Il “dopo Coronavirus” – la parola alle aziende: Teva

La nostra inchiesta prosegue con l’intervista a Umberto Comberiati, Business Unit Head at Teva Pharmaceuticals, che ci parla di come l’azienda, con i suoi 6 siti produttivi in Italia, sta gestendo la situazione

Come ha affrontato la sua azienda l’emergenza Coronavirus?
Con grande senso di responsabilità: avendo Teva 6 siti produttivi in Italia, abbiamo fatto il possibile affinché tutti fossero operativi, ovviamente nel rispetto delle regole e, quindi, della sicurezza e salute dei nostri dipendenti. Così la produzione non si è mai fermata, tutti hanno continuato a lavorare, in modo da garantire la disponibilità dei nostri farmaci, molti dei quali sono salvavita. Peraltro, come leader del mercato, Teva non poteva esimersi da questo impegno.

La pandemia, quindi, non ha limitato la produzione dei farmaci. E per il resto dell’attività aziendale?
Il personale d’ufficio da febbraio, in linea con le disposizioni nazionali, ha operato in smart working, continuando così a garantire il servizio alla farmacia in telelavoro. Vorrei anzi precisare che siamo riusciti a organizzare bene e in fretta questa nuova modalità operativa anche perché già da un anno e mezzo avevamo sviluppato e collaudato un progetto di smart working, che ovviamente poi abbiamo attivato su tutto il territorio. Operando in remoto, quindi, il supporto di Teva alla farmacia italiana non è mai venuto meno, neppure in questo momento di emergenza nazionale.

In queste settimane del “tutti a casa” gli agenti non hanno potuto visitare le farmacie e raccogliere gli ordini. Come avete supplito per garantire la distribuzione dei vostri prodotti?
Abbiamo sempre garantito la disponibilità dei nostri farmaci agli ospedali e alle farmacie. Tutti sono stati riforniti, perché la catena distributiva ha continuato a lavorare, e i nostri agenti hanno sempre assicurato il servizio, ricevendo gli ordini finché è stato possibile, e poi operando nel rispetto delle normative nazionali e regionali. E continuiamo a farlo anche oggi, operando in telelavoro e grazie alle tecnologie digitali. Anzi, questo per noi rappresenta un’opportunità, seppur non voluta, per sperimentare un nuovo modo di lavorare e per dimostrare ancora una volta la professionalità degli agenti Teva, che non fanno e non faranno mai mancare il loro supporto ai farmacisti italiani.

Come pensate di affrontare il ritorno alla normalità? Avete qualche proposta da fare alle farmacie per il “post-Coronavirus”?
La speranza, ovviamente, è che questo avvenga quanto prima, per poter riprendere quei contatti umani che rendono prezioso il nostro lavoro. I farmacisti sono per Teva molto importanti, perché il loro ruolo sul territorio rappresenta una garanzia per la tutela della salute dei cittadini. Quindi, vogliamo riconfermare la nostra partnership con la farmacia, non soltanto garantendo medicinali di grande qualità ed efficacia, ma anche supportandola con servizi innovativi. Questa malaugurata esperienza potrà così fornire nuove occasioni di sviluppo, per esempio nuovi canali di comunicazione digitale, oltre a evidenziare la qualità delle persone capaci di affrontare simili emergenze, come molti farmacisti hanno dimostrato con il loro impegno e professionalità. È un’opportunità anche per noi, per capire che ci sono nuovi modi di lavorare. Dobbiamo, quindi, cogliere tutti la sfida che il Coronavirus ci ha posto, per individuare nuove soluzioni per il futuro. Quello che non cambierà è il nostro focus sul territorio, che impegna Teva a garantire ai farmacisti, ai medici di medicina generale e ai cittadini un servizio sempre migliore.

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese 4/5 -2020, ©riproduzione riservata)

2020-05-28T11:24:27+00:00