E vai col lievito

Nella società si respira un fortissimo disorientamento. Mentre scrivo questo articolo, si commenta il nuovo Dpcm del 24 ottobre, ma si vedono i filmati dei saccheggi del centro di Torino. Una crisi sanitaria e una crisi economica provocano forte preoccupazione negli italiani. Che i tempi stiano cambiando in una direzione non piacevole, l’ho appreso da questa notizia. Navigando in internet, su Dissapore.com leggo: “Esselunga sta razionando il lievito, massimo 3 pezzi per acquisti online”. Il lievito torna a preoccuparci di nuovo.

Per orientarsi in questo periodo difficile, vi propongo i dati di due ricerche che mi hanno colpito in questi giorni. Sempre prezioso nell’analisi dello scenario il Rapporto Coop, con dati presentati in anteprima a settembre 2020. Nel rapporto, mi ha colpito un’elaborazione molto efficace realizzata da Nomisma: “La pandemia riscrive la storia”. Una grafica con l’indicazione della spesa pro capite attualizzata, dove per ogni settore dei consumi degli italiani si è definito quanto si è andati indietro nel tempo, a che anno si è tornati nei valori di consumo.

Ritorno al passato
Il totale dei consumi degli italiani è tornato indietro con valori simili a quelli del ‘95: 16.665 euro nel 2020 contro i 18.082 del 2019. In pochi mesi, un calo di quasi l’8%!
Il settore che sicuramente ha risentito di più della pandemia è quello dei viaggi, che con la sua spesa 2020 pari a euro 289 (contro i 589 del 2019) è tornata a livelli riparametrati pari al 1975. In piena austerity, infatti, tutto il settore legato al turismo è in fortissima crisi. Qualche giorno fa in una mia trasferta non ho potuto non fotografare il livello di traffico dell’aeroporto da cui partivo: pochissime persone, negozi chiusi, anche i bar, e ben prima delle 18. La difficoltà di compagnie aeree, tour operator, agenzie viaggi, alberghi è chiarissima, e la protesta di questo settore è silenziosa in rapporto alla crisi sconvolgente che stanno vivendo.

La seconda categoria più colpita è quella dei consumi fuori casa. I numeri fanno comprendere facilmente perché il settore sia oggetto della discordia anche in questi giorni di Dpcm. Gli operatori del comparto hanno preso un bel colpo: il settore è tornato al ‘91 (841 euro pro capite, contro i 1.418 del 2019). Il calo è stato oltre il 40%.

Le spese per l’abitazione sono tornate al ‘95, la cura di sé al ‘97, il tempo libero al ‘98, l’alimentazione domestica al 2008, mobilità e comunicazioni al 2017. Su questo punto pensiamo a quanto petrolio abbiamo usato in meno, e quanti giga e tempo di connessione abbiamo utilizzato in più.

Se qualcosa torna indietro, cosa, invece, è andato avanti nel tempo? Cosa è cresciuto in questi mesi? Sicuramente l’e-commerce, lo smart working e la didattica a distanza hanno in pochi mesi fatto salti in avanti previsti per il 2035 e oltre. Ma un’altra cosa che è andata avanti, e sicuramente non fa piacere a nessuno, è il tasso di denatalità: quest’anno abbiamo già raggiunto la previsione del 2029. In Italia 16.000 nati in meno rispetto allo scorso anno.

Ultimo dato che voglio citare è il Pil pro capite che con 24.088 euro è tornato a quello del ‘94. Chiaramente prima o poi ci sarà un rimbalzo, che in realtà si è già visto nel terzo trimestre 2020, ma ci sono da fare delle valutazioni di mercato, per orientarci nella nostra attività.

Gli italiani hanno assorbito il colpo in maniera differenziata, ma i dati che seguono sono importanti. Alla domanda se nel 2021 la famiglia dovrà affrontare forti problemi economici, il 61% ha risposto NO (sicuramente 9%, probabilmente 52%) e il 38% SÌ (sicuramente 8%, probabilmente 30%).

Un’Italia spaccata a metà, con sentimenti nel presente e prospettive per il futuro diversi. Questo si deve riflettere nella propria offerta. Molto interessante anche la statistica dei progetti rinviati (di 1 o 2 anni) dagli italiani. Fare un viaggio all’estero vince la classifica (31%), cambiare automobili, elettrodomestici. Celebrare feste familiari, 11%. Troviamo anche effettuare una visita medica prenotata da tempo (9%).

E la salute?
L’ultima parte che voglio analizzare è quella sulla salute. Il 45% degli intervistati è convinto che stare in salute sarà un ingrediente indispensabile della propria felicità nel 2021. Permettetemi il commento: “molto più del lievito”!

Una domanda interessante è quella relativa alle azioni prioritarie che il Governo dovrebbe attuare per un cambiamento strutturale in materia di sanità e salute. Un plebiscito per il potenziamento della sanità pubblica e il miglioramento dei servizi territoriali. Bisogna ancora ripeterlo?

Promuovere uno stile di vita più sano sarà un tema ancora più centrale nella comunicazione in esterno delle farmacie. Per lavorare sul traffico in farmacia, con iniziative che non siano soltanto i tagli prezzo.

Cosa interesserà agli italiani? Quali contenuti per la mia farmacia, visto lo scenario? Più di qualche stimolo ci viene da un’analisi dell’Università di Milano-Bicocca nell’ambito del progetto di ricerca “Ita.Li-Italian Lives”, di settembre 2020. Gli italiani hanno in questo periodo meno benessere, meno soddisfazione ma comunque fiducia nel futuro.

• Meno benessere
La condizioni generali di salute sono un po’ peggiorate. La pandemia ha diminuito il livello di benessere mentale e ha accresciuto il numero di persone che lamentano disturbi del sonno. Prima della pandemia gli italiani che dichiaravano di sentirsi sereni erano il 75,6%, ora il 65,3%. Lo stesso per il livello di energia: siamo passati dal 68,3% al 58,2% di chi si dichiara pieno di energia “quasi” sempre. Momenti di tristezza e scoraggiamento hanno iniziato ad accompagnare un 17,6 % di italiani in più, per un fenomeno che oramai tocca il 44,3% della popolazione. Difficoltà ad addormentarsi per quasi il 20% in più, e ha ripreso a fumare o a fumare di più il 20,8% degli italiani.
Un piccolo disastro, insomma, in termini di benessere.

• Meno soddisfazione
Un lavoro che piace meno perché impegna di più (28%, smartworking no stop) o, all’opposto, impegna molto meno. In aumento il conflitto tra impegni familiari e lavorativi (27,6%), e preoccupazione per il reddito in calo (34,9%).
In sintesi, per un terzo degli italiani la qualità del lavoro è peggiorata. In crisi anche la dimensione personale: relazioni familiari e amicali, tempo libero.
Come colpo di scena finale la ricerca riporta, però, nonostante il quadro a tinte fosche e l’incertezza, segnali di speranza e ottimismo verso il futuro, (68,6%) e quelli che considerano la pandemia come una fase storica dalla quale si può imparare qualcosa. Per il 32,3% può essere addirittura un punto di svolta, che porterà la società a cambiare in meglio.
Si vede che non hanno trovato negli scaffali del reparto pasta solamente le famose penne lisce.

(di Nicola Posa, amministratore delegato Shackleton Group, Farma Mese n. 9/2020 ©riproduzione riservata)

2020-11-24T11:08:12+00:00