Le conseguenze del Coronavirus

Procede in modo altalenante il covid-19 sul vissuto della gente. A partire da marzo ha causato un crescendo di preoccupazioni, in primis per la salute propria e dei famigliari e poi per la crisi economica che riduceva la capacità di spesa delle famiglie. Successivamente, nei mesi estivi, si è registrato un decrescere della pandemia, anche se la paura del virus rimaneva su valori da non sottovalutare: a luglio, per esempio, quando il virus colpiva di meno, vi erano quattro italiani su dieci che nutrivano ancora timori per la sicurezza di sé e dei propri cari.

Questo pur sempre diffuso timore ha influito sulla disponibilità a uscire non soltanto per fare shopping, ma anche per comperare alimenti e beni indispensabili, come quelli della farmacia. Dice Deloitte: “Nel pieno dell’epidemia soltanto il 28% degli italiani si sentiva sicuro a recarsi in un negozio fisico. Settimana dopo settimana, la fiducia dei consumatori è tornata a crescere in modo costante e oggi ben 6 italiani su 10 si sentono sicuri a frequentare i negozi”. Ma per quanto tempo ancora, con un virus che ritorna a essere, di settimana in settimana, sempre più aggressivo?

Il canale digitale
Nel periodo caldo dell’epidemia è esploso il canale digitale. “I consumatori, anche i più inesperti, hanno potuto testare l’efficienza dell’e-commerce e familiarizzare con le sue dinamiche”, soprattutto la rapidità e la comodità dell’acquisto online. McKinsey stima che il 60% dei consumatori abbia fatto acquisti sul web durante il periodo di crisi, ma segnala anche che meno del 10% sia rimasto soddisfatto. Si trattava di generi alimentari, prodotti per la casa e per cura personale, ma anche medicine Otc.
Pharmacy Scanner, il nostro webmagazine che analizza la farmacia come retail, ha seguito con attenzione l’andamento dell’e-commerce nel canale, registrando con puntualità i suoi risultati molto positivi. Nelle prime 29 settimane dell’anno ha registrato un incremento dell’80%, peraltro in un mercato della farmacia stagnante. L’andamento del grafico pubblicato è oscillatorio: gli ultimi dati a nostra disposizione dimostrano che la situazione non è passeggera, perché si mantiene costantemente sopra i fatturati dello stesso periodo dell’anno precedente e sono alte le probabilità di mantenersi o anche di svilupparsi nel prossimo futuro.
Questa tendenza si riflette, poi, sulla nascita e lo sviluppo di nuove farmacie online, come dimostra l’andamento dei “soggetti autorizzati al commercio online di medicinali”, indicato dal ministero della Salute. Si tratta di farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita online di medicinali senza obbligo di prescrizione, con nome e cognome, indirizzo postale, partita Iva e indirizzo web dell’azienda.

A ottobre 2020 erano 1.079, di cui circa un quinto in Campania; seguono la Lombardia, il Piemonte e il Lazio (nelle quattro regioni è presente la metà degli esercizi autorizzati all’e-commerce dei medicinali Otc). Quattro quinti delle aziende sono farmacie (81%), mentre gli altri esercizi commerciali sono circa un centinaio parafarmacie e un ulteriore centinaio è formato da gruppi del sistema distributivo farmaceutico.

I medici e il Covid-19
Le difficoltà e i rischi legati al periodo di massima diffusione della pandemia -che purtroppo sembrano riproporsi in questo inverno ormai alle porte- hanno fatto in modo che i medici di famiglia (Mmg) utilizzassero la telemedicina. Il nuovo panorama delle ricerche di mercato in area pharma proposto da Ipsos presenta un’interessante ricerca effettuata sui medici, da cui emerge una classificazione che individua tre diverse tipologie di Mmg.
1) I Digitali: “Ero già convinto fin da prima dell’emergenza sanitaria Covid-19 che per alcune patologie di pazienti si potessero effettuare visite/consulti virtuali a distanza”.
2) I Convertiti: “L’esperienza appena passata mi ha fatto cambiare idea, e ora penso che per alcune tipologie di pazienti si possano effettuare visite/consulti virtuali a distanza”.
3) I Resistenti: “Rimango dell’idea che le visite/i consulti ai pazienti debbano essere effettuati sempre di persona”.
Abbiamo, quindi, quattro digitali e tre convertiti ogni 10 medici. Vale a dire che tre quarti dei medici di medicina generale ha sperimentato, nel periodo Covid-19, la telemedicina nelle visite ai pazienti -quindi, in remoto-, mentre un quarto ha preferito continuare a fare visite e consulti di persona.


“L’emergenza da Covid-19” conclude la ricerca “ha messo in luce le potenzialità di questo strumento e dell’uso che se ne può fare per migliorare l’assistenza sanitaria, ma il suo consolidamento necessita del superamento di alcune barriere, specialmente di regolamentazione e tecnologiche”. La pandemia Coronavirus, infatti, ha favorito il processo di digitalizzazione medico/paziente, ma anche l’esperienza fatta con le ricette digitali recuperabili direttamente in farmacia è stata molto utile, sia per il medico, facilitato nel suo lavoro, sia per il paziente, che ha potuto evitare assembramenti. L’emergenza, quindi, ha dato una grande accelerata alla digital disruption e ha fornito un insieme importante di conoscenze che serviranno a realizzare un futuro più web nei rapporti medico-paziente-farmacista.

Conclusioni
Il Covid-19 purtroppo continua ai nostri giorni e non si prevede possa esaurirsi nei prossimi mesi e così l’82,3% della popolazione teme ancora di esserne vittima (indagine Confindustria Dispositivi Medici, settembre 2020). L’inverno è ormai alle porte e ora, per alcuni mesi, le farmacie dovranno gestire un importante flusso di clientela giornaliera legata all’influenza, tipica patologia invernale. Tre fattori importanti, dunque: Covid-19, influenza e acciacchi stagionali attendono i clienti/pazienti della farmacia e senza dubbio tornerà utile l’esperienza maturata a inizio 2020, per preparare e programmare i prossimi mesi.

Bisognerà, però, anche tener conto, in questo periodo, che la situazione economica delle famiglie è peggiorata e che il cittadino manifesta, oltre ai problemi legati alla sicurezza, anche quelli legati al budget di spesa, pur nei riguardi di prodotti di prima necessità. Da qui deriva una particolare attenzione sia nei riguardi della sanificazione dei locali, a garanzia del cliente, sia negli aspetti di qualità e prezzo dei prodotti offerti. Ma non solo: in questo periodo di ansie e di paure il dialogo farmacista-paziente assume una funzione ancor più importante. Ed è proprio qui che si manifesta quel “valore aggiunto” della farmacia, che la contraddistingue rispetto a tutti gli altri punti vendita.

(di Barnaba Grigis, Farma Mese n. 9/2020 ©riproduzione riservata)

2020-11-24T11:35:08+00:00