I migliori clienti della farmacia

Il “Rapporto annuale 2020” dell’Istat permette di cogliere caratteristiche e problematiche delle persone “anziane”, che sono i grandi consumatori di farmaci. Vediamo, per fasce d’età, qualità di vita, consumo di medicinali e le categorie farmaceutiche più gettonate. Per loro la farmacia può fare molto

Gli anziani -sostiene l’istat nel “rapporto annuale 2020”- sono una risorsa, un valido supporto alle famiglie, perché non soltanto molto spesso aiutano i figli nella cura dei nipoti, ma in caso di necessità (disoccupazione, difficoltà economiche, necessità varie) contribuiscono ad alleviare il rischio di povertà, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno. Nello stesso tempo, però, sono anche persone che l’età rende fragili, e che possono trovarsi in situazioni di bisogno d’assistenza e di cure, in particolare di medicinali, di cui sono grandi consumatori.

Chi e quanti sono gli anziani?
Oggi, precisa l’Istat, diventa più difficile definire chi è una persona anziana. Alcuni anni fa venivano considerati anziani i 65enni, mentre ora una persona di tale età può condurre una vita in pieno benessere psicofisico, tale da poter continuare a lavorare, se lo vuole (peraltro oggi si va in pensione a 67 anni), o soddisfare attivamente i propri interessi personali e familiari e vivere così in piena attività e libertà. “Dal momento che la condizione stessa dell’anzianità tende a spostarsi avanti nel tempo” dice l’Istat “gli indicatori tradizionalmente usati, ossia quelli basati sull’età anagrafica delle persone, non sono più in grado di descrivere efficacemente un anziano”.
Ne consegue che usiamo questo limite dei 65 anni non tanto per definire un’età demografica, ma ormai come base di partenza a cui fanno riferimento la maggior parte delle statistiche pubbliche, necessarie per comprendere il trend delle evoluzioni negli anni. E così risulta che attualmente sono 13,8 milioni (56,4% donne e 43,6% uomini) gli italiani over 65 anni, quelli impropriamente definiti anziani e più propriamente “maturi”. E, parlando di numeri, possiamo ricordare che, a fronte di 25,8 milioni di italiani che hanno consumato farmaci nei due giorni precedenti l’intervista (2018), ben 11,3 milioni avevano raggiunto i 65 anni di età, a riprova che proprio loro, in proporzione, sono grandi consumatori di medicinali.

Inoltre, la vita media degli italiani risulta allungarsi anno dopo anno e gli indicatori sulla qualità della sopravvivenza dimostrano che è in crescita il trend di chi si trova in condizioni fisiche e psichiche soddisfacenti.

Significativi, al riguardo, alcuni dati:
• all’inizio del millennio i componenti della classe dei 65-69 anni che dichiaravano di sentirsi in buona salute erano circa un terzo dei maschi e delle femmine del gruppo, mentre nell’ultima rilevazione Istat risultano poco meno della metà, segnando così un balzo in avanti di 14 punti percentuali in circa un solo ventennio. Se, invece, guardiamo la percentuale di chi dichiara di trovarsi in cattiva salute, allora si passa da un 14,2% del 2001 a un più modesto 8,9% del 2019;

• nello stesso periodo un miglioramento, sempre intorno ai 14 punti percentuali, si è registrato anche nelle persone dai 70 ai 79 anni, mentre dagli 80 anni in su la percentuale s’incrementa ancora di 7 punti percentuali.
Un crescendo negli anni dovuto a diverse cause, non ultime i medicinali che contribuiscono attivamente al benessere degli anziani. Persone peraltro sempre più attive e più predisposte anche da un punto di vista culturale, perché vengono da generazioni con maggiore preparazione scolastica, impegnate ora a dedicarsi, non più soggette a orari e obblighi di lavoro, ad attività più stimolanti e più gradite. Quindi, gli anziani oggi non sono più “lo stereotipo di persone isolate e bisognose di assistenza continua, tanto da rappresentare un peso per la società e la famiglia”, ma sono per la maggior parte persone con stile di vita attivo;

• negli ultimi 10 anni i sessantacinquenni hanno guadagnato più di un anno nella speranza di vita in buona salute;

• circa la metà degli ottantenni non ha problemi ad alzarsi e a sdraiarsi nel letto, oppure a spogliarsi da soli, fare il bagno o la doccia, usare i servizi igienici, mangiare da soli. Inoltre sono attivi, hanno una rete di relazioni estesa e una partecipazione culturale discreta.

Uso di farmaci in età geriatrica
La quasi totalità delle persone che ha compiuto o superato i 65 anni, pari al 23% degli Italiani, ha ottenuto dal Servizio sanitario nazionale farmaci erogati dalle farmacie pubbliche e private “in regime di assistenza convenzionata e per conto”, per un valore di poco inferiore ai due terzi “della spesa territoriale pubblica”, cioè circa 9 miliardi di euro lordi (quantità vendute x prezzo al pubblico). Gli anziani, le persone cosiddette fragili, sono, pertanto, i migliori clienti della farmacia.

Anche qui si possono citare alcuni dati: a 65-69 anni ogni italiano ha richiesto in un anno 2.141 dosi di farmaci (Ddd/1000 utilizzatori die), per un valore di 506 euro pro-capite, mentre nella fascia 80-84 anni vengono prescritte 3.824 dosi, per un valore di 800 euro per persona. Oltre (85 e più anni) la spesa si riduce leggermente (765 euro, Ddd die 3.791). Quindi, tra i sessantacinquenni e gli ottantenni c’è una differenza di spesa che si aggira intorno al 50%, con circa tre quarti di dosi in più.

Altri dati ancora: in generale spendono di più gli uomini (734 euro per individuo) rispetto alle donne (623 euro), e anche per quanto riguarda le dosi prevalgono gli uomini (3.341 Ddd/1000 utilizzatori die) rispetto alle donne 2.858 Ddd.

Mediamente, poi, ogni individuo consuma farmaci per 671 euro (più gli uomini 734 euro che le donne 623 euro), ma essendo più numerose le femmine dei maschi, l’ammontare complessivo della spesa è più delle prime (52,5%) che dei secondi (47,5%).

Sostanze e classi più richieste
Durante il 2019 ogni persona che ha superato i 64 anni, sia uomo sia donna, ha utilizzato in media 7,7 principi attivi, con un crescendo dalle classi di età più basse (65-69 anni: 6,2 sostanze) a quelle più alte (85enni e oltre: 8,8 sostanze).

Inoltre -commenta l’Osservatorio sull’impiego dei medinali dell’Aifa- si può notare come circa il 69,4% degli utilizzatori anziani abbia ricevuto prescrizioni relative ad almeno 5 diverse sostanze nel corso dell’anno di riferimento (definizione di politerapia), e come addirittura circa un soggetto su tre (29,8%), di età pari o superiore ai 65 anni, assuma almeno 10 principi attivi diversi. Tali dati sono indicativi di un frequente ricorso alla politerapia negli over 65 anni e, di conseguenza, a un maggior rischio di interazioni farmacologiche.
Risultano maggiormente prescritti i farmaci per l’apparato cardiovascolare, gli antimicrobici per uso sistemico e per l’apparato gastrointestinale e metabolismo. Tra uomini e donne le differenze più marcate si registrano nelle vitamine A e D: sono più richieste dalle donne, a causa dell’osteoporosi, in particolare nella classe 65-74 anni, con una prevalenza d’uso del 43,1% rispetto al 10% degli uomini. In particolare poi, nei preparati tiroidei la prevalenza d’uso delle donne è tripla rispetto agli uomini e risulta doppia negli antidepressivi.

Conclusioni
Citiamo, in conclusione, quanto ha scritto il professor Silvio Garattini (l’Eco di Bergamo, “Gli anziani e i farmaci. Salute non consumo”): «Gli anziani sono caratterizzati dalla cosiddetta fragilità, che si evidenzia con una maggior predisposizione alla malattia. L’aumento dell’età comporta indubbiamente la presenza di più disturbi che, tra l’altro, essendo prevalentemente cronici, si accumulano nel tempo. Non è raro il caso di persone anziane che, accanto a una forma di asma, mostrino anche insufficienza cardiaca, problemi di vista e ipertrofia prostatica». Risulta, inoltre, che il paziente anziano ricorra, oltre che al medico di base, anche allo specialista per curare la patologia che lo riguarda, e cosi «aumenta il numero di farmaci che vengono prescritti al singolo paziente, il che mette in imbarazzo il medico di medicina generale, che ha difficoltà a mettere in discussione le prescrizioni dei colleghi».

È una catena che man mano si snoda, causando spesso cattiva aderenza terapeutica e alti costi sociali.
In questa situazione, la Farmacia dei servizi può portare molta innovazione, sia nella dispensazione dei farmaci, sia nella gestione dei bisogni di salute delle persone in età geriatrica, favorendo una migliore aderenza terapeutica grazie anche a un più immediato e facile rapporto interpersonale, che facilita la comunicazione e l’assistenza.

(di Barnaba Grigis, Farma Mese n. 8/2020 ©riproduzione riservata)

2020-10-09T15:43:40+02:00