso raggiunge un fatturato di 10 miliardi di euro, prezzo al pubblico, con variazioni che dipendono da vari fattori legati a un cliente sempre più esigente e a una concorrenza di altri canali sempre più attenti ai problemi di salute e benessere della popolazione e, non ultimo, alle mutate condizioni climatiche.

Integratori e notificati
L’area più dinamica, e prima per fatturato, è formata dai notificati, integratori in particolare, poiché i Pmc, i prodotti omeopatici e a uso erboristico nei cinque anni risultano in netto calo. I Pmc, per esempio, hanno nel 2018 un fatturato quasi dimezzato (-46,3%) rispetto al 2014.
Gli integratori, con un venduto nel 2018 di 3.371 milioni di euro, sono cresciuti rispetto al 2014 del 33,8%. Un trend in forte ascesa, sebbene nell’ultimo anno l’incremento sia stato più contenuto (+4,7%). È un mercato che tende alla saturazione, ormai maturo? La ricerca Censis su “Il valore sociale dell’integratore alimentare” sostiene il contrario, perché ha uno stretto legame con il modello di consumo attuale del cittadino, in merito alla “più alta attenzione e responsabilità individuale nella tutela della salute”. Ma soffermiamoci su alcuni dati del Rapporto:
• 32 milioni di italiani (più della metà della popolazione) consumano integratori, dei quali il 62,8% ha 35-64 anni e il 60,5% sono donne.
• 18,7 milioni sono utilizzatori abituali, di cui 10,1 milioni li consumano tutti i giorni
• per il rimanente sono consumatori con frequenze meno regolari, tipo fruitori nella settimana, nel mese o più raramente.
• fatto 100 il mercato degli integratori del 2014, si sale a 108,5 nel 2015, al 122,3 nel 2016, al 127,8 nel 2017 e al 133.8 nel 2018.
C’è poi un potenziale tra coloro che vogliono far prevenzione, per i quali medici e farmacisti, i principali canali d’informazione, possono aiutare a promuovere un uso consapevole, certificando l’appropriatezza. La farmacia domina questo mercato (86% delle vendite), mentre la parafarmacia ha il 9% e la Gdo il 5%.

Tendenze degli altri segmenti
• I farmaci di autocura sono il settore tradizionale della farmacia e portano annualmente dai 2,2 ai 2,3 miliardi di euro di fatturato, con variazioni che dipendono molto spesso da condizioni climatiche. Nei 5 anni il peggiore è stato il 2017 e il migliore il 2015.
• Il terzo segmento per importanza di fatturato comprende i prodotti per l’igiene e la bellezza. Il giro di affari è intorno a di 2 miliardi di euro. In sviluppo il segmento bellezza non tanto per i pezzi venduti (64,7 milioni nel 2014 e 64,8 milioni nel 2018), ma per il prezzo medio per confezione. Si passa da 9,4 euro a 16,1 dell’ultimo anno. Nel periodo risulta in contrazione l’igiene personale (-41,9% anno 2018 vs 2014).
• Il parafarmaceutico con 1,7 miliardi di fatturato 2018, dopo una crisi nel 2016 che si è accentuata nel 2017, nell’ultimo anno si sta riprendendo. “Il parafarmaco ha avuto una contrazione a seguito dall’uscita dal canale di molti consumi di diagnostica (in particolare i test sul diabete)”, chiarisce Federfarma.
• Il nutrizionale rimane un piccolo comparto, con i suoi 400 milioni di euro di fatturato, e non dà più i risultati di cinque anni fa. Diminuiscono i dietetici per l’infanzia (-23,5%) e i dimagranti (-28,5%).

Conclusioni
Se la spesa convenzionata è in difficoltà, porta pur sempre alla farmacia giornalmente decine di persone, e quindi va sempre coltivata. Maggiori soddisfazioni oggi vengono dal comparto commerciale, che richiede, però, sensibilità verso i bisogni emergenti, innovazione, partecipazione, spazi espositivi ben curati. Bisogna, insomma, essere competitivi e innovativi, se si vuole garantire alla farmacia una remunerazione che assicuri una sana gestione aziendale. Sul fatturato della farmacia il commerciale aveva nel 2014 una quota di mercato del 39,4%, mentre nel 2018 del 41,1%. Questi 1,7 punti percentuali in più confermano una chiara tendenza, che non si può sottovalutare.

(di Barnaba Grigis, Farma Mese 7-2019, © riproduzione riservata)

2019-09-12T17:23:03+00:00