Il futuro è adesso

Ci sono dei salti nella storia che determinano una discontinuità nell’organizzazione della società; nel passato erano provocati quasi sempre da guerre militari, negli ultimi decenni prevalgono i conflitti economici. I cambiamenti che ne derivano non sono facili da interpretare quando se ne è quotidianamente coinvolti, perché il giudizio contemporaneo non è obiettivo, ma sempre influenzato dalle contingenze personali. Eppure è molto importante quantomeno annusare la portata del cambiamento, poiché se non si reagisce rapidamente, l’innovazione culturale o tecnologica sarà in grado di produrre stravolgimenti tali che -se non compresi, cavalcati e governati- porteranno alla perdita di valore delle proprie conquiste sociali e lavorative. Pertanto, forse non sbagliamo se consideriamo questi anni, anzi questi mesi, come cruciali per il futuro della farmacia. È il pensiero che ci viene partecipando alle interessanti sessioni di PharmEvolution 2019.

È la nostra stessa storia, peraltro, che ci insegna a cavalcare sempre l’evoluzione. Infatti, la scomparsa del farmacista galenico ha evidenziato una debolezza nel nostro secolare e autorevole ruolo professionale, coperta in questi decenni dall’imponente traino del farmaco di sintesi chimica, che ha determinato la rivoluzione terapeutica con grande beneficio per la farmacia, canale terminale della cessione del prodotto al consumatore-paziente. Oggi, superata questa fase, emergono crepe strutturali molto profonde, per coprire le quali va rivista la “mission” della professione.

Attualmente sembra che, in Italia e in Europa, sia stato individuato come vincente e attuabile il modello della Pharmaceutical care, declinato nelle attività racchiuse nella formula della “Farmacia dei servizi”. A riprova di ciò diamo conto di come il National health Service britannico (l’equivalente del nostro Ssn) ha di recente stanziato 13 miliardi di sterline (pari a circa 15 miliardi di euro) in un progetto della durata di 5 anni sulla gestione della cronicità della patologia cardiovascolare; destinatarie del finanziamento sono le farmacie britanniche. La notizia ha qualcosa di clamoroso, per la portata del finanziamento, soprattutto se confrontata con lo stanziamento di 36 milioni di euro che l’Italia ha messo sul piatto in 3 anni per la sperimentazione della farmacia dei servizi. Con ciò non si vuole sminuire l’importanza strategica del finanziamento italiano (che si ottiene, oggi, per la prima volta dopo anni di attesa), né rimarcare il gap con l’entità del finanziamento d’oltremanica; piuttosto si vuole evidenziare con soddisfazione quale possa essere il potenziale di interesse e di crescita verso un’attività che riconosce in maniera specifica il ruolo professionale del farmacista e della farmacia territoriale.

I punti di forza della farmacia
Per far fronte al nuovo scenario il farmacista deve mettersi in discussione, ovvero rendersi disponibile al cambiamento. Siamo convinti che il farmacista italiano abbia il potenziale per svolgere un ruolo strategico, in particolare, nella gestione della cronicità con l’attuazione di protocolli per la gestione e il miglioramento dell’aderenza terapeutica. Ciò avrebbe grande impatto nelle scelte di politica sanitaria, poiché oggi una quota maggioritaria della spesa è rappresentata dalla gestione dei pazienti cronici, a causa dei fenomeni demografici di invecchiamento della popolazione. Così come concepito, il sistema tende a non essere più sostenibile dal punto di vista economico e sanitario, perché è in prevalenza ospedale-centrico. Dovrà, invece, divenire paziente-centrico, spostando sul territorio la gestione della cronicità.
Ciò presuppone l’abbandono della logica dei finanziamenti e delle responsabilità a silos e l’attuazione di nuove modalità di finanziamento, di controllo e di valutazione delle performance. Il farmacista dovrà essere parte di un’alleanza di filiera orizzontale (tra la rete delle farmacie e gli operatori sanitari del territorio, ovvero medici di medicina generale, pediatri e infermieri) e verticale (con l’industria, la distribuzione, le istituzioni e gli enti pagatori pubblici e privati). In tal modo, l’appropriatezza prescrittiva, che è il driver della spesa e del finanziamento pubblico, potrà essere verificata attraverso l’aderenza terapeutica, garantendo migliori performance economiche e, soprattutto, sanitarie.
La farmacia possiede oggi alcuni vantaggi competitivi che le permettono di ritagliarsi una posizione forte nei confronti degli interlocutori. Infatti, possiede i dati sanitari dei pazienti (consumi, patologie e via dicendo); si tratta di big data, che, se strutturati ed elaborati con algoritmi di intelligenza artificiale, potranno assumere grande valore epidemiologico ed economico. La farmacia possiede, poi, una consolidata e storica relazione con il paziente (human touch) che, malgrado il proliferare di fenomeni quali l’e-commerce o la consegna a domicilio con sistemi avanzati (per esempio, i droni), non sarà scalfita per ragioni antropologiche. La farmacia, inoltre, garantisce elevate accessibilità e prossimità che le consentono di essere un asset capillare del Ssn e una dorsale logistica per attuare e potenziare le attività di prevenzione e promozione della salute sul territorio.

I campi su cui operare
Allo stesso tempo, è bene essere consapevoli che la farmacia dovrà, invece e rapidamente, recuperare posizioni e performance in altri campi. Dovrà creare partnership forti con società che posseggono know how di competenze a noi estranee (per esempio, Microsoft per la gestione dei big data, Amazon per le consegne a distanza). Dovrà strutturare un grande programma di formazione, l’unica garanzia per dimostrare le proprie competenze sull’innovazione scientifica e tecnologica. La formazione dovrà riguardare il titolare e i collaboratori; dovrà essere certificata e validata, poiché tutti i processi lavorativi, soprattutto i servizi cognitivi, acquisiscono valore professionale ed economico soltanto se sottoposti a certificazione e validazione.
Sarà, quindi, necessario programmare un piano di investimenti sulla formazione: sia da parte delle aziende portatrici di innovazione, verso gli operatori sanitari, sia da parte delle farmacie, soprattutto nei confronti dei collaboratori, sia da parte degli stessi farmacisti, soprattutto i giovani, attraverso la scelta di ambiti di specializzazione qualificata. La farmacia dovrà poi politicamente garantirsi uno spazio professionale nella gestione del fascicolo sanitario elettronico e del dossier farmaceutico, che saranno le autostrade digitali dove passeranno tutti i dati sanitari dei cittadini. La farmacia dovrà riuscire a dotarsi di attività per far sì che la fidelizzazione del paziente al punto vendita e alla rete delle farmacie si leghi in misura sempre maggiore ad attività professionali, piuttosto che ad azioni di marketing (come scontistiche e fidelity card).

La farmacia, insomma, dovrà riuscire a portare a compimento il processo descritto a dispetto di un’incertezza normativa che potrà in futuro arrivare a normare situazioni di fatto, e in questo caso è bene che il vantaggio competitivo non venga lasciato a terzi. Infine, dovrà essere attuata una campagna culturale verso i farmacisti per superare la resistenza al cambiamento: è giusto non lasciare indietro nessuno, ovvero fornire e garantire strumenti adeguati per tutti, ma non è possibile aspettare gli ultimi, pochi o tanti che siano.
Sarebbe davvero pericoloso sopportare un ulteriore ritardo, anche perché stavolta non ci saranno più gli alibi politici, ma saranno le catene del capitale che, raggiunta la massa critica, manifesteranno il loro potenziale. Come scritto in apertura, in Inghilterra, dove le catene sono storicamente presenti, il know how è talmente consolidato e di elevato profilo da far convogliare risorse economiche 500 volte superiori a quelle oggi stanziate in Italia, a vantaggio delle farmacie preparate a sostenere l’innovazione.

(di Claudio Distefano, Farma Mese 9-2019 © riproduzione riservata)

2019-11-08T16:28:21+01:00