Le mille e una stretta di mano…

Chiusi in casa, come agli “arresti domiciliari”, con un virus che Ci nega i contatti sociali. E questo ci manca, privati di un abbraccio
o più semplicemente di una stretta di mano. Un gesto usuale, che però può nascondere diversi significati: proviamo ad analizzarli, cogliendone le differenze

“Mi piacciono le mani. Dentro c’è sempre la fatica, il desiderio, la meraviglia, il calore, il mondo” (Fabrizio Caramagna).

Le mani? esatto, le mani, azzardando un’ipotesi di lettura del pensiero del lettore, proprio quelle che in questo periodo non possiamo stringere o toccare, se non dopo accurato lavaggio con acqua e sapone o con gel alcolico.

A dimostrazione che gli articoli che pubblico su “Farma Mese” sono freschi e non precottati da tempo, ovvero come si dice adesso “sempre sul pezzo”.

Ho l’abitudine, e i lettori più attenti lo sanno, di raccontarvi il mio lavoro tramite episodi o aneddoti nella speranza che tutti si possano immedesimare in una delle due parti, nella compravendita di farmacie, o quanto meno di farvi incuriosire o divertire.
Ma con l’attuale periodo e con l’evoluzione lenta e inesorabile della pandemia Coronavirus il nostro lavoro è come sospeso, in stand-by, nell’attesa di ripartire.

E visto che non è mia abitudine raccontare il passato ma sempre il presente, eccovi una mia personale riflessione sull’impatto che il virus ha avuto sulla nostra attività.

In questi ultimi giorni, fatti comunque sia di contatti, seppur più telefonici che di persona, la cosa più strana che mi capita è il fastidio di non potersi stringere la mano salutando il collega/cliente, sia quando ci si incontra all’inizio e sia quando giunge il momento del saluto.
Ancora più difficile è quando, anziché il collega/cliente si incontra il collega/amico magari da oltre 25 anni.

Nella mia attività la stretta di mano è davvero un momento importante, e, dopo tanti anni di lavoro e di studio, ho imparato e riesco a trovare le differenze che vi sono tra un modo e l’altro, tra un approccio e l’altro.

Vi faccio alcuni esempi:

  • chi ti guarda dritto negli occhi e ti stringe forte la mano vuole trasmetterti passione e sentimento; per me quasi un “gentleman agreement”;
  • chi non guarda il proprio interlocutore e affida all’altro il compito di stringere la sua mano, ho imparato, che nasconde qualcosa…;
  • chi è giovane, alle prime armi, e prima di allungare la mano la fa passare prima strisciandola sul pantalone, è rispettoso ma anche tanto timido;
  • chi è felice dell’incontro accompagna la destra, a sovrapporre la stretta di mano, con la sinistra, in segno di gratitudine e di complicità;
  • chi contemporaneamente avvicina anche il busto, in cerca quasi di un abbraccio o di un contatto più ravvicinato, vuole far sentire la vicinanza e quindi la “unità di intenti”;
  • c’è anche chi la fugge (e non mi sto riferendo a questi giorni), magari con una scusa, con le mani impegnate a tenere il cellulare o le chiavi dell’auto; è matematico, ormai l’ho capito: nasconde qualcosa…;
  • infine c’è chi non la molla, e continua a parlarti, sorridendoti e guardandoti negli occhi; ecco, lui è il mio cliente preferito!

Ormai a casa da giorni, passo le giornate un po’ al telefono e un po’ al pc -smart working- ma soprattutto, lo confesso, in famiglia con i figli.

Penso che comunque il rovescio della medaglia del virus e dell’obbligo a stare a casa sia proprio quello di potersi godere la famiglia e i propri figli, una gran fortuna! Chi è genitore mi capirà, tenere i ragazzi tanti giorni in casa “senza far nulla” non è facile, e altrettanto difficile è staccarli da tutti i “device” che li collegano con la scuola, i compagni e gli amici.

Concludo, quindi, con questa bella frase che coniuga le mie due riflessioni, ma che, di questi tempi, suona un po’ strana:
“È triste pensare a un pianeta abitato da giovani le cui dita sfiorano più cellulari che mani”.

(di Matteo Oberti, Farma Mese n. 4/5 2020 ©riproduzione riservata)

2020-05-28T11:19:42+00:00