Coronavirus: orgoglio e pregiudizio

Orgoglio e pregiudizio, questi i sentimenti a caldo che questa improvvida, inaspettata pandemia, sembra regalarci.

Orgoglio: nel vedere una categoria che ha sempre aperto le saracinesche quando gli altri le chiudevano, che ha offerto non soltanto servizi e prodotti, ma soprattutto consigli e conforto, sempre a disposizione anche nelle “zone rosse”, laddove il rischio di contrarre il virus era non solo possibile, ma anche probabile.

Pregiudizio: nel verificare che questa disponibilità non è stata debitamente valorizzata, come se la sua porta sulla strada, sempre aperta ai bisogni della gente, fosse ovvia e dovuta.

Una farmacia in prima linea, che ha riorganizzato turni e ampliato orari per essere punto di riferimento efficiente e rassicurante, sempre disponibile senza tanto clamore. Anzi, con quel pudore tipico di chi pensa semplicemente di fare il proprio dovere, e che è la vera misura della serietà professionale. Ma viviamo in un’epoca in cui prevale l’apparire più che il fare, e allora non basta espletare il proprio dovere, bisogna anche strombazzarlo. Quindi, se da una parte ci rattrista constatare la scarsa considerazione espressa dai vertici politici e dai mass media, dall’altra ci deve confortare sia il comportamento professionale dei tanti colleghi “in trincea”, sia la stima manifestata dalla gente. Perché la grande frequentazione di questi giorni è la più concreta riprova di come la farmacia venga vissuta come primo presidio sanitario sul territorio.

Una situazione di emergenza come quella provocata dal “Covid-19” dimostra, inoltre, come debba essere maggiormente sviluppata la partnership tra farmacista e medico di medicina generale, che da tempo stiamo propugnando. La farmacia, infatti, dimostra di essere il primo approccio del paziente, il presidio da dove poterlo poi avviare secondo le necessità, evitando di intasare il pronto soccorso ospedaliero o l’ambulatorio del medico. Un crocevia importantissimo, quindi, per una prima assistenza e un primo consiglio sanitario, in collaborazione con il medico. Così è stato nei primi giorni, ma di più e di meglio si poteva fare, se questa collaborazione fosse istituzionalizzata e ben concordata, ovviamente senza sovrapposizione di ruoli.

Secondo il detto “non tutto il male vien per nuocere”, un’altra opportunità che questa emergenza può offrire riguarda l’impegno a superare i ritardi della burocrazia italiana. Il ricorso allo smartworking negli uffici pubblici per evitare gli assembramenti, per esempio, ha rivelato l’arretratezza dalla Pubblica amministrazione nell’ambito dell’evoluzione digitale. I server del ministero della Salute sono andati in tilt all’inizio dell’emergenza coronavirus, mentre il farmacista ha dimostrato di essere pronto, non soltanto con la ricetta elettronica, ma anche con la stampa del promemoria direttamente in farmacia.

Vediamo allora, superata l’emergenza, di trarne qualche insegnamento, in modo che questo stramaledetto Coronavirus, oltre alla devastazione sanitaria ed economica provocata, sia almeno servito a insegnarci qualcosa. Un po’ più di orgoglio per la nostra professione e un po’ meno pregiudizio da parte di chi potrebbe utilizzare meglio la farmacia.

(Editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese 3-2020 © riproduzione riservata)

2020-03-19T11:42:32+00:00