Ironia come vaccino contro il Covid

Per il farmacista Ronconi di Grosseto, colpito dal Coronavirus, la quarantena è durata ben 50 giorni, che ha riempito, una volta superata la fase acuta, scrivendo il libro “A Sirene… Spietate”. Una divertente raccolta di gag e aneddoti ironici, per offrire un sorriso anche in questi tempi caotici e difficili di “distanziamento sociale”

“Lo sai che il signore del terzo piano si è sentito male?” dice all’amica la vicina di casa all’entrata del condominio. “Guarda, è arrivata anche l’ambulanza a sirene spietate”. Ecco come nasce il titolo del libro scritto da Carlo Ronconi, farmacista scrittore che collabora nella farmacia Severi di piazza Dante, nel cuore di Grosseto. Ha 62 anni, è sposato, ha tre figli, due maschi (Alessandro e Marco) e una femmina (Marta), è stato campione italiano dei 100 metri nel 1975 e ha una vena di ironia che lo spinge a scrivere libri “che regalano un sorriso”. Ne ha già editati tre: “Dottore, mi dà un’Aspirina… incandescente?”; “Dottore, mi misura la pensione?”; “Dottore, mi dà le pasticche della felicità?” e ora, dopo essere stato colpito dal Coronavirus, ci rallegra e “ci tira su” con la sua ultima fatica: “A sirene… spietate – Come sopravvivere ai tempi del Covid-19 con un sorriso”.

Le occasioni per sorridere non mancano certo sfogliando le sue pagine, con tutte quelle frasi, gag, racconti veri di vita vissuta, raccolti da dietro il banco o che gli riportano amici, clienti e conoscenti. E che strappano sempre un sorriso e, spesso, fanno anche meditare: “Quel che mi preoccupa non è il virus in sé, ma il virus in me”. E ancora: “Visto che vi lavate spesso le mani, non dimenticate anche le ascelle!”. E a letto: “Amore, …stasera mi sento bollente!… Dormi! Domani facciamo il tampone!”. E un affettuoso saluto agli amici: “Ciao a tutti! Ci vediamo tra una quarantena di chili!”.

Si sa, i toscani hanno innato il senso dell’ironia, talvolta anche tagliente (e allora li chiamiamo “toscanacci”, ma anche noi sorridendo). Ed è stato quindi un piacere intervistare il dottor Carlo, un farmacista molto conosciuto a Grosseto, anche per il suo impegno nella Caritas diocesana e nella parrocchia dell’Addolorata, tant’è vero che gli utili dei suoi libri li devolve alla “Casa della carità” della parrocchia (ospita le famiglie sotto sfratto) e ad altre associazioni benefiche. L’invito, quindi, è di prendere il libro, che non ha pretese letterarie ma che è “nato per far sorridere”, forse rappresenta una medicina contro il Coronavirus, se è vero che il “riso fa buon sangue”.

Ma si può sorridere di un’emergenza che ha stravolto le abitudini e i costumi dell’intera popolazione mondiale, che ha portato sofferenze, disgrazie, e tante, troppe morti? La farmacia è stata testimone di questi drammi e rattristata da molti lutti, che non vogliamo né possiamo dimenticare. No, nessuna superficialità: in quarta di copertina l’autore del libro pubblica: “L’ho scritto con gioia e con passione, in un momento di straordinaria emergenza per tutto il mondo, proprio per donare un sorriso a tutti, in particolare a chi sta attraversando momenti difficili. È la mia quarta raccolta di aneddoti semplici, divertenti e autentici che vi aiuteranno a “sopravvivere al virus”. Buon divertimento!”.

Innanzitutto ci racconti la sua esperienza con il Coronavirus. Quando ne è stato colpito e come ne è venuto fuori?
Io e i miei colleghi siamo stati tra i primi farmacisti a essere infettati: l’8 marzo ci hanno chiuso la farmacia, perché due colleghe e poi la titolare erano state colpite dal virus, e così è cominciata la mia quarantena per “contatto con contagiato” (almeno ho la soddisfazione di non aver infettato nessun’altro). Poi, dopo due giorni di arresti domiciliari in casa, ho provato il classico brivido lungo la schiena, come quando ti arriva un’influenza, seguito subito per alcuni giorni da febbre alta, spaventosa spossatezza, qualche colpo di tosse, oltre alla scomparsa dell’olfatto e del gusto. Poi mi sembrava di stare meglio, ma ecco una ricaduta, con febbre risalita a 39 e mezzo: sono stato malissimo, con affanno respiratorio e me la son vista brutta. Ma infine, il 17 marzo, mi è riapparso il sole, e ho capito che ce l’avevo fatta, che ne sarei venuto fuori.

Come è stato l’isolamento casalingo, da appestato in casa?
Dormivo nel divano letto della mansarda, mi passavano il piatto da sotto la porta, come al Conte di Montecristo, e il tempo non passava mai, anche perché i primi tamponi sono risultati sempre positivi, pure quando ormai stavo bene e, di conseguenza, non potevo uscire dall’isolamento. Vedevo mia moglie e mio figlio, anche loro in isolamento al piano sotto, grazie alle videochiamate, ci parlavamo dal vano delle scale e così sono passati 50 giorni prima di poter riemergere dalla mansarda, dopo i fatidici 2 tamponi negativi e ulteriori 15 giorni d’isolamento. E non potevo uscire, venivano a prendere anche i rifiuti, di qualunque tipo, perché ritenuti contaminati e tutti i giorni i vigili urbani passavano a controllare l’osservanza della quarantena (dovevo fare loro un segnale dalla finestra). E poi continue telefonate dell’Ufficio d’Igiene per controllare febbre, pressione, e così via, ma tutto dall’esterno, nessun medico è venuto a controllarci, forse perché la nostra era una condizione abbastanza fortunata.

 

Il ricavato del libro “A Sirene… spietate – Come sopravvivere ai tempi del Covid-19 con un sorriso” andrà devoluto in beneficenza. Lo si può ricevere scrivendo all’autore (carloronconi1958@gmail.com – Tel. 328.6027116), e indicando nome, cognome e indirizzo dove inviare il volume. Si può fare un’offerta libera, ma con 10 euro il libro verrà inviato insieme con un altro volume dell’autore.

Il ricavato delle offerte andrà alla Parrocchia Maria Ss. Addolorata Via Papa Giovanni XXIII, 4 – Grosseto – CF 80000130536
(Tel. 0564/492107 – mail: info@parrocchiaaddolorata.it).
Per il bonifico: IBAN IT03Y0503414300000000000431 – Causale: Elargizione liberale.

Quando le è venuta l’idea di scrivere un libro sulla sua esperienza? E perché poi un racconto satirico?
Io avevo già scritto libri di taglio satirico, ma l’ultimo risaliva a 5 anni fa e già da tempo la gente, non soltanto gli amici, mi chiedeva quando avrei ripreso a scrivere. Avevo già raccolto un po’ di materiale e, ritrovatomi prigioniero in casa, ho pensato che fosse arrivato il momento buono per rimettermi al computer. Mi sono detto: “questo tempo di quarantena lo utilizzerò per allietare chi ha bisogno di sorridere”. Era anche la maniera, una volta superata la malattia, per impiegare le giornate, anche se va detto che, sebbene fossi sempre solo, non sono mai stato veramente solo, perché si è risvegliata tutta una serie di relazioni affettuosissime, che mi ha riunito in una grande, enorme famiglia.

Lei parte da citazioni di famosi autori e poi raccoglie simpatiche gag e aneddoti con l’obiettivo di sdrammatizzare. Del Covid-19 parla all’inizio e alla fine, e nel mezzo è un susseguirsi di battute e frasi. Qual è il suo obiettivo?
La mia idea primaria era di far ridere, ma non potevo non ricordare, e far ricordare ai lettori, quello che abbiamo passato, la paura prima e la mancanza dei contatti poi, il non poter parlare con gli amici, i conoscenti, il doverli sentire soltanto per WhatsApp: cose assurde divenute una necessità, che improvvisamente ha stravolto la nostra vita. L’ironia, quindi, non è il solo filo conduttore del libro, e lo dimostrano anche alcune delle battute o degli episodi presenti, sempre cose accadute realmente e raccontatemi dagli amici. Sapendo che cosa stavo facendo, molti hanno incominciato a “messaggiarmi” e così al materiale raccolto in farmacia ho potuto aggiungere altri episodi di vita vissuta.

■ “Perdere l’arguzia, l’ironia, è come rendere insipida la vita”, ha scritto, e questo vale anche in farmacia. Nel suo libro non mancano frasi e racconti registrati da dietro il banco o sentiti in vari ambulatori.
Il rapporto tra me e i clienti della farmacia è sempre stato improntato sul massimo rispetto, ma spesso capita che sia il cliente stesso a fare la battuta, o comunque a provocarmela, in quanto me la posso permettere nei casi in cui si sia instaurato un rapporto di feeling. Entra un cliente e gli dico “Prego” e quello risponde “beato lei, io mai”. Sa, ci definiscono “toscanacci” anche perché non ci manca mai la voglia di provocare con ironia. È agosto pieno, un caldo insopportabile, una luce abbacinante ed entra uno, irriconoscibile in controluce. E io gli dico: “Ecco il primo cristiano che entra oggi”. Lui si gira, si guarda alle spalle e poi replica: “Allora non è entrato nessuno, perché io sono ebreo”. E lo era veramente.

Lei fa dell’ironia, ma termina il libro ricordando Papa Francesco che sale, tutto solo, la scala in piazza San Pietro. Vuol far ridere, ma anche far meditare su questa emergenza sanitaria.
Il libro si chiude con una vignetta, dove la mia mamma mi chiede, nella primavera 1970: “Carlo hai messo la maglia della salute?”, e sotto, nella primavera 2020, mia moglie che mi chiede mentre esco: “Carlo, hai messo la mascherina?”, con disegnata una canottiera che si trasforma in una mascherina. Ecco un modo per descrivere come in questi mesi sia cambiata la nostra vita, completamente rivoluzionata dal Coronavirus. E molto bene la raffigura quella piazza di San Pietro vuota, con Papa Francesco tutto solo che sale la scala e che rappresenta l’umanità sofferente, e poi quel brano del Vangelo sui discepoli nella tempesta inaspettata e furiosa, che rappresentano il nostro essere impauriti e smarriti. Ecco, è stato per me un momento molto toccante, e mi ha colpito l’invito, anche in mezzo alla nostra tempesta, a risvegliare solidarietà e speranza. E così concludo il libro affermando: “Ricominciamo, stringendoci e sostenendoci l’un l’altro e non facendoci vincere dall’indifferenza, ripartiremo!”.

(di Lorenzo Verlato, Farma Mese 7-2020 © riproduzione riservata)

 

2020-09-16T10:08:40+00:00