Rivalutiamo… la rivalutazione

Rivalutare i beni d’impresa offre vantaggi fiscali a costo contenuto. Un recente decreto permette una nuova rivalutazione, anche di un singolo bene. Ecco quando conviene

Il Decreto Agosto (D.l. 104/2020), da convertire in legge entro il 14 ottobre 2020, offre nuovamente la possibilità di rivalutare i beni d’impresa introducendo elementi di novità che rendono tale edizione della rivalutazione più appetibile rispetto alle precedenti. Con la nostra esperta, la dottoressa Paola Castelli, vediamo quali sono le caratteristiche che rendono tale nuova opportunità degna di essere presa in considerazione dai titolari.

Dottoressa Castelli, cosa significa rivalutare i beni d’impresa?
Rivalutare significa attribuire ai beni d’impresa un maggior valore; il tutto, come vedremo tra poco, a un costo contenuto e con vantaggi in termini di contenimento del carico fiscale.

“Quali sono le condizioni da rispettare per accedere alla rivalutazione?”
I beni d’impresa devono essere già posseduti e iscritti nel bilancio al 31 dicembre 2019 e devono essere rivalutati nel bilancio al 31dicembre 2020; i beni in leasing devono essere riscattati entro il 31 dicembre 2019.

Ho sentito dire che è possibile rivalutare i beni solo civilisticamente ovvero anche fiscalmente: è così? Cosa significa?
È proprio così. Significa fare un rapido calcolo di convenienza -che varia ovviamente secondo la singola realtà aziendale- e decidere se:
– attribuire un maggior valore ai beni soltanto a livello civilistico-contabile (solo a bilancio, quindi, mentre nella dichiarazione dei redditi si continuerà ad ammortizzare il bene al costo storico), con annotazione nel relativo inventario e nella nota integrativa (se società di capitali) e con benefici soltanto a livello patrimoniale. In tal caso l’operazione è gratis, senza oneri, senza imposte da versare;
– il maggior valore attribuito ai beni debba rilevare anche a livello fiscale (anche in dichiarazione dei redditi). Ai fini del perfezionamento della “rivalutazione fiscale”, occorre versare un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’irap e di eventuali addizionali pari al 3%, in un massimo di tre rate di pari importo. La prima con scadenza entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al periodo d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita; le altre con scadenza entro il termine rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d’imposta successivi (quindi, giugno 2021, 2022 e 2023). Gli importi dovuti possono essere compensati nel modello F24.
Supponiamo, come risulta dalla tabella qui a fianco, che il titolare decida di rivalutare l’arredo, magari riscattato da leasing.
Nel 2020, quindi, il titolare opta per la rivalutazione anche fiscale dei beni e già dal 2021 può ammortizzare i nuovi valori post rivalutazione.
Seguendo l’esempio, ogni anno il titolare ammortizza il 15% di euro 120.000,00, pari a euro 18.000,00, con un risparmio fiscale annuale di euro 7.902,00. In poco più di 6 anni il titolare gode di un risparmio fiscale lordo di euro 52.680,00.
Il beneficio può crescere, adottando altri metodi di rivalutazione consentiti dalla norma, purché corretti anche sotto il profilo civilistico.

Quali beni possono essere rivalutati? Anche le farmacie possono beneficiare di tale nuova disposizione?
A mero titolo esemplificativo, ma non esaustivo, possono essere oggetto di rivalutazione le attrezzature, gli impianti, i macchinari, gli arredi e via di seguito.
Anche le farmacie -società di persone, società di capitali e imprese individuali- possono accedere alla nuova rivalutazione, che può risultare particolarmente allettante con riferimento agli arredi e/o al robot che gestisce il magazzino della farmacia e/o alle attrezzature di laboratorio.

Cosa distingue questa rivalutazione dalle precedenti?
Questa rivalutazione consente alle aziende di patrimonializzarsi a costi ridotti e con tempi rapidi: a differenza delle precedenti non è più necessario rivalutare il valore di tutti i beni compresi in una stessa categoria omogenea, ma lo si può fare per singolo bene.
Per esempio, se all’interno della categoria “attrezzature e macchinari” sono ricompresi quattro beni, tra cui il robot della farmacia, il titolare non è obbligato a rivalutare tutti i beni appartenenti alla predetta categoria, ma è libero di rivalutare civilisticamente e fiscalmente solo il robot e lasciare inalterato il valore degli altri beni.
Altra caratteristica è che gli effetti della rivalutazione sono immediati, essendo, infatti, possibile dedurre gli ammortamenti già dal periodo d’imposta successivo a quello in cui la stessa è stata eseguita (2021).

Cosa succede in caso di vendita del bene rivalutato?
In caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci, di assegnazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, al consumo personale dell’imprenditore dei beni rivalutati, avvenuto in data anteriore a quella di inizio del quarto esercizio successivo a quello in cui è avvenuta la rivalutazione (ovvero in data anteriore al 1° gennaio 2024 per i soggetti solari), ai fini del calcolo delle plusvalenze o delle minusvalenze il bene dovrà essere considerato al costo che aveva prima della rivalutazione.

Quando può convenire la rivalutazione civilistica e quando, invece, anche quella fiscale?
La propensione per la rivalutazione civilistica (rivalutazione tax free, gratis) è strettamente legata alle esigenze di bilancio della singola farmacia: tale rivalutazione può consentire di riportare il patrimonio netto della propria azienda a valori positivi anche al fine di agevolare, all’occorrenza, il ricorso al credito bancario.
Attribuire anche efficacia fiscale alla rivalutazione (imposta sostitutiva del 3%) può essere conveniente per ottenere un risparmio fiscale grazie ai maggiori ammortamenti deducibili e per chi ha intenzione di vendere il bene, ma non nell’immediato.
Il venditore, infatti, evita di pagare le ordinarie imposte sulla plusvalenza di vendita e, quindi, sulla differenza tra il costo a bilancio, spesso basso se l’acquisto non è recente, e il prezzo realizzato.
Per godere di tale beneficio, l’atto di vendita non deve essere stipulato prima del 1° gennaio 2024.

(Farma Mese n. 8/2020 ©riproduzione riservata)

2020-10-12T11:53:12+02:00