In bocca al lupo per il post-Coronavirus

Abbiamo i presidenti di Federfarma e Sunifar per il prossimo triennio, Marco Cossolo e Gianni Petrosillo, e a loro e al nuovo Consiglio di Presidenza va un sincero “in bocca al lupo”, augurio grande perché grandi sono i problemi che dovranno affrontare. Già partono in salita per queste strane elezioni, che causa il Coronavirus sono state fatte in videoconferenza e con voto elettronico. Elezioni atipiche e anche tristi, perché prive di ogni dibattito, senza l’usuale campagna elettorale per la presentazione delle liste e dei programmi, senza trepidazione poi durante la conta dei voti e precedute sui canali social dal dissenso di alcuni per tempi e modalità non condivisi.

Le elezioni -si sa- creano sempre contrapposizioni e sempre (da Picconi in poi, tante sono quelle alle quali ho partecipato)- hanno determinato attese e contrapposte aspettative. Sempre però subito rientrate, perché la Federfarma è una, e tale deve restare, e questo impone fin dal giorno dopo che tutti debbano remare in sintonia. L’impegno ora è di ricucire eventuali dissidi, che farmacia e farmacisti da sempre non si possono permettere, ma ancor più in questi tempi.

Il Covid-19 ha solo anestetizzato i tanti problemi che la categoria deve affrontare: nuova Governance, nuova Convenzione, nuova remunerazione, nuovi argini al capitale. Come se non bastasse, mettiamoci anche la revisione del Prontuario, l’aggiornamento della Farmacopea, la sostenibilità delle piccole farmacie e -regina di tutte le battaglie- la lotta alla distribuzione diretta per il ritorno di tutti i farmaci in farmacia. Sono tematiche ancora non digerite, anche se da tempo masticate, che a breve si ripresenteranno, però con un’aggravante. Un’incognita che mette tutto in forse, perché non ne conosciamo i risvolti: come sarà il post-Coronavirus?

Gli esperti dicono che nulla sarà più come prima, e già questo implica dubbi e incertezze, perché è probabile verranno meno i punti di riferimento e di sostegno. Certo è che la politica sanitaria e le strutture dovranno subire una radicale revisione. Per esempio, si è capito come sia deleterio non investire sulla sanità: per risparmiare qualche milione nei bilanci di questi ultimi anni, abbiamo dovuto spendere decine di miliardi. Soprattutto si è visto come non servano le eccellenze ospedaliere, se poi manca la rete dei servizi territoriali. Anche questa constatazione obbligherà a rivedere i modelli organizzativi sanitari, decongestionando le strutture ospedaliere e promuovendo la continuità assistenziale. E qui la farmacia rientra in gioco alla grande.

Parole d’ordine dovranno essere: digitalizzare, territorializzare, domiciliarizzare la sanità. Quanto è successo ha fatto capire che ci vuole una visione illuminata della sanità, che rinforzi il servizio sanitario in termini di uniformità, efficacia ed efficienza e che spazzi via le pericolose rivendicazioni di potere. Ma a ben pensare, rivedere i modelli organizzativi territoriali significa rivitalizzare la farmacia, favorire la sinergia tra medici e farmacisti, rafforzare le prime linee, quelle capaci di porre argini all’arrivo delle emergenze.

C’è molto da fare, insomma, per i nuovi rappresentanti di Federfarma e Sunifar, ma se sapranno giocare bene le carte conquistate sul campo, forse qualcosa di buono potremmo finalmente portare a casa.

(Editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 6/2020 ©riproduzione riservata)

2020-06-29T10:45:35+00:00