Ricci, coralli, meduse e sole

Le patologie cutanee che si possono manifestare durante il periodo estivo sono numerose e riguardano sia dermatiti di origine virale, fungina, batterica, oltre che dermatosi legate all’ambiente atmosferico, terrestre e acquatico. Quest’ultime dermatosi spesso si osservano nella pratica dermatologica durante l’estate, tuttavia la diffusione del turismo nelle località esotiche e il cambiamento di clima con giornate più assolate e temperature più elevate fanno registrare una maggiore incidenza di patologie in ambiente marino. Inoltre, personale addetto alla nautica -come bagnini, subacquei, pescatori, addestratori degli acquari, manutentori delle piscine e via dicendo- è soggetto a una vera e propria patologia occupazionale.

Sopra e sotto il mare
Gli organismi biotici acquatici utilizzano meccanismi evolutivi di difesa e di offesa, nei quali rientrano infezioni, traumi fisici, avvelenamenti, reazioni da dermatite irritativa e allergica, senza tralasciare reazioni più violente a livello sistemico, come shock anafilattico a evoluzione mortale. Le dermatiti da agenti acquatici sono indotte soprattutto da batteri, spugne, vermi, pesci, briozoi (coralli), alghe, artropodi, molluschi (lumache, conchiglie, seppie e polpi), echinodermi (stelle di mare e ricci) e celenterati.

Di frequente riscontro dermatologico è l’infezione da Mycobacterium marinum, batterio che può essere trasmesso dal pesce all’uomo, sia in ambiente di acqua dolce, sia di acqua salata, in modo diretto, attraverso ferite procurate dai pesci stessi (pinne, aculei o morsi) oppure, molto più frequentemente, maneggiando oggetti infetti o pulendo le vasche delle piscine. La dermatite è caratterizzata da insorgenza di papule o noduli sottocutanei nel sito d’inoculazione, che possono comparire anche dopo un periodo di incubazione di settimane o mesi. L’infezione lentamente si espande, può ulcerarsi, necrotizzarsi e avere interessamento linfangitico. Talvolta si arriva addirittura ad avere osteomielite o artrite settica, mentre occasionalmente si può manifestare un’eruzione eresipeloide sulle mani dei pescivendoli indotta da Erysipelotrix rhusiopathie, batterio gram positivo che interessa soprattutto i suini, ma che può colpire altre specie animali, tra cui tacchino, ovino, bovino e persino organismi acquatici, come il delfino. Si manifesta con placche eritematose, demarcate e dolorose che autorisolvono, ma che possono indurre artrite ed endocardite secca.

Le alghe azzurre e verdi (cianoficee), se inavvertitamente vengono trattenute dal costume da bagno, possono provocare una dermatite vescicolosa ed essudante che può essere minimizzata con un lavaggio in acqua e sapone. I dinoflagellati, ossia protozoi flagellati, planctonici, marini e d’acqua dolce, rilasciando le loro tossine, inducono congiuntiviti e dermatiti irritative, ma anche una tossinfezione alimentare dovuta al consumo di pesci ricchi di ciguatossina, provocando la “ciguatera”, sindrome neurologica con rash cutanei e intenso prurito. I celenterati o cnidari (dal greco “knidi”, ovvero “ortica”, chiamati anche popolarmente “ortiche di mare”), ossia gli invertebrati acquatici, comprendono leptomeduse, pelagie, coralli di fuoco, spugne, anemoni di mare e molluschi.  Tali specie inducono, dopo il contatto umano, diverse tipologie di affezioni cutanee. Fu proprio dagli studi condotti sulle tossine dei celenterati, che Richet scoprì nel 1902 l’anafilassi. In genere si tratta di reazioni orticarioidi tossiche, localizzate, dolorose, con eruzione immediata e figurata, con durata variabile da pochi minuti a diverse ore. Possono insorgere anche vescicole, bolle, emorragie e necrosi; le eventuali reazioni ritardate possono presentarsi alcuni giorni dopo il contatto e persistere per diversi mesi.

Una specie molto tossica di medusa è la caravella portoghese (Phisalia), che è costituita da un palloncino blu violaceo, ripieno di gas, galleggiante sulla superficie del mare. Numerose colonie di polipi dai lunghissimi tentacoli, lunghi diversi metri, secernono oltre dieci tipi di veleni diversi, anche contemporaneamente. Nelle acque di quasi tutti gli oceani è, poi, presente il Cubozoa, una classe di Cnidaria, un tempo inclusa fra gli Scyphozoa, caratterizzata da una fase medusoide con l’ombrella di forma cubica. Sono anche chiamati cubomeduse (“box jellyfish”).

In Australia e in Asia esistono esemplari molto velenosi di meduse (meduse Irukandji), responsabili di decessi causati dalla sindrome di Irukandji, descritta per la prima volta nel 1952 da Hugo Flecker. Tale sindrome è caratterizzata dall’insieme di sintomi che si manifestano 30 minuti dopo il contatto con la medusa: grave stato di prostrazione, dolori muscolari, addominali, toracici, cefalea, nausea, vomito. Nel 1964 il dott. Jack Barnes scoprì di quale medusa si trattasse, punse se stesso, il figlio e un bagnino e osservò i sintomi: tutti finirono all’ospedale. A memoria di questo temerario medico la medusa fu chiamata Carukia barnesi.

Stando nel mare di casa nostra, nell’Adriatico è possibile ritrovare la Carybdea marsupialis, medusa molto piccola, trasparente, con quattro lunghi tentacoli, che si sposta velocemente. Durante la notte, attratta dalle luci delle città, si sposta verso riva, perciò è meglio evitare bagni di mare notturni poiché la sua puntura è dolorosa, anche se l’effetto, per fortuna, dura per breve tempo.

Attenzione anche in piscina
Un altro habitat, sempre acquatico, in cui possono manifestarsi delle patologie cutanee è quello rappresentato dalle piscine. Infatti in tale ambiente possono introdursi in diverse modalità numerosi microrganismi. Sono ben note, per esempio, le conseguenze sulla salute determinate dalla contaminazione fecale e/o di altre secrezioni (saliva, sudore e muco, per esempio) delle acque che si riscontrano in seguito all’involontaria ingestione, all’inalazione e al contatto con batteri, virus, funghi, protozoi patogeni per l’uomo.

Tra i virus non enterici sicuramente spiccano le infezioni determinate dal poxvirus del mollusco contagioso (Mcv) e dall’human papillomavirus (Hpv), mentre tra le infezioni determinate dai batteri non enterici sono frequenti quelle dalle specie di pseudomonas aeruginosa, stafilococco aureo, funghi e lieviti. Il contagio con il virus dei molluschi contagiosi si può contrarre per contatto diretto (da persona a persona) o in modo indiretto attraverso la disseminazione del virus da parte dei soggetti infetti sui bordi delle piscine, sulle vasche da idromassaggio, sulle panchine che circondano l’area natatoria, sulle attrezzature utilizzate nell’acqua -come palle, braccioli e tubolari- oppure su asciugamani utilizzati in modo promiscuo. La virosi è asintomatica e si manifesta inizialmente con papule biancastre o rosee, dure al tatto, di 2-3 mm di diametro, con superficie liscia e tesa, che successivamente possono aumentare di dimensioni, mostrando una depressione al centro per la comparsa di un’ombelicatura. Alla compressione è possibile apprezzare la fuoriuscita di un materiale biancastro costituito da cellule virulente.

I molluschi contagiosi possono localizzarsi ovunque ci sia il contatto con il virus, anche sulle mucose e semimucose (labbra, genitali, regione perianale e simili). La terapia generalmente si avvale dell’asportazione mediante cucchiaino tagliente o di crioterapia con azoto liquido. Tra le infezioni trasmesse dal virus del papilloma umano, ci sono, invece, diversi tipi di verruche, di cui quelle più frequentemente riscontrabili nei soggetti che frequentano le piscine sono sicuramente quelle plantari. Esse hanno uno sviluppo endofitico e si manifestano con aree rotondeggianti, più o meno cheratosiche, costellate da punteggiatura nerastra, corrispondente alla dilatazione dei capillari presenti alle sommità dermiche. Possono confluire in placche per la comparsa di più verruche contigue ed essere molto dolenti alla pressione. L’asportazione può essere effettuata con crioterapia, curettage, diatermocoagulazione, laserterapia, applicazione locale di sostanze cheratolitiche (acido salicilico e sodio lattato, per esempio).

Per quanto riguarda i batteri, la diffusione può avvenire nell’acqua da parte degli stessi bagnanti che ne sono portatori, ma può avvenire anche attraverso i microrganismi presenti nel biofilm, un’aggregazione complessa composta principalmente da microrganismi e da una matrice extracellulare (Eps) adesiva e protettiva, che si forma e che si accumula soprattutto nelle tubazioni degli impianti. Lo pseudomonas aeruginosa è un gram negativo ubiquitario che può causare la cosiddetta follicolite da vasca da idromassaggio (follicolite “hot-tub”): tale eruzione pustolosa è probabilmente favorita dalla presenza dell’acqua calda e si manifesta, in genere, sulle regioni a contatto con la vasca e sotto il costume. Lo stafilococco aureo nelle piscine è in genere responsabile di infezioni dermatologiche, come l’impetigine bollosa. Tale piodermite si presenta in casi sporadici o con piccole epidemie soprattutto nel periodo estivo e si osserva specialmente nei bambini e nei giovani adulti. La terapia si avvale di trattamenti locali con soluzioni antisettiche e antibiotici in crema, spesso associati a quelli per via orale. Data la sua contagiosità, è utile il cambio frequente della biancheria personale, degli effetti letterecci e il controllo delle persone conviventi.

Le precauzioni sotto il sole
In caso di dermatiti, ferite, cicatrici recenti è importante evitare di esporre direttamente al sole le regioni corporee o le aree cutanee interessate, utilizzando sempre un’efficace protezione solare ad ampio spettro (Uvb, Uva, radiazioni visibili e infrarosse Ir-A), da media a alta e molto alta, al fine di evitare un peggioramento del quadro clinico e/o l’insorgenza di discromie cutanee. Inoltre, se si stanno assumendo dei farmaci sistemici (antistaminici o antibiotici, per esempio) bisogna ricordare che, esponendosi imprudentemente al sole, possono insorgere delle reazioni fotoallergiche e fototossiche.

Indipendentemente dalla presenza o meno di eventuali patologie cutanee, durante il periodo estivo è importante comportarsi correttamente al sole, evitando l’esposizione diretta durante le ore centrali del giorno, e, comunque sia, utilizzando dei protettori solari adatti alla tipologia cutanea (per esempio, pelle xerotica, seborroica, normale), specifica per le regioni corporee (viso, corpo, capelli) e selezionata in base all’età (bambini, adulti), scegliendo le formulazioni più gradite (spray, latte, crema, gel…), ricordando che l’applicazione dei prodotti topici deve essere sempre rinnovata ogni 2 ore e dopo ogni bagno. Utile anche l’associazione con integratori orali che rinforzano l’azione dei topici e proteggono ulteriormente pelle e capelli dai danni ossidativi e concorrono a mantenere la corretta omeostasi dei tessuti cutanei.

(a cura di Alessandra M. Cantù e Corinna Rigoni, dermatologhe, Panorama Cosmetico 3/2020 © riproduzione riservata)

2020-09-16T11:45:07+00:00