Un giovane di 100 anni

“Imprenditore, filantropo, ricercatore, amante delle arti in ogni loro espressione, Marino Golinelli è un uomo che ha una visione ottimistica del futuro e crede che la conoscenza sia il fondamento di ogni progresso umano”. È scritto così sulla biografia pubblicata sul sito della Fondazione Golinelli, da lui fondata nel 1988 e di cui è tutt’oggi presidente, mentre in una bella intervista pubblicata sul Corriere della Sera in occasione dei suoi 100 anni, dichiara di aver sempre vissuto follemente il suo secolo di vita. E precisa: «Cosa significa essere folli? Avere un obiettivo visionario, guardare al futuro, pensare alle nuove generazioni e al mondo che avranno». Poi, alla domanda se ha ancora progetti, Marino Golinelli risponde: «Tanti. L’essenziale è che il cervello scatti bene e che le arterie funzionino. E io le tengo d’occhio…».

La Fondazione che porta il suo nome ha come obiettivo “promuovere l’educazione e la formazione, diffondere la cultura scientifica e favorire la crescita intellettuale, responsabile ed etica dei giovani”. Senza dubbio, è una ventata di giovinezza per un centenario.
Intervistare il farmacista, cavaliere del lavoro Marino Golinelli, è innanzitutto un onore. E motivo di orgoglio per tutta la categoria.

A 23 anni, nel 1943, lei si laureò all’Università di Bologna in farmacia. Come mai ha scelto questa facoltà?
L’epifania della mia passione per la scienza avvenne tra le pagine del fisico premio Nobel Niels Bohr. Le sue indagini sulla struttura dell’atomo furono per me una vera e propria illuminazione e generarono una crescente curiosità nei confronti della fisica e della biologia. Fino ad allora il mio interesse verso lo studio era sempre stato amorfo e non avevo particolari inclinazioni. Da lì, proprio dalla lettura di quel libro, è scaturito il mio sogno: quello di provare a realizzare farmaci per migliorare la vita delle persone e per curare le malattie.

Nel 1948, a 28 anni, rilevò un piccolo laboratorio, “Biochimici Alfa”, e poi il cammino fu tutto in crescendo: dopo Alfa Farmaceutici ci fu l’acquisto della Schiapparelli, poi della Wassermann, quindi della Sigma Tau. Quale motivazione l’ha sostenuta?
Credo di poter dire, senza retorica, che la maggiore motivazione sia stata la volontà di veder attuata la missione che sentivo profondamente mia di provare a curare i malati, intervenendo in maniera concreta e positiva nella vita delle persone. Un desiderio sostenuto da una forte passione per l’essere umano, che mi ha permesso di proseguire con determinazione anche nei momenti di maggiore difficoltà e sconforto.

Lei è l’ultimo tra i farmacisti (Carlo Erba, Angelini, Menarini, Recordati, Chiesi) che hanno dato vita alla produzione farmaceutica italiana.
Quale emozione l’aver raggiunto un così fulgido traguardo?
È sicuramente una grande soddisfazione professionale, che, tuttavia, non può essere disgiunta da un senso di altrettanto grande responsabilità sociale. Credo fortemente al dovere morale dell’imprenditore farmaceutico, come me, ma di qualunque ambito professionale, di restituire alla società parte della fortuna ottenuta. È un concetto filosofico, etico e -aggiungerei- doveroso.

Per questo ha creato la Fondazione Golinelli, che favorisce la “crescita intellettuale, responsabile ed etica dei giovani”?
Sì, la nascita di Fondazione Golinelli rappresenta la concretizzazione della mia personale visione che va oltre il concetto di mecenatismo. Nata una trentina di anni fa, nel 1988, è oggi una istituzione filantropica proattiva che opera, senza scadenza temporale, con un obiettivo molto preciso: aiutare le nuove generazioni a formarsi in modo consapevole e responsabile, affinché possano contribuire allo sviluppo culturale e scientifico del nostro Paese.
L’ambito di intervento è quello educativo, dalle scuole dell’infanzia fino alle progettualità che coinvolgono la ricerca e l’alta formazione post-universitaria e il mondo dell’impresa e delle start-up. “L’intelligenza di esserci” è il motto della Fondazione, inteso come essere coscienti del proprio processo di crescita e chiedersi perché valga vivere la vita.
In questo percorso grande è il contributo di mia moglie Paola, sempre al mio fianco e che condivide la mia medesima visione della vita.

Alfasigma, azienda ancora a gestione familiare, cresce e gode di ottima salute. La sua attenzione ai giovani trova innanzitutto testimonianze anche in famiglia. È corretto?
In Alfasigma, con i miei nipoti Marina e Stefano, siamo ormai alla terza generazione. Loro e la loro capacità di portare idee innovative rappresentano la continuità dell’azienda, nel solco dei valori e dell’impegno etico per la salute.

Come imprenditore farmaceutico quali sono i suoi consigli in un momento in cui la farmacia vive un periodo tormentato, e non soltanto per il virus Covid-19, ma anche per la sostenibilità delle aziende farmacia?
Credo che nei prossimi decenni la farmacia dovrà ripensare il proprio ruolo, abbracciando una visione più ampia, olistica, della propria funzione, che integri la vocazione commerciale con una collaborazione fattiva con le istituzioni pubbliche politiche e sanitarie del territorio.

Ho avuto il piacere di incontrarla tanti anni fa, in occasione del lancio della sua collana d’arte sulla storia regionale della farmacia. Ci dica, come si conciliano arte, imprenditoria, farmaco e salute?
L’arte insegna a vivere, apre nuovi scenari di conoscenza e ti insegna a confrontarti con il mondo. Esattamente come la scienza: arte e scienza vanno considerate insieme, senza dualismi, in una visione armonica, unitaria della cultura. Le attività culturali e artistiche possono aiutare a costruire una visione positiva della vita, soddisfano il bisogno di vivere degnamente e pienamente e insegnano a guardare al futuro -imprevedibile per definizione- senza paura.

Un’ultima domanda: che cosa pensa di fare nei suoi prossimi 100 anni?
Da centenario guardo al futuro con un briciolo di erasmiana follia. Attraverso il programma pluriennale di sviluppo di Fondazione Golinelli e coerentemente al suo statuto, posso dire di poterlo concretamente immaginare. Almeno fino al 2065. Ed eventualmente con una piccola targhetta commemorativa a ricordo…

(Intervista di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 9/2020 ©riproduzione riservata)

2020-11-18T14:36:00+00:00