L’Italia in “pole position”

Un’indagine realizzata da Stada Group Health registra le aspettative dei cittadini europei sul futuro della loro salute e fotografa i loro atteggiamenti nei riguardi degli stili di vita, delle malattie, delle cure e dei farmaci. Ottimo il giudizio espresso dagli italiani nei riguardi della farmacia e dei consigli del farmacista.

In pole position si trovano gli spagnoli e gli italiani, seguiti da russi, inglesi e serbi, tutti in maggioranza “positivi” nel giudicare come sarà il futuro della propria salute, mentre tedeschi, belgi, polacchi e francesi registrano percentuali inferiori. È quanto risulta dall’indagine “The future of your health – Report 2019”, realizzata online da Stada Group Health tra novembre e dicembre 2018 in 9 Stati europei. Una ricerca peraltro approfondita, dato che sono stati interpellati ben 18.000 uomini e donne tra i 18 e i 99 anni, consentendo così di fotografare il vissuto di cittadini che vivono in situazioni ambientali, sociali e sanitarie diverse, e non soltanto con stili di vita, tradizioni e culture differenti, ma anche con sistemi sanitari diversificati sia per efficienza delle strutture ospedaliere, sia per la funzionalità dei servizi offerti.
Un primo dato è positivo: la maggior parte degli intervistati (53%) si dichiara ottimista, soprattutto i giovani al di sotto dei 34 anni e gli abitanti delle grandi città e per vari motivi. Innanzitutto perché viene giudicato soddisfacente il sistema sanitario proposto, ma soprattutto perché si ritiene che il progresso scientifico permetterà di curare molte malattie. C’è grande attesa, quindi, verso una positiva evoluzione delle cure mediche, grazie all’apporto delle tecnologie digitali.
Come si diceva, i più ottimisti sono gli spagnoli (62%), che giudicano il loro sistema sanitario, con i suoi centri regionali, uno dei migliori al mondo. Seguono poi gli italiani (58%), soprattutto le persone con livello sociale e istruzione più elevati, mentre in fondo alla classifica troviamo i polacchi e i francesi, al confronto alquanto pessimisti, in particolare quanti abitano nelle zone rurali.

Altri risultati
L’indagine della multinazionale Stada Group Health non si limita a cogliere i giudizi più o meno favorevoli degli abitanti dei 9 Paesi, ma poi entra nel dettaglio delle loro abitudini e stili di vita. Interessante annotare, per esempio, che vitamine e integratori alimentari non sono soltanto una moda italiana, ma stanno conquistando sempre di più la fiducia degli europei.
Si diffonde, così, l’idea che questi prodotti siano parte importante di un sano stile di vita, tant’è vero che per il 28% degli intervistati assumere una dose giornaliera è diventato un modo per gestire al meglio la propria salute.
Altri interessanti dati emergono ancora dalla ricerca:
• Il 57% degli intervistati ha paura dell’invecchiare, soprattutto per la preoccupazione di dover dipendere, nell’età avanzata, dagli altri. Da qui la ricerca di rimedi che consentano di poter diventare vecchi in buona salute
• Il 63% conosce e utilizza i farmaci equivalenti, mentre l’81% non conosce i biosimilari.
• Il veganismo risulta un tema molto dibattuto: il 38% lo rispetta o lo applica (ma la maggior parte dei tedeschi e dei russi si dichiarano contrari). Un ulteriore 4% dichiara di seguire una dieta vegetariana.
• Il 60% circa (due intervistati su tre) esprime piena fiducia nella medicina classica, nei medici e nei farmacisti, gli uomini più delle donne.
• Controverso è il giudizio sulla necessità che i farmaci siano prescritti dal medico: la metà degli intervistati vorrebbe abolire la prescrizione, mentre l’altra metà la ritiene utile. Un’opinione contrastante che cambia da Paese a Paese, in base ai diversi servizi sanitari, alle abitudini e alle specifiche esigenze.
In Russia, per esempio, la prescrizione per alcuni farmaci esiste solo teoricamente, perché poi in pratica sono comunque disponibili anche senza la ricetta.
• Solamente quattro persone su dieci partecipano a screening preventivi contro il cancro al seno, al colon, alla prostata o per prevenire i melanomi.
• E ancora, risulta che Il 56% si dichiarerebbe disponibile a farsi operare da un robot (63% uomini, 49% donne).

Piccoli disturbi e automedicazione
La ricerca ha consentito di approfondire anche il giudizio degli intervistati nei riguardi dei piccoli disturbi e dell’automedicazione.
Al riguardo, essenzialmente due risultano i comportamenti adottati dagli europei:
• il 27% dichiara di seguire i tradizionali rimedi casalinghi, come il ricorso alla fitoterapia (per esempio,menta piperita, zenzero, bicarbonato di soda), o ad altri prodotti della tradizione locale.
• un altro 27% dichiara di ricorrere a farmaci già utilizzati e spesso presenti nell’armadietto di casa.Quando ne sono sprovvisti vanno a comperarli in farmacia, o da altri rivenditori ritenuti più convenienti.
Questi sono i dati in generale.
Se poi scendiamo nel dettaglio, allora risulta che la prima soluzione è particolarmente diffusa in Germania (49%) e Polonia (42%), mentre la maggior parte degli italiani non ama i “rimedi della nonna” (vi fa ricorso solo il 14%, la percentuale più bassa tra i Paesi analizzati). L’uso invece dei farmaci di automedicazione risulta molto diffuso in Russia (49%), da un terzo circa dei francesi e dal 29% degli italiani.
Parlando di automedicazione, ecco un dato che vede gli italiani in testa alla classifica: il ricorso al consiglio del farmacista. Si sa che nei piccoli disturbi, quando si manifestano i primi sintomi, la consulenza di un esperto è molto importante, tant’è vero che si parla di “automedicazione controllata”.
Il ricorso al farmacista per farsi consigliare i farmaci o i rimedi più appropriati risulta interessare, in generale, il 19% dei cittadini dei nove Stati, ma se scendiamo nel dettaglio vediamo che i francesi e gli spagnoli, i più vicini a noi, segnano una percentuale del 20-22%, vale a dire una ogni 5 persone circa.
In Italia, invece, la quota di pazienti che, per i piccoli disturbi, ricorre al consiglio del farmacista raggiunge il 32%, vale a dire uno su cinque.


Se, invece, il disturbo preoccupa particolarmente o il sintomo è sconosciuto (15%), allora i pazienti consultano il medico e si fanno prescrivere un farmaco.
Gli Italiani, pertanto, si fidano dei loro farmacisti più degli altri europei, sia nell’ambito dei farmaci di automedicazione, sia nei riguardi degli “etici” più impegnativi.
La ricerca indica che il 58% degli intervistati si consulta con il proprio farmacista su caratteristiche, impiego ed effetti collaterali dei prodotti acquistati, contro una media del 39% degli altri europei. Al riguardo, però, si registra una grande variabilità da Paese a Paese: il 37% dei russi, per esempio, cerca su internet il farmaco adatto al proprio malessere e un altro 37% sa già quale farmaco comperare e preferisce farlo nella farmacia con un servizio rapido.
La ricerca evidenzia, infine, altri quattro comportamenti, peraltro meno frequenti:
• poco meno di un quarto degli intervistati (23%) di solito sa quale farmaco acquistare e gradirebbe un servizio rapido: non soltanto i russi, come prima indicato, ma anche gli Inglesi (32%), mentre soltanto il 16% degli italiani si comporta così.
• il 19% degli intervistati non evidenzia particolari esigenze, limitandosi a chiedere una consulenza.
• il 19% cerca la convenienza e quindi cerca il prodotto meno costoso. Anche Il 17% degli italiani si comporta così.
• il 18% consulta internet prima di andare a comperare un farmaco, in modo da poterne discutere con il farmacista.
Il 16% degli italiani fa lo stesso.
Le risposte potevano essere multiple, per cui la somma delle percentuali supera il 100%.

Conclusioni
L’ottimismo espresso dagli intervistati sul futuro della propria salute dipende da vari fattori.
Per quanto ci riguarda, dalla ricerca emerge che l’Italia ha un punto di forza nei suoi farmacisti, nella loro capacità di dare risposte concrete ed esaurienti alle domande dei cittadini.
È una fiducia che il farmacista italiano si è conquistato nel tempo, garantendo al cliente un comportamento professionale e un consiglio sanitario competente, e quest’aspetto contribuisce a far sì che gli italiani risultino tra i più ottimisti. Peraltro va considerato che questa indagine non è una ricerca fatta in casa, e quindi sospettabile di essere compiacente o strumentalizzata. Pertanto, sapere che gli italiani ottengono buoni risultati rispetto agli altri nove Stati analizzati e verificare che il farmacista italiano gode ancora di tanta fiducia non può che farci piacere, perché testimonia l’importante ruolo della farmacia.

(di Barnaba Grigis, Farma Mese 8/2019 © riproduzione riservata)

2019-10-16T10:02:47+00:00