La pelle in primavera

La primavera è la stagione in cui al risveglio della natura corrisponde il risveglio di numerose allergie, soprattutto causate dai pollini di alcune piante. Poiché i tempi della loro fioritura e la conseguente diffusione e intensità dei pollini sono fattori molto variabili, grazie agli studi di aerobiologia è stato possibile elaborare una sorta di “previsione” della loro concentrazione nei diversi periodi dell’anno e nelle diverse località italiane. In generale, in epoca pre-primaverile, si assiste alla fioritura delle piante arboree, come le betulaceae (ontani), le corylaceae (noccioli), le cupressaceae (cipressi), mentre in primavera fioriscono soprattutto le oleaceae (frassini e ulivi), le fagaceae (querce e faggi), le platanaceae (platani) e le pinaceae (pini). Fioriscono, inoltre, le piante erbacee, come le urticaceae (parietaria) e le graminacee (agrostis, lolium, poa, holcus), e le piante esotiche importate in Italia, con i loro nuovi granuli pollinici. Da sottolineare che la pollinazione è influenzata da fattori climatici, quali umidità, frequenza delle piogge, temperatura: per esempio, ripetuti periodi piovosi, intervallati da giornate calde, possono stimolare nuove fioriture.
Le allergie provocate dalla pollinazione si manifestano soprattutto nei soggetti atopici, con scatenamento o riacutizzazione di rinite, congiuntivite, asma e dermatite atopica o eczema costituzionale. Il termine “atopia” deriva dal greco e significa “senza luogo”. Si tratta di una condizione di anomala reattività immunitaria, mediata dalle immunoglobuline E o IgE (anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta a uno stimolo percepito come una minaccia), verso antigeni comunemente presenti nell’ambiente, come inalanti perenni e stagionali, fumo, inquinamento, sostanze irritanti (acqua “dura” e polveri domestiche), allergeni alimentari e da contatto (nichel, cobalto, cromo, palladio, mercurio e via dicendo). Tali antigeni normalmente non provocano alcuna reazione allergica, ma sono in grado di scatenare eventi patologici in soggetti predisposti. Le reazioni allergiche naturalmente si amplificano nel caso dell’esposizione a più di uno di questi fattori. È nota, infatti, la maggiore incidenza di sviluppare allergie nei confronti di determinate molecole o sostanze in condizioni di inquinamento ambientale, e la maggiore incidenza di allergie nei soggetti che vivono in città rispetto a quelli che vivono in campagna, pur essendo questi ultimi più esposti agli allergeni liberati dai pollini.

Cosmetici: le possibili reazioni allergiche
Tra gli allergeni da contatto, sicuramente sono da menzionare quelli contenuti nei cosmetici, utilizzati in abbondanza soprattutto dalle donne. Per cosmetici si intendono i prodotti dedicati all’igiene e alla cura del corpo e del viso, come, per esempio, saponi e detergenti sintetici (syndet), shampoo, sieri, emulsioni, creme idratanti, emollienti, nutrienti, antirughe, protettive solari (schermi e filtri), tinture per capelli, deodoranti e profumi.
Il consumo dei cosmetici negli ultimi decenni ha registrato nel mondo un forte incremento e, benché l’industria cosmetica utilizzi migliaia di sostanze chimiche di base e ancor più veicoli ed eccipienti, in combinazioni illimitate, l’evenienza di reazioni da cosmetici segnalate sembrerebbe relativamente poco frequente. Tuttavia, tali reazioni sono sottostimate, poiché spesso i pazienti non le correlano all’utilizzo dei cosmetici.
Gli effetti indesiderati provocati dai cosmetici sono in gran parte a carico della pelle e meno impattanti su altri organi. Tra le più frequenti reazioni è da annoverare, a causa di un utilizzo prolungato, soprattutto la possibilità di sviluppare dermatiti allergiche da contatto (Dac), con positività dei test allergologici a determinate sostanze contenute nei cosmetici, e meno frequentemente dermatiti irritative da contatto (Dic), caratterizzate, invece, dagli esami allergologici negativi. Un fenomeno che si osserva in alcuni pazienti che utilizzano vari e numerosi cosmetici, caratterizzato da sintomi transitori, quali sensazione puntoria, bruciore o prurito, anche in assenza di obiettività clinica, è il cosiddetto “status cosmetico”. I rimedi per contrastare gli eventuali effetti collaterali da cosmetici consistono nell’immediata sospensione dell’applicazione del prodotto “sospetto” e dell’applicazione di un topico cortisonico per un periodo limitato di tempo, ma sufficiente a controllare la dermatite. Nei casi più gravi può essere necessario associare antistaminici e steroidi orali. Nella prescrizione successiva, occorrerà suggerire prodotti cosmetici privi di profumi, coloranti e conservanti, in modo tale da avere una chiara elencazione dei componenti impiegati nella formulazione. Qualora sia individuata la sostanza allergizzante, occorrerà evitare l’utilizzo dei cosmetici che la contengono. Per esempio, un’allergia alla parafenilendiamina (sostanza contenuta nelle tinture dei capelli) potrebbe determinare anche reazioni allergiche di tipo crociato verso sostanze derivate dall’anilina, dai sulfamidici, alcuni diuretici, anestetici locali e simili.

Piante e fitodermatiti
In questo periodo dell’anno molte piante possono provocare problematiche dermatologiche, che non costituiscono un rischio soltanto per contadini, fioristi, giardinieri, ma anche per la popolazione a minor rischio, che ritrova in questa stagione uno svago all’aria aperta.
Si definiscono fitodermatiti le diverse manifestazioni cutanee provocate dai vegetali, a cui si possono affiancare le fito-fotodermatiti che sono indotte dalle radiazioni solari. La diffusione delle fitodermatiti può essere occasionale e l’aggressività varia a seconda della fase vegetativa, focalizzandosi maggiormente in primavera e d’estate.
La sensibilizzazione inalatoria o mista -inalatoria e cutanea- è più legata ai legnami. Durante il periodo primaverile ed estivo possono verificarsi fitodermatiti pratensi, con aspetti clinici bollosi o in forme eritematose striate, specialmente nella popolazione infantile (causate dai giochi nei prati). Nelle fitodermatiti entrano in gioco molteplici allergeni, poiché le piante sono in grado di sintetizzare diverse molecole, sia come prodotto primario, sia secondario. L’aggressione può essere diretta e di tipo fisico-meccanico, quando è provocata da aculei (per esempio il fico d’India, le cui specie sono numerosissime, caratterizzate da aculei sottili e penetranti, detti glochidie), spine, foglie taglienti, schegge di legno. Si calcola che oltre 500 specie vegetali sono provviste di peli fogliari visibili e avvertibili alla palpazione. In genere i quadri clinici sono caratterizzati da intenso prurito a disposizione lineare lungo le sedi di attrito con la cute (orzo, frumento, riso, avena). Gli aculei e le spine ledono più profondamente la cute, determinando una sintomatologia più pungente, con possibile formazione di granulomi da corpo estraneo. Tra le piante aculeate più comuni ci sono l’agrifoglio, il riccio della castagna, il pungitopo, il ginepro, i cardi, il biancospino, la rosa selvatica, l’olivello spinoso.
L’aggressione diretta può essere anche di tipo chimico, per esempio per contatto con la segatura del legno, che contiene alcaloidi tossici (boxwood del Sudafrica) o con legname ricco di tannino. Talvolta la reazione chimica può essere di tipo farmacologico per liberazione di istamina da parte di peli urticanti. In Europa le ortiche sono piante molto comuni, i cui peli contengono oltre all’istamina, acetilcolina, serotonina e una sostanza miocontrattile attiva sulla muscolatura liscia.
L’aggressione può anche determinare una reazione allergica, con ipersensibilità immediata, come con il succo di agave (Dac) o con polveri di legno (orticaria), oppure una sensibilità ritardata, con eczema da contatto causato, per esempio, dalle primule. Queste ultime, importate dal Giappone, possono provocare una dermatite indotta da una sostanza allergizzante chiamata primina, contenuta sia nelle foglie, sia nei fiori. La dermatite è caratterizzata da eritema e vescicole o bolle nelle sedi di contatto. È interessante anche segnalare la dermatite da tulipano (tulip fingers), caratterizzata da una dermatite indotta dai bulbi di tulipano che si manifesta sui polpastrelli del primo e secondo dito delle mani. L’aptene in causa è la tulipalina A, concentrata nelle squame del bulbo (l’intenso prurito e il dolore le hanno conferito anche il nome di “tulip fire”). I gerani inducono una dermatite vescicolo-bollosa localizzata in genere alla superficie dorsale delle dita delle mani (l’aptene in causa è il geraniolo). Tra le dermatiti da sensibilità ritardata sono da ricordare quelle determinate dagli allergeni alimentari (salvia, aglio, sedano, carciofo, fragole, ciliegie, pesche, uva, frutta secca, canditi e via dicendo).
Alcune sostanze contenute nei vegetali possono indurre reazioni fotodinamiche, come le fitofotodermatiti, che si suddividono in reazioni fototossiche e fotoallergiche. Tali reazioni sono condizionate dall’esposizione al sole e si manifestano generalmente in sedi scoperte.
Non va dimenticato che anche alcuni cosmetici possono favorire l’insorgenza di dermatiti fototossiche (esami allergologici negativi) e fotoallergiche (esami allergologici positivi), quando vengono applicati volontariamente o involontariamente sulla cute prima dell’esposizione solare. Si tratta di dermatiti caratterizzate da eritema, edema e prurito, talora vescicolazioni e reazioni francamente bollose in seguito alla reazione di alcune sostanze.

(a cura di Alessandra M. Cantù e Corinna Rigoni, dermatologhe, Panorama Cosmetico 1/2020 © riproduzione riservata)

2020-02-20T17:26:42+00:00