La riforma della “Crisi d’impresa”

Il decreto legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019, denominato “codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, ha rivoluzionato la disciplina relativa a come vanno affrontate le situazioni debitorie da parte di chi esercita un’attività commerciale, artigianale o agricola, operando quale persona fisica, persona giuridica o altro ente collettivo. Una prima parte del D.lgs 14/2019 è già entrata in vigore, mentre la restante (quella più pesante) entrerà in vigore il 14 agosto 2020.

Quindi, le imprese che si trovano a dover affrontare situazioni di crisi -problema che può riguardare anche le farmacie- devono adeguarsi e rispettare la nuova normativa.

Il suo obiettivo, peraltro, è evitare che il ritardo nel percepire i segnali di difficoltà di un’impresa possa poi portare a uno stato di crisi irreversibile. Il decreto, in particolare, indica un percorso alla fine del quale l’azienda avrà tre soluzioni:
– in caso di composizione della crisi, l’imprenditore che seguendo il percorso indicato dall’”Organismo di composizione della crisi” (Ocri) è tornato in bonis, si “salverà” e si riprenderà a pieno titolo la azienda;
– in caso di esito negativo della composizione per assenza dei requisiti, l’imprenditore che avrà seguito le indicazioni dell’Ocri, o che, comunque sia, lo abbia allertato per tempo, vedrà l’azienda portata alla liquidazione giudiziale, escludendo il fallimento e le conseguenze per gli amministratori (bancarotta, azione per danni) e beneficerà dei vari sgravi (decurtazioni interessi fiscali e via dicendo);
– in caso in cui l’imprenditore non abbia allertato l’Organismo per tempo, ovvero non abbia seguito il percorso indicato dall’Organismo di composizione (sottovalutando la portata della norma presente), sarà soggetto al fallimento anche di ufficio (Tribunale e simili) senza alcun beneficio, oltre a rispondere con il proprio patrimonio (secondo la ratio della norma).

Recita il nuovo art. 2086 del Codice Civile (obblighi dell’imprenditore tesi a percepire i segnali di crisi): “L’imprenditore è il capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori. L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”. L’inosservanza di questi obblighi in capo all’imprenditore (e all’amministratore) produrrà gravi conseguenze in punto di responsabilità patrimoniali e penali.

In particolare, la riforma della legge fallimentare prevede l’introduzione di specifiche procedure di allerta, in presenza di indicatori di crisi definiti come “squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario… rilevabili attraverso appositi indici… nonché la esistenza di significativi e reiterati ritardi nei pagamenti”. L’allerta deve pervenire all’Organismo di composizione della crisi, il quale convocherà l’imprenditore e predisporrà un piano di sei mesi per risanare la azienda. L’organismo è costituito presso ogni Camera di Commercio.

Coinvolte le associazioni di categoria
L’articolo 17 del D.lgs 14 prevede che la composizione dell’Ocri sia di tre membri: uno nominato dal presidente della Sezione specializzata del Tribunale, un secondo designato dalla Camera di Commercio e un terzo designato quale appartenente all’Associazione rappresentativa del settore di riferimento, individuato dal referente e dalla Cciaa. Spetta a lui controllare strettamente l’imprenditore.

Ma quali sono gli adempimenti posti ora a carico degli imprenditori? Vediamoli, in base alle caratteristiche dell’azienda.

Ditta individuale – L’imprenditore deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato della crisi e assumere, senza indugio, le iniziative necessarie a farvi fronte (per esempio, flussi di cassa prospettici). Tali iniziative comprendono anche il dover allertare l’Ocri, l’Organismo di composizione della crisi.
Società di persone o di capitali – Va subito istituito un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’azienda, anche per individuare tempestivamente la situazione di crisi e per adottare subito gli strumenti adatti al recupero della continuità aziendale.

In pratica, il debitore non potrà più sottostimare i rischi che l’azienda sta correndo, perché l’Agenzia delle Entrate, l’Inps gli enti creditori potranno attivare la segnalazione in modo autonomo. Insomma, l’imprenditore in crisi, sia esso soggetto individuale o responsabile d’azienda, potrà trovarsi il tribunale in casa, se sottovaluta gli alert. Si consideri che il primo indicatore negativo (alert) previsto dalla legge è la crisi di liquidità, ovvero quando il flusso di cassa non genera abbastanza per coprire i costi. Insomma, basta un momento di difficoltà, quando cioè i ricavi non consentono di fare fronte alle spese correnti dell’azienda.

Pertanto, anche l’indebitamento con la banca o con una finanziaria, anche se non scaduto, può costituire un parametro da valutare come alert. Anche una revisione o una revoca degli affidamenti finanziari può costituire un indice d’allarme da non sottovalutare. E queste, in periodo di crisi, sono fattispecie che si possono riscontare anche tra i farmacisti.

Indicatori e indici
La nuova normativa prevede e individua sia gli indicatori, sia gli indici che testimoniano una situazione di crisi, che sostanzialmente vengono così identificati:

a) nell’incapacità di sostenere il debito nei successivi sei mesi;
b) nel pregiudizio per la continuità aziendale, relativa all’esercizio in corso o, quanto meno, per i sei mesi di durata residua;
c) nella presenza di ritardi reiterati e significativi nel far fronte ai pagamenti.

Indicatori – un’attenta lettura del D.lgs 14/2019 consente di desumere questi sette indicatori della crisi:

• patrimonio netto negativo
• Dscr previsionale a sei mesi (acronimo di “Debt service coverage ratio”, cioè budget di tesoreria che rappresenta le entrate e le uscite di disponibilità liquide nei successivi sei mesi)
• oneri finanziari sui ricavi
• patrimonio netto sui mezzi di terzi
• cashflow sull’attivo
• debiti previdenziali e tributari su attivo.

I primi due indicatori sono considerati validi per tutte le tipologie di attività, mentre gli ulteriori indici sono specifici per ciascun diverso settore.
Indici – questi, invece, gli indici da tener d’occhio:

• sostenibilità degli oneri finanziari in termini di rapporto tra oneri e fatturato
• adeguatezza patrimoniale, rapporto tra patrimonio netto e debiti totali
• indice di ritorno della liquidità dell’attivo, quale rapporto tra cash flow e attivo
• indice di liquidità quale rapporto tra attività a breve e passivo a breve
• indice di indebitamento previdenziale e tributario, quale rapporto rispetto all’attivo.

Alert interni ed esterni
È utile conoscere anche quali sono i campanelli d’allarme, gli “alert”, che la normativa indica, per capire quando la situazione di crisi dell’azienda (nel nostro caso della farmacia) richiedono di dover seguire la procedura prevista per prevenire situazioni fallimentari.

Alert interni – l’imprenditore deve allertare l’Organismo di composizione della crisi, quando rilevi (anche a mezzo di consulente) l’avvicinarsi di una pesante situazione debitoria. Alcuni segnali, per esempio, sono qualora la banca voglia ridurre gli affidamenti, come pure eventuali cartelle e/o atti dell’Agenzia di riscossione, e così via. In caso di inosservanza, non soltanto si avranno sanzioni pesanti, ma non si beneficerà poi degli aspetti premiali.
Alert esterni – si verificano quando l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, l’Agenzia della riscossione procedono in modo autonomo alla segnalazione. In questo caso tutto si complica e non si sfugge più alla procedura prevista dalla normativa.

In questo deprecabile caso, che cosa bisogna fare? Occorre monitorare mensilmente e svolgere tutte le attività previste dall’art. 2086 del Codice Civile (istituzione del cosiddetto “assetto organizzativo”). Queste attività, se adottate anche prima dell’entrata in vigore della seconda parte del D.lgs (che, come indicato, avverrà il 15 agosto 2020) permettono di poter usufruire degli aspetti premiali indicati dalla legge.

Tutto questo, però, deve ricadere in una logica programmatica e non costituire un intervento “spot”, effettuato al momento. Vale a dire che bisognerà, per esempio, revisionare le proprie linee di credito, dimostrare di voler contenere gli interessi e i costi, di saper utilizzare gli specialisti sia per rideterminare il rapporto tra liquidità e passivo a breve termine, sia per ridurre gli oneri finanziari. Primo obiettivo sarà allora evitare la revoca degli affidamenti, utilizzando tutte le conoscenze e le pratiche di diritto bancario.

(di Massimo Meloni, Farma Mese 3-2020 © riproduzione riservata)

2020-03-31T12:05:56+00:00