“Non trovo farmacisti”. Le strategie per il colloquio di lavoro

Premessa doverosa: non sono un selezionatore. Mi occupo professionalmente di formazione da 25 anni, studio e mi aggiorno su una marea di temi, ma di una cosa sono sicuro. Se devo selezionare un collaboratore, non è la mia vocazione.
Nonostante la premessa, è un lavoro che svolgo da qualche decennio nella mia attività di imprenditore. In questi giorni, più di una volta ho incontrato titolari di farmacia che mi dicono “Non trovo farmacisti”.
Non voglio entrare nelle dinamiche del mercato del lavoro in farmacia, ma voglio solo provare a dare qualche consiglio pratico per i colloqui di selezione. Partiamo dalla qualità dell’intervista, non si sa mai. Per i titolari: la traccia è pensata per voi, per condurre correttamente un colloquio, evitando errori e permettendovi di risolvere dei problemi di comunicazione che potrebbero pregiudicare la corretta presentazione. Per i candidati: conoscere le tecniche di selezione serve a riuscire a comunicare, per giocarci bene l’opportunità se siamo interessati a quel posto di lavoro. Ogni tanto inserirò una “npc” (nota per il candidato).
Un consiglio per tutti: NON barate. La trasparenza è l’anticamera per costruire ciò che è indispensabile per un rapporto di lavoro: la fiducia.

La strategia di selezione
L’ho imparato sulla mia pelle. Se non fai colloqui in maniera continuativa, quando ti servirà qualcuno, il processo di selezione necessita tempo. Dovrai correre. Consiglio a chiunque un processo continuo e costante, anche se si è al completo. Anche il collaboratore più affidabile e votato può, per il semplice svolgersi della vita, andarsene, e l’organizzazione a quel punto è troppo legata a quelle performance.
Il processo di selezione ha come contraltare il processo di crescita dei collaboratori esistenti. Se l’azienda cresce, devono crescere i collaboratori, per fare spazio ai nuovi arrivi. E se non cresce? Bisogna risolvere i problemi e preparare le future crescite dell’organizzazione.

Gli obiettivi dell’intervista
1) Raccogliere informazioni per dare un giudizio. Se il colloquio è stato un buon colloquio, potremo esprimere al termine un giudizio a caldo sul candidato. Per iscritto. Subito dopo aver terminato il colloquio.
È importante scrivere le impressioni a caldo, anche se abbiamo un colloquio dopo l’altro, prendiamoci 60 secondi utilissimi.
2) Dare informazioni al candidato sull’azienda, tipo e condizioni di lavoro e sulle prospettive nel medio periodo
Cominciare con “Mi parli di lei…” non è il massimo. Per focalizzare meglio il discorso, è meglio parlare per primi definendo chi si sta cercando, tipo di contratto offerto e le condizioni di lavoro proposte.
Sentirsi dire alla fine che il part time non interessa, non è molto motivante per tutti i protagonisti.
Npc: una persona che sa bene per quale posto si sta candidando, può raccontarsi meglio.
3)Presentare la farmacia. Raccontare con passione la propria realtà (recentemente sono stato molto contento di realizzare un profile della farmacia richiesto da un farmacista per presentare la realtà e la politica di sviluppo futura all’industria e ai candidati!) è una condizione indispensabile. Come la realtà lavora, su cosa è specializzata, come vuole crescere, che obiettivi ha per il futuro. Poche parole chiare, per portare a bordo il candidato, e vedere la sua reazione. Npc: Se non ha entusiasmo chi ci seleziona, figuriamoci che voglia ho di venire qui!
Passiamo alla prima fase.

L’accoglienza
“C’è il tizio del colloquio”, questa frase suona male sul livello di accoglienza dell’organizzazione.
Fate in modo che il tempo di attesa sia minimo, approfittate dell’attesa per far compilare un test informativo, scritto di suo pugno dal candidato. A volte troveremo ripetizioni di alcune informazioni già in nostro possesso, ma la compilazione -o meno- di aree di indagine motivazionali introduce piccole differenze ma assolutamente significative. Inoltre, permette di analizzare la grafia del potenziale collaboratore. Non si usa più molto fare test grafologici ma a dire la verità è qualcosa di interessante per conoscere chi ci sta di fronte. Ah, è vero, siete farmacisti! I migliori interpreti di grafie impossibili da leggere al mondo! (Test di interesse sull’argomento: per chi volesse una bozza di questionario conoscitivo, ne mando volentieri un modello tramite una mail a info@shackleton.it).
Altro aspetto da notare è, da parte di chi conduce, è la “fornitura” del curriculum vitae. C’è chi porta il curriculum vitae stampato e chi no. È un’informazione interessante, perché fa notare il livello di organizzazione di chi sta di fronte. Npc: portate il vostro curriculum stampato, magari su una carta di buona qualità. È la vostra brochure! D’altra parte, notate se chi vi sta selezionando ha già una copia del vostro curriculum. Detto tra noi, dovrebbe già averne copia stampata, oppure, se ha una grande sensibilità ambientale, avrà sul suo pc il tutto. Non è preparato? Ahi, non è un buon segnale.

Il luogo dell’intervista
Ora le farmacie hanno spesso uffici piccoli, ma mettere a proprio agio le persone si può fare anche lì. Fate accomodare, e fate in modo di poter controllare il tempo senza farvi notare. Offrire un caffè… perché no? Secondo il mio personale avviso i colloqui vengono meglio. Npc: se vi chiudono in un angolino, davanti a una scrivania colma di scartoffie, dove non avete nemmeno lo spazio per appoggiare un foglio A4; se il titolare risponde al telefono in continuazione durante il colloquio; se entra qualcuno continuamente, avrei qualche dubbio. Ho visto comportarsi così farmacie molto importanti! Non è un buon segno. Ma non fatevi scoraggiare.

La lista delle domande
Quali domande porre? Il piano a 7 punti di Alec Rodger definito negli anni ’50 potrebbe essere utile. I sette punti che Alec Rodger considerava fondamentali per tracciare un ipotetico profilo di un collaboratore sono i seguenti:
1. aspetto fisico, stato di salute, portamento e capacità di espressione e comunicazione
2. livello di istruzione, qualifiche professionali ed esperienza
3. intelligenza generale e capacità intellettuale
4. attitudini speciali: meccaniche, di destrezza manuale, facilità d’uso di parole o cifre
5. interessi culturali, pratici, costruttivi, sportivi, sociali, artistici
6. capacità di farsi accettare, influenza esercitata sugli altri, fermezza, affidabilità, fiducia in se stessi
7. circostanze legate a particolari esigenze di lavoro (straordinari, trasferte).

D. Mackenzie Davey propone alcune domande interessanti:
– È abbastanza (o troppo) intelligente per il ruolo?
– È probabile che resti?
– Come reagirà al superiore?
– Legherà con i colleghi?
– Gli impegni familiari sono un ostacolo a eventuale straordinario?
– È affidabile?
– Sovraccarico o urgenza?
– Desidera il posto solo per denaro?

A queste domande, o alla stragrande maggioranza di esse, dovrò saper rispondere al termine del colloquio. Npc: le stesse domande rappresentano punti importanti di confronto con il selezionatore. Ribadisco l’importanza della trasparenza, ma anche una forte consapevolezza di voler costruire il proprio piano di crescita. Il canale farmacia vedrà crescere opportunità importanti per i collaboratori, bisognerà prendere iniziative per far crescere il proprio valore professionale. Sapendo cosa si offre e cosa si riceve. Il mercato di riferimento crescerà.

Prepararsi al colloquio
Il ruolo è definito: cosa vuol dire farmacista al banco? Alcune volte è meglio precisare quali sono le aspettative sul ruolo. Ma questo meriterebbe un articolo a sé.
Esaminate domanda, assunzione e curriculum, prendete nota delle lacune o temi di interesse. Indagate su attività del tempo libero, situazione familiare, situazione sanitaria, ambizioni, motivi dell’abbandono del posto precedente, materie scolastiche in cui andava meglio (soprattutto per i giovani).

Gli errori da evitare
Vedo spesso alcuni errori; provo a indicare qui di seguito i principali:
– Rileggere il CV: Non serve a nulla e non ci dice nulla in più. Fa passare tempo ma non lo impiega bene. Usate il tempo per ascoltare l’interlocutore.
– Entrare subito nel vivo: Il candidato è teso, meglio una domanda rompighiaccio sul tempo o sul viaggio per raggiungervi. Poi dettate il ritmo in questo modo: fate una traccia dell’incontro, un piccolo ordine del giorno. “Prima di tutto risponderò alle sue domande sul lavoro e poi le chiederò di parlarmi di lei”.
– Non fare domande che suggeriscono risposte: Lei chiaramente sa fare cross selling, giusto? Che volete che si risponda? Chiaro che so farlo!

Come concludere l’intervista
1. Consultate gli appunti di preparazione
Controllate se avete chiesto quello che vi eravate ripromessi di fare, anche mostrando il fatto che leggete.
2. Invitate a integrare
“C’è qualche tema che non abbiamo affrontato che per lei è importante aggiungere?” Male non fa: aggiunge la possibilità di specificare qualcosa al candidato a cui tiene davvero.
3. Informazioni anche durante il commiato.
Più di una volta ho raccolto spunti importanti accompagnando all’uscita il candidato: anche quei secondi fanno parte del colloquio. Npc: non abbassate la guardia! Siate naturali, ma professionali come prima.
4. Comunicate quando sarà richiamato per una risposta
Dopo aver fatto un colloquio si crea un’aspettativa. È corretto dare un feedback, che potrà essere in qualsiasi forma. Ma ci deve essere. Npc: se non arriva il feedback, e il posto era interessante, chiedetelo voi. Avrete informazioni di prima mano (posto assegnato, selezione sospesa…), e soprattutto sarete percepiti come precisi e professionali. Il feedback è il modo di capire come è andato davvero il colloquio. E di costruire il prossimo.

Una buona intervista è la partenza di un nuovo posto di lavoro. Spero possa permettervi di non dire più: “non trovo farmacisti”, ma: “trovo validi collaboratori”. E ai candidati: “ho incontrato un titolare che mi ha fatto un bel colloquio di selezione: speriamo mi chiamino”.

(di Nicola Posa, Farma Mese 7-2019, © riproduzione riservata)

2019-09-12T18:06:33+00:00