La salute dei Millennials

Si sentono bene, si dichiarano informati in materia di salute e temono eventuali malattie future più di quelle che li possono riguardare da vicino oggi. È il ritratto della popolazione dai 18 ai 35 anni che emerge da un’indagine realizzata da Elma Research in collaborazione con Aon per conto della Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, che a questa fascia di popolazione ha dedicato il suo 3° Congresso nazionale, tenutosi a Milano. Complessivamente l’indagine ha coinvolto 892 persone tra “Millennials” (26-35 anni) e “i-generation” (18-25 anni).
Vediamo i principali punti toccati.

La salute è in cima alle priorità per il 74% delle donne e per il 75% degli uomini under 35 intervistati, prima ancora di un lavoro sicuro o di una relazione sentimentale soddisfacente. Complessivamente prevale la percezione di poter contare su un’adeguata informazione in materia: il web è la prima fonte per i giovani fino a 25 anni, (52%), più dei canali medici ufficiali (medico di medicina generale e medico specialista) che seguono a ruota e a cui, invece, si affidano con più fiducia i Millennials (59%). In misura minore, poi, incidono il passaparola di familiari e conoscenti, e, per gli under 25, social network e scuola.
In media gli uomini si considerano in buona salute (54%), più delle donne (48%). Lo studio conferma la correlazione tra attività fisica e benessere, anche nella percezione individuale: chi pratica regolarmente sport si sente mediamente più in forma di chi si muove poco o per nulla. Tutti a dieta? Nemmeno per sogno: soltanto il 18% dei giovani segue una dieta specifica (per la quale le donne, più degli uomini, si rivolgono al medico) ma solo l’1% la segue per problemi di salute: prevalgono, invece, le diete vegetariana, proteica e vegana.

I controlli di prevenzione, nei quali le donne sono più scrupolose, vedono in testa esami del sangue e visita dentistica; seguono, per le donne, visita ginecologica e pap test e, per entrambi i sessi, controllo della pressione, esame delle urine ed elettrocardiogramma (quest’ultimo con prevalenza maschile). In cima alle malattie che fanno più paura ci sono i tumori (73%), seguiti dalle malattie neurodegenerative, disturbi psichici, stress e malattie cardiovascolari. I maschi, più delle femmine, sono preoccupati per le malattie sessualmente trasmissibili (27% contro 20%). «Questi dati mettono in evidenzia come i giovani temano soprattutto malattie tipiche di un’età più avanzata, quali tumori e malattie neurodegenerative» ha commentato Francesca Merzagora, presidente di Onda. «Questo è indice del fatto che ciò che preoccupa viene letto in una prospettiva futura, mentre le malattie sessualmente trasmissibili, che sono un reale pericolo in questa fascia d’età, compaiano solo al sesto posto».

La ricerca ha voluto poi indagare il rapporto che questa fascia di popolazione ha con le nuove tecnologie in rapporto alla salute. 6 intervistati su 10 utilizzano app per la salute, con una netta prevalenza delle donne che ne fanno uso per il monitoraggio del ciclo mestruale (51%); un quarto degli intervistati utilizza app per il fitness e circa il 15% si avvale di queste tecnologie per monitorare il sonno, il peso o il battito cardiaco. Non riscuotono particolare successo i cosiddetti “wearable device”, cioè i braccialetti o gli smartwatch per monitorare parametri legati a salute, benessere o fitness: vengono usati poco e in prevalenza dagli uomini (25% contro 13% delle donne).
Altro tema toccato dal sondaggio, quello delle dipendenze. Le risposte spontanee rivelano un primato della dipendenza da fumo (54%), seguito da quella da social network (19%) e da alcol (10%).
Il tema delle dipendenze, vecchie e nuove, è stato più diffusamente affrontato anche nel corso del 3° Congresso nazionale Onda.

Giovanissimi e dipendenze
La dipendenza da alcol, che può riguardare anche i ragazzini, si manifesta oggi con nuovi fenomeni come bere fuori dai pasti, in modo smodato (il cosiddetto “binge drinking”) o perfino consumare alcolici in associazione a psicofarmaci. Una nuova forma di dipendenza è quella “da videogioco” che porta il gioco a diventare una priorità.  Altra grande area delle dipendenze è quella da fumo. Benché il numero di fumatori sia complessivamente in calo, il tabagismo è in aumento sia tra le donne, sia tra gli adolescenti. L’età media della prima sigaretta è 17 anni, ma un 17% inizia anche prima, a meno di 15 anni. Il consumo di sigarette nella fascia d’età 15-24 è di 5/6 al giorno. Le informazioni sui danni da fumo non mancano, eppure non sono state sufficienti a fermare il fenomeno. Secondo uno studio congiunto di Onda e Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori), le soluzioni devono arrivare da più fronti, cominciando da un aumento sensibile del costo delle sigarette e all’estensione dei divieti di fumo, ma anche garantendo l’accesso gratuito ai centri di disassuefazione e ai farmaci per smettere di fumare, oltre, naturalmente, a migliorare l’informazione, con progetti che rafforzino il ruolo di scuola e famiglia e facendo leva, più che su tematiche percepite dai giovani come lontane nel tempo (il tumore al polmone), su questioni che sentono più vicine, come quella ambientale.

Dai dati presentati al congresso è emerso che ciò che accomuna queste dipendenze nei giovani è la percezione (errata) di poter mantenere il pieno controllo, grazie a una maggiore accessibilità alle informazioni. Su internet, sui social, il giovanissimo trova (o crede di trovare) tutte le risposte, anche le più sensibili, in modo anonimo e gratuito. Secondo lo “Studio Nazionale Fertilità” del 2018 promosso dal Ministero della Salute, 9 giovani su 10 si informano sul web anche in merito alla salute sessuale e riproduttiva, poiché non trovano riferimenti nella scuola e nella famiglia e non utilizzano i consultori. Ma qui s’imbattono in informazioni non soltanto non verificate, ma fruibili attraverso un impegno cognitivo sempre meno rilevante, basato sempre più su immagini e video e sempre meno sulla parola scritta. A questo si aggiunge la tendenza all’omofilia degli algoritmi dei social network, che propongono, cioè, a ciascun utente una selezione di contenuti vicini al proprio mondo e ai propri gusti, fino ad azzerare qualsiasi stimolo critico.
«Da una ricerca che abbiamo condotto su studenti delle scuole superiori milanesi (14-18 anni)» ha sottolineato Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia «emerge che la totalità del campione ha uno smartphone e il 56% lo usa anche di notte, il 37% ha usato almeno una volta sostanze illecite e la percentuale di chi si è ubriacato almeno una volta negli ultimi 6 mesi tocca il 40%. Tutti i ragazzi del campione con problemi di salute mentale avevano un ritmo sonno-veglia alterato, evidenziando come il sonno sia il nodo cruciale fra comportamenti disfunzionali e dimensioni psicopatologiche dei ragazzi».

Pensando al futuro
Il convegno ha anche toccato, tra gli altri, i temi della salute sessuale, della contraccezione e della genitorialità. Secondo il Rapporto Censis-Bayer (aprile 2019) sui comportamenti sessuali degli italiani tra i 18 e i 40 anni, il 63,3% ha avuto, nell’ultimo anno, almeno un rapporto non protetto, e non finalizzato al concepimento. Dopo il “picco” nell’uso del profilattico sfiorato nel 99/2000, in piena emergenza aids, il suo uso è calato drasticamente, fino a risalire a partire dal 2005, ma con valori ancora molto bassi. Non a caso, malattie sessualmente trasmissibili come sifilide e gonorrea sono in costante aumento.
Sul tema di genitorialità, infine, è emerso che l’età media della prima gravidanza si sta alzando (oggi è 31,9 anni) e che la popolazione under 35 continua a intendere la genitorialità come qualcosa che riguarda il futuro. Secondo gli indicatori demografici Istat 2019, la percentuale di donne che ritarda la ricerca della prima gravidanza fino alla quarta decade di vita sta enormemente crescendo nei Paesi occidentali e, considerata la curva fisiologia della fertilità (in netto calo dopo i 35 anni), si tratta di un problema con ripercussioni mediche (ricorso alla procreazione medicalmente assistita, non sempre con il successo auspicato) e sociali, con un un numero di figli minore a quello desiderato e un progetto familiare che non si realizza completamente.

(di Ilaria Sicchirollo, Farma Mese 9-2019 © riproduzione riservata)

2019-12-04T15:15:21+01:00