Il motore della macchina Federfarma

Sono molti i compiti che spettano a Roberto Tobia (nella foto), non soltanto far funzionare la macchina Federfarma, ma come segretario nazionale coordinare le attività ed eseguire le delibere degli organi direttivi del sindacato. Molte, quindi le domande da fargli, ma il primo pensiero va subito al suo predecessore, il caro amico Osvaldo Moltedo, prematuramente scomparso. “Subentrare a lui in quest’impegno -precisa subito Roberto Tobia- non è certo facile, è una grande responsabilità che comporta un impegno continuo e costante. Osvaldo è stato per la categoria e per me un grande punto di riferimento, un esempio concreto di come bisogna interpretare il ruolo, con quel senso di responsabilità che lo ha sempre contraddistinto. Moderato nei toni, capace di mediazione senza perdere di vista l’obiettivo da raggiungere”.

Eredità non certo facile, così come non semplice è coltivare i rapporti con i politici e con i parlamentari, vista la frequenza con cui cambiano questi interlocutori. È come tessere la famosa tela di Penelope?
Rapportarsi costantemente con il mondo della politica è fondamentale, perché permette di tenere al corrente sulla realtà normativa ed economica di un settore coloro che prendono le decisioni. Nei Paesi anglosassoni tale attività di informazione ha una lunga tradizione: si chiama “fare lobby”, ovvero instaurare un rapporto, dare informazioni su un certo settore, in modo che siano prese le decisioni migliori per gli operatori economici, ma anche e soprattutto per i cittadini e per la collettività nel suo insieme. In Italia, invece, l’espressione “fare lobby” è ancora -erroneamente- considerata una attività ai confini della legalità. Personalmente sono invece convinto che solo una classe politica ben informata possa comprendere appieno le ragioni della farmacia e le condizioni necessarie -a partire dalla sostenibilità economica- per mantenere e sviluppare il servizio farmaceutico e aumentare le prestazioni che si vogliono offrire ai cittadini. Un dialogo che deve essere continuo e avere come obiettivo quello di salvaguardare la farmacia e di costruire una sanità migliore.

Parliamo di remunerazione e di Convenzione. Sulla prima, dopo il grande consenso dell’Assemblea, quali saranno i prossimi passi? Ritiene che la parte pubblica accetterà la proposta Federfarma?
Ridefinire la remunerazione della farmacia è essenziale ai fini del suo sviluppo e della sua sostenibilità. Il ministro Roberto Speranza si è dichiarato disponibile a riaprire il Tavolo di confronto su questo tema e siamo fiduciosi che si riesca ad arrivare nei tempi dovuti a una soluzione equa. Federfarma, intanto, sta lavorando ad approfondimenti di carattere tecnico, supportata dall’ampio consenso ottenuto nell’ultima Assemblea, a ottobre, sulla proposta che verrà presentata al Governo.

E per quanto riguarda il tema della Convenzione? Riusciremo, dopo ormai vent’anni, a portarla a casa?
Sulla Convenzione il Tavolo è stato riaperto a luglio. Si sono tenuti degli incontri tecnici, durante i quali sono stati sciolti alcuni nodi e diverse proposte di Federfarma sono state giudicate con favore. Ora il confronto si sposta sul piano politico. Nel frattempo è stato dato il via libera ufficiale alla sperimentazione concreta della farmacia dei servizi: si tratta di un importante passaggio che permetterà di acquisire elementi utili ai fini di definire alcuni aspetti nell’ambito della nuova Convenzione.

Ricordo che avevate attivato una task force per la rivisitazione dei farmaci Pht e per una razionalizzazione della Dpc. Come state procedendo su questo versante?
Subito, appena insediatasi, la nuova dirigenza ha organizzato una task force per coordinare, sul territorio, le trattative tra la parte pubblica e le singole organizzazioni territoriali di Federfarma. Sicuramente la Dpc è un argomento particolarmente delicato, anche per la forte variabilità che si registra tra Regione e Regione e talora anche tra Asl di una medesima Regione. Sarebbe necessario che l’elenco dei farmaci che devono essere distribuiti in assistenza diretta (Dd, attraverso le strutture pubbliche) venisse revisionato dall’Aifa e aggiornato ogni anno, come dice la legge, per uniformarsi alle novità in campo scientifico. Ma questo non succede. Inoltre le singole Regioni tendono ad applicare la Dpc in maniera molto disomogenea. Così i cittadini sono trattati in modo diverso secondo il luogo di residenza. E questo non è equo. Come Federfarma abbiamo subito presentato ricorso quando l’Aifa ha inserito nel Pht farmaci che da anni erano in fascia A, come se improvvisamente tali medicinali fossero risultati pericolosi e da monitorare in modo stringente. La distribuzione in Dpc attraverso le farmacie agevola i malati e le famiglie, non è fonte di spreco economico (come è invece la diretta), permette alla farmacia di effettuare il controllo sull’aderenza terapeutica e al farmacista di rimanere aggiornato sulle nuove molecole. Di converso la distribuzione diretta è scomoda per il cittadino, fonte di spreco, per esempio quando vengono forniti farmaci per periodi lunghi, e i suoi costi rimangono sempre nebulosi, nascosti in varie voci dei bilanci pubblici. Distribuire tutti i farmaci in farmacia significa anche dare piena espressione al ruolo sociale che la farmacia svolge sul territorio, in particolare nelle zone rurali e nelle cosiddette aree interne, dove sono assenti persino i servizi basilari. In questi territori la farmacia rappresenta spesso l’unico presidio del Servizio sanitario nazionale, l’unico punto di riferimento per i cittadini, in particolare per gli anziani e i malati cronici.

Anziani e malati cronici che saranno i primi a trarre vantaggi dalla “Farmacia dei servizi”, non è vero?
In realtà ne avrà vantaggio tutta la popolazione e anche lo stesso Ssn. Per questo siamo molto soddisfatti per la recente approvazione, da parte della Conferenza Stato-Regioni, del provvedimento che dà il via libera alla sperimentazione dei nuovi servizi in farmacia. L’obiettivo del provvedimento, alla cui stesura ha partecipato il gruppo di lavoro di cui faceva parte anche Federfarma, è quello di ottenere maggiore omogeneità sul territorio, rispetto a una situazione che vede i servizi a macchia di leopardo e con costi a carico dei cittadini. Si tratta, invece, di dare ai cittadini le stesse opportunità di salute, valorizzando il ruolo delle farmacie e ponendo i servizi offerti a carico del Ssn, in quanto producono salute e risparmi. Pensiamo, per esempio, a quanto costi al Ssn e alla salute collettiva la mancata aderenza alla terapia prescritta dal medico. Sono molti i malati che dimenticano di assumere alcune dosi, o riducono, o interrompono la terapia. Con il risultato di peggiorare le patologie e di porre maggiori oneri a carico del Ssn, per ricoveri e cure più invasive e costose rispetto all’assunzione di farmaci. L’aderenza è essenziale: con l’edizione del DiaDay, quest’anno andremo proprio a valutare quanto il paziente diabetico segua la terapia. Vantaggi alla collettività deriveranno anche dal diffondersi delle autoanalisi e degli screening e dalle attività di telemedicina che, già attivate in alcune Asl, consentono d’intervenire precocemente e di salvare molte vite. È giusto che tutti questi servizi siano estesi a un maggior numero di persone. Per un malato cronico e per la sua famiglia è particolarmente utile anche il nostro servizio di front office nei confronti del Ssn: prenotare una visita specialistica o un’analisi, pagare il ticket o ritirare un referto nella farmacia sotto casa, invece di recarsi fisicamente nella struttura pubblica, può semplificare notevolmente la vita.

Anche la revisione dello Statuto ha ottenuto la piena approvazione dell’Assemblea. Soddisfatto, anche se i compiti del segretario nazionale risultano ridimensionati?
Molto soddisfatto, perché le modifiche, elaborate da una apposita commissione nominata nel dicembre 2017, sono ispirate all’obiettivo di una maggiore partecipazione alle attività degli organi previsti dallo Statuto. Con queste modifiche lo Statuto garantisce, tra l’altro, un ampliamento dei poteri del Consiglio nazionale (che finora si è chiamato Consiglio delle Regioni) e un aumento dei delegati dell’Assemblea nazionale (per tenere in maggior conto il numero delle farmacie associate alla singola Associazione provinciale). Sono soddisfatto delle modifiche introdotte così come del metodo di lavoro di piena condivisione, utilizzato sia per individuarle che per approvarle. In particolare si è scelto di coinvolgere un maggior numero di colleghi che collaborano nella attività sindacale, attribuendo loro la responsabilità sia nella gestione del Centro studi che in quella del Comitato redazionale.

C’è molta carne al fuoco. Che cosa devono aspettarsi i farmacisti nel 2020?
La farmacia ha davanti a sé uno scenario di grandi cambiamenti: per l’evoluzione dell’andamento demografico, per la recessione del Paese, per i mutamenti in atto nel mondo delle professioni, per le aggregazioni conseguenti alla Legge sulla Concorrenza, per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. C’è molto da fare, con professionalità e impegno, sia per il singolo titolare di farmacia sia per il sindacato, in termini di salvaguardia della sostenibilità economica, aggiornamento, sviluppo dell’azienda. A due anni dalla approvazione della Legge Concorrenza si registra la nascita di gruppi di farmacie in ordine sparso sul territorio e l’accelerazione nel tempo di tale processo aggregativo. Un obiettivo prioritario è, quindi, la tutela e il potenziamento della farmacia indipendente. Federfarma si impegna per dare appoggio alle farmacie associate con l’obiettivo di fornire ai titolari tutti gli strumenti possibili affinché le singole farmacie possano competere con i grandi gruppi e rimanere aziende economicamente sostenibili e quindi indipendenti. In quest’ottica è stata creata “Sistema Farmacia Italia”, società di scopo tra Federfarma e Federfarma Servizi, socie al 50%. L’obiettivo è portare alle farmacie che aderiscono al progetto contratti con aziende, sulla base dei quali si potranno erogare servizi remunerati inizialmente dai privati e, successivamente, anche dalla parte pubblica. La fase seguente prevede la costruzione di una centrale di negoziazione per essere competitivi sul mercato, privilegiando l’aspetto organizzativo rispetto a quello meramente commerciale. In futuro un apposito format permetterà, alle farmacie che lo vorranno, di aderire a un modello ben preciso, uguale per tutte. Sistema Farmacia Italia è stata presentata come best practice italiana ai colleghi stranieri a Marsiglia, nell’ambito della sessione annuale di Farmacia Latina, suscitando vivo interesse e grande apprezzamento.
Federfarma continua poi a sostenere la necessità d’introdurre ulteriori paletti che attenuino l’impatto delle imprese del capitale nel mondo della farmacia. A tale proposito ricordiamo che oggi le catene, che possono essere interamente proprietà di non farmacisti, non possono acquisire più del 20% delle farmacie esistenti a livello regionale. Si tratta a nostro avviso di un sistema sperequato, che non permette alle farmacie indipendenti di adeguarsi progressivamente al nuovo contesto competitivo. In questo modo sarebbe danneggiato prima di tutto il cittadino, che rischierebbe di avere un servizio farmaceutico che procede a velocità diverse, con una penalizzazione degli abitanti dei piccoli centri e delle zone rurali.Spero che i gruppi che si stanno formando facciano riferimento a Federfarma e si associno al sindacato. Questo perché solamente insieme -farmacie indipendenti e catene- in sinergia, riusciremo a trovare ciascuno il proprio spazio e a risolvere alcuni nodi del servizio farmaceutico, mantenendone qualità ed efficienza. Soltanto così la farmacia riuscirà ad affrontare le nuove sfide, quali la gestione della cronicità, nuovi servizi e il rapporto con un Ssn sempre più attento nell’utilizzo delle risorse.

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese 9-2019 © riproduzione riservata)

2019-11-08T16:34:33+01:00