Quando la pelle si arrossa

Per rosacea si intende una dermatite cronica infiammatoria, solitamente localizzata al viso, che può interessare anche gli occhi (in questo caso si parla di rosacea oculare). La dermatosi è di frequente riscontro, prediligendo un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, e si manifesta soprattutto nel sesso femminile (F:M=3:1), mentre negli uomini sono più evidenti le manifestazioni fimatose dal carattere clinico ben specifico. Si localizza prevalentemente al centro del volto, ma può interessare anche mento, fronte e décolleté. È più comune nella razza caucasica e meno riscontrabile nei gruppi etnici africani e asiatici ed è più frequente nei fototipi chiari (I e II), anche se non risparmia neppure i fototipi III e IV.
L’eziopatogenesi della rosacea non è ancora del tutto chiarita e dagli studi scientifici emerge il ruolo di un’alterazione a carico dei sistemi immunitario, neurogeno e vascolare in risposta ai fattori scatenanti, sulla base di una predisposizione genetica, come i cambiamenti repentini di temperatura, il calore, l’esposizione solare, l’assunzione di cibi speziati, piccanti, caldi, il consumo di alcol, caffè e tè. Da non sottovalutare, infine, gli stress fisici ed emotivi. Come da una recente pubblicazione del Journal of the American Academy of Dermatology, un aumento del consumo di alcol -in particolare vino bianco e liquori- induce un più alto rischio di comparsa della rosacea soprattutto nelle donne. Le bevande alcoliche determinano numerosi effetti sul nostro fisico che si riflettono anche sulla pelle, poiché l’alcol indurrebbe un indebolimento della risposta immunitaria e una vasodilatazione che potrebbe correlarsi con l’aumento dell’eritema e del fenomeno del flushing (cioè l’arrossamento cutaneo).

ROSACEA: C’È ANCORA MOLTO DA CAPIRE
Sicuramente nella genesi della rosacea giocano un ruolo importante i processi infiammatori con comparsa di lesioni papulo-pustolose e di alterazioni vascolari dovuti in gran parte a un’alterata risposta dell’immunità innata verso stimoli diversi e fattori microbici locali. La complessità legata al sistema immunitario cutaneo innato induce una serie di reazioni a cascata ad attività pro-infiammatoria, con amplificazione di tale risposta verso gli stimoli esterni. Per quanto riguarda la presenza di microrganismi locali, la ricerca scientifica ha identificato in uno specifico acaro, denominato Demodex folliculorum, localizzato a livello del follicolo pilifero, un potenziale responsabile della rosacea. In particolare la forma clinica papulo-pustolosa è caratterizzata dalla presenza negli infundiboli follicolari di tali acari in maggiore quantità rispetto ai soggetti sani.
Negli ultimi anni la ricerca dermatologica ha consentito una maggiore comprensione dei meccanismi fisiopatologici correlati alle manifestazioni cliniche della rosacea, benché fosse già nota una sua predisposizione ereditaria. Infatti di recente sono stati identificati fattori genetici coinvolti nella patogenesi della malattia, quali due polimorfismi a livello di alcuni antigeni di istocompatibilità. Inoltre, da alcuni studi epidemiologici è emersa un’associazione tra la comparsa di tale dermatosi e altre patologie. È, dunque, ipotizzabile che la rosacea condivida alcuni di questi substrati genetici con altri quadri morbosi infiammatori gastrointestinali, come il morbo celiaco, il morbo di Crohn, la rettocolite ulcerosa, la sindrome del colon irritabile e la sindrome da iperproliferazione batterica (Sibo). Inoltre la rosacea è stata significativamente associata a malattia cardiovascolare, sindrome metabolica, e diabete mellito: tali patologie rapporterebbero con la rosacea un substrato infiammatorio, caratterizzato da aumentato stress ossidativo e rilascio di citochine proinfiammatorie.
La diagnosi e la classificazione della rosacea si basano essenzialmente sull’esplorazione clinica, infatti questa patologia cutanea è caratterizzata da diversi tipi di lesioni, quali eritema, che in genere si manifesta inizialmente in modo transitorio (flushing), per poi divenire persistente (rosacea eritematosa). Le teleangectasie (couperose) si localizzano con una disposizione che richiama il disegno di una ragnatela. La presenza di papule, pustole e noduli si differenzia dall’acne volgare nella sua distribuzione, anche se in passato ciò ha creato non poca confusione, identificando la rosacea come una varietà di acne (“acne rosacea”). Inoltre vi sono delle manifestazioni secondarie, che possono essere presenti con le caratteristiche primarie o comparire indipendentemente, quali ispessimento cutaneo (fima), edema, xerosi e interessamento oculare.
La comparsa della rosacea è preceduta da episodi di flushing in risposta a vari fattori, quali i cambiamenti della temperatura (freddo-caldo), il calore, l’esposizione ai raggi ultravioletti, l’assunzione di bevande calde, di alcolici, di cibi speziati e di stress emotivo. Al flushing possono essere associati sintomi, di intensità variabile, da lieve a moderata, quali sensazione di calore, pizzicore, bruciore e prurito.

UN SOLO NOME PER TANTE FORME
Secondo la classificazione dell’American National Rosacea Expert Committee sono identificabili 4 sottotipi: rosacea eritemato-teleangectasica, rosacea papulo-pustolosa, rosacea fimatosa e rosacea oculare. La forma eritemato-teleangectasica è quella più comune ed è caratterizzata da un eritema centrofacciale diffuso (Ecd) con sensazione puntoria e cociore. L’eritema può persistere a causa dell’insorgenza di numerose teleangectasie ed essere più o meno accentuato (di grado da lieve a grave). La forma papulo-pustolosa (Ppr) è caratterizzata da papule e pustole sempre associata a eritema, soprattutto nella parte centrale del volto. La rosacea oculare può accompagnare i quadri clinici suddetti (50%), comparendo contemporaneamente, precedendo oppure seguendo la forma cutanea ed essere indipendente dalla gravità di quest’ultima. Inizialmente si manifesta con un’aspecifica sensazione di secchezza e un eritema congiuntivale e in seguito possono comparire delle fini teleangectasie a livello congiuntivale. Nella maggior parte dei casi insorge sulle palpebre con una blefarite, ma può coinvolgere congiuntive, sclere e cornee. Possono essere poi presenti xeroftalmia (secchezza dell’occhio), eritema, teleangectasie del margine palpebrale, congestione dei vasi congiuntivali e depositi di concrezioni sebacee. Spesso è presente anche intenso prurito.
Il sottotipo fimatoso è caratterizzato da un’iperplasia del tessuto connettivo e delle ghiandole sebacee. Clinicamente si manifesta con ispessimento e superficie irregolare della cute. Possono essere presenti eritema, teleangectasie, pustole, papule e noduli. Il cosiddetto “rinofima” -ossia il cosiddetto naso del Cyrano de Bergerac, dall’omonimo personaggio di E. Rostand- ne è la forma più caratteristica e comune, ma questo sottotipo può comparire anche alla fronte (metofima), alle orecchie (otofima), alle palpebre (blefarofima) e al mento (gnatofima).
Come già accennato, il paziente con rosacea è un paziente che risente molto dei cambiamenti repentini di temperatura e dello stress, che acuiscono la malattia e i disagi psicologici associati, creando una sorta di circolo vizioso. Infatti la rosacea influisce negativamente sulla vita dei soggetti che ne sono affetti, poiché ha un impatto notevolmente visivo, oltre che avere una sintomatologia clinica a volte anche rilevante. Il flushing, così come l’eritema persistente e le lesioni papulo-pustolose interferiscono particolarmente nei rapporti interpersonali e nell’attività lavorativa: la qualità di vita può essere alterata da imbarazzo, ansia e depressione ed essendo la rosacea una dermatosi cronica, quest’ultima può peggiorare nel tempo se non curata e senza un’adeguata prevenzione. È fondamentale, dunque, migliorare le abitudini di vita e accompagnare il percorso di cura con una corretta terapia dermocosmetologica, che dovrà essere protratta nel tempo, oltre a intraprendere dei trattamenti farmacologici quando necessario.

FONDAMENTALI I TRATTAMENTI DERMOCOSMETICI AD HOC
Come ridurre al minimo i fattori che scatenano il flushing? Innanzitutto è importante applicare un fotoprotettore con Spf sempre molto elevato (50+) tutto l’anno, per proteggere il viso dai raggi ultravioletti A e B, evitare quando possibile di passare repentinamente da ambienti freddi a caldi e viceversa, come purtroppo accade nei mesi estivi e invernali, non assumere cibi speziati e piccanti, bevande alcoliche, te e caffè, non fumare e non utilizzare, nella routine quotidiana, cosmetici troppo occlusivi e irritanti.
Per la pulizia del viso è utile ricorrere a detergenti delicati, appositamente formulati per la cute sensibile, in latte, gel, acqua micellare, contenenti sostanze lenitive e decongestionanti (estratto di fiordaliso, per esempio, o sodio lattato, olio di crusca di riso, pantenolo, hamamelis virginiana, niacinamide), tamponando delicatamente la pelle durante l’asciugatura e non sfregandola mai con vigore. Sia al mattino, sia alla sera sono indicate poi le creme antirossore, contenenti sostanze ad azione antiflogistica, decongestionante e vasoprotettrice, come, per esempio, le saponine contenute in edera, rusco ed ippocastano, bioflavonoidi, antocianosidi, acido azelaico, anche in associazione con rutina (sostanza antiossidante e vasoprotettrice), complessi antirritanti, calendula, acido glicerretico, allantoina, alfa-bisabololo, gamma-orizanolo, betaglucano, hamamelis, alfa-glucano oligosaccaride (dall’azione riequilibrante della flora cutanea), acetyl tetrapeptide 15 (ad azione lenitiva), vitamine, acido ialuronico e derivati dell’olio d’oliva e della liquerizia, estratto di viola tricolor, ginkgo biloba.
Le creme da giorno per la rosacea possono contenere del pigmento verde, utile per contrastare l’eritema, mentre le creme serali si applicano se non è necessario impostare una terapia farmacologica topica, a base di sostanze che contrastano la presenza degli acari, come il metronidazolo e l’ivermectina. Infine, nelle forme più gravi possono essere associati anche degli antibiotici sistemici, quali le tetracicline a basso dosaggio, metronidazolo orale e, in alcuni casi, l’isotretinoina orale (ma attenzione, sono farmaci da evitare in gravidanza), strettamente sotto il controllo del dermatologo.

(a cura di Alessandra M. Cantù e Corinna Rigoni, dermatologhe, Panorama Cosmetico 5/2019 © riproduzione riservata)

2019-12-06T15:49:48+01:00