Per favore, basta parlar di mascherine

Mascherine, mascherine, mascherine. Possibile che questa pandemia Coronavirus debba essere ricordata per le mascherine? Non c’è sito, blog, community di farmacisti che non parli di mascherine, come se queste fossero l’argomento più importante da trattare, una questione di vita o di morte. Siamo partiti con la caccia agli speculatori, poi ci siamo irritati per i costi delle forniture, per le ispezioni dei Nas, per i pacchi da sconfezionare, poi per l’ordinanza Arcuri, poi… L’augurio è che, quando “Farma Mese” arriverà sul banco della farmacia, avremo finito di parlare di mascherine e ci preoccuperemo per qualcosa di più rilevante.

D’accordo, le mascherine sono una protezione importante e lo sono sempre più nella fase 2, ma è opportuno dare al problema una giusta dimensione: la farmacia è la Casa del farmaco e del consiglio, il primo presidio sanitario sul territorio (e mai come in questo periodo ha dimostrato di esserlo). In questi mesi di emergenza sanitaria la farmacia ne è uscita alla grande, ha aumentato la sua immagine di prestigio facendo prevalere il lato etico di una attività espressa con abnegazione, coraggio e capacità. La farmacia non ha mai chiuso, a differenza di altri, ha distribuito conforto, consigli e rimedi, ha evitato il rischio di assembramenti, ha permesso alla gente di stare in casa, grazie alla ricetta dematerializzata, ha garantito un’assistenza sanitaria di elevata qualità, che la gente ha apprezzato, dimostrando affetto e consenso, come testimoniano anche recenti ricerche.

Questa immagine etica è un patrimonio ora da consolidare e valorizzare, ma non certo per ottenere mascherine, che peraltro non rientrano neppure nella normale merceologia. C’è molto di più e di meglio per cui dibattere, dai servizi di telemedicina alle possibilità offerte dal fascicolo sanitario elettronico, dalle piattaforme per il teleconsiglio ai nuovi servizi digitali, dalla presa in carico del paziente all’aderenza terapeutica. Ma, regina di tutte le battaglie, rimane il doveroso ritorno in farmacia di tutti i farmaci. Basta sigle stile Dd e Dpc: non ha senso, infatti, dire al malato cronico “resta a casa” e poi obbligarlo a lunghi e pericolosi percorsi per ottenere un farmaco salvavita reperibile nella farmacia all’angolo. Quando mai verrà un’altra simile occasione?

Insomma, non perdiamo questa opportunità. Lo dobbiamo anche ai tanti colleghi che hanno sofferto, che per garantire un servizio pubblico si sono poi ritrovati nei reparti di terapia intensiva, ai troppi che non ce l’hanno fatta e ai quali vanno affetto, stima e gratitudine. Finita l’emergenza Coronavirus, per favore, basta volar basso e parlar di mascherine, cerchiamo di alzare lo sguardo e puntiamo a valorizzare il prestigio guadagnato sul campo.

(Editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 4/5 2020 ©riproduzione riservata)

2020-05-28T11:05:10+00:00