Un fisco sempre più curioso

Non è necessario andare in televisione per partecipare al Grande Fratello; l’Agenzia delle entrate è sempre più attiva nel contrastare l’evasione fiscale. Con la nostra esperta, dottoressa Paola Castelli, vediamo in cosa consiste l’“evasometro” (prima denominato anche “risparmiometro”).

Dottoressa Castelli, come funziona l’evasometro?
L’evasometro rappresenta un ulteriore strumento rispetto al redditometro (sospeso nel 2018 dal Decreto Dignità, ma ancora in vigore per gli arretrati 2015), alla fattura elettronica e allo scontrino elettronico a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per contrastare l’evasione fiscale.
In pratica l’evasometro misura il “rischio di evasione”, incrociando i movimenti bancari con quanto indicato nella relativa dichiarazione dei redditi.
L’evasometro è nel pieno della sua fase sperimentale: il software passerà ai raggi X i conti correnti, concentrandosi in particolare su saldo e lista movimenti.
Grazie a un algoritmo standard in grado di segnalare gli scostamenti tra saldo annuale iniziale e saldo finale di conto corrente, l’Agenzia delle entrate incrocerà i dati con quanto risulterà dichiarato e, in presenza di scostamenti consistenti e non giustificabili rispetto alla dichiarazione dei redditi, selezionerà i contribuenti “monelli”.

Qual è la soglia di scostamento che fa scattare l’alert?
Il campanello d’allarme scatta in presenza di uno scostamento superiore al 20% tra quanto risulta dal saldo finale di conto corrente e quanto dichiarato al fisco.

Tutti possono finire sotto la lente del fisco?
Attualmente non tutti. Ad agosto dell’anno scorso l’Agenzia delle entrate aveva approvato una prima procedura sperimentale riferita alle società di persone e alle società di capitali che, relativamente al periodo d’imposta 2016, non avevano presentato la dichiarazione ai fini delle imposte dirette e dell’iva ovvero che l’avevano presentata senza dati contabili significativi, ma allo stesso tempo avevano avuto accrediti sui propri conti correnti.
L’8 agosto di quest’anno (provvedimento prot. n. 669173/2019) l’Agenzia delle entrate ha avviato una seconda procedura sperimentale applicabile alle società di persone e società di capitali per le quali, relativamente ai periodi d’imposta 2016 e 2017, emerge un’incoerenza tra le disponibilità finanziarie risultanti dalle informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari e i ricavi/volume d’affari (oltre l’iva) dichiarati. In pari data l’Agenzia delle entrate (Circolare n. 19) ha poi stabilito che “gli uffici avranno cura di completare, entro l’anno, la sperimentazione, in ordine al campione di posizioni selettive individuate sulla base delle informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari per le persone fisiche con riferimento al periodo d’imposta 2014”.
L’estensione dello strumento di controllo in esame alla generalità dei contribuenti sembra scontata.

Cosa succede dopo l’alert dell’evasometro?
L’Agenzia delle entrate dovrà instaurare il contraddittorio con il contribuente ritenuto a rischio, con onere della prova a carico di quest’ultimo: il contribuente verrà, infatti, invitato a comparire di persona o tramite un suo rappresentante e sarà lui a dover fornire la documentazione cartacea atta a giustificare le presunte anomalie e a provare, quindi, il suo corretto operato (per esempio, un aumento improvviso delle entrate potrebbe essere dovuto a un lascito ereditario o a una donazione ovvero alla vendita di un immobile).
È sempre meglio giocare d’anticipo: per fornire tempestivamente prove a supporto della propria innocenza fiscale, è, quindi, importante conservare ordinatamente la documentazione bancaria unitamente alla dichiarazione dei redditi e alla relativa documentazione cartacea nonché, nel movimentare i propri conti correnti, è opportuno prestare molta attenzione alle causali dei bonifici in entrata e in uscita (massima precisione nella causale e allegare alla copia del bonifico la relativa pezza giustificativa) e ai documenti che accompagnano incassi e pagamenti.
In conclusione, niente panico perché i farmacisti sono soggetti molto scrupolosi e fiscalmente virtuosi, ma, come sempre, prevenire è meglio che curare. Questo anche alla luce di un ulteriore controllo, denominato “comunicazione oggettiva”, che scatta in presenza di un utilizzo anomalo dei contanti: le banche, le poste e gli istituti di pagamento devono, infatti, comunicare all’Uif (unità di informazione finanziaria presso la Banca d’Italia) chi, tra prelievi e versamenti, movimenta denaro contante di importo pari o superiore a euro 10.000,00 in un mese, anche se la movimentazione viene effettuata attraverso più operazioni singolarmente pari o superiori a euro 1.000,00.

(Farma Mese 8-2019 © riproduzione riservata)

2019-10-11T10:23:11+00:00