Nuova Governance? Preoccupante immobilismo

Lo aveva promesso l’allora ministro della Salute, Giulia Grillo, e lo ha ribadito anche l’attuale ministro Roberto Speranza: il payback è uno strumento di controllo della spesa che ha fatto il suo tempo e che va superato attraverso una revisione strutturale della governance del farmaco. E il turbinio provocato dall’emergenza Coronavirus forniva pure l’occasione giusta per rimescolare le carte e superare i tetti di spesa del farmaco da tanto tempo auspicata. La Legge di Bilancio 2021 rappresenta, pertanto, un’occasione mancata, perché non prospetta nessuna nuova governance, ma si limita a rimodulare i tetti sia della farmaceutica convenzionata, sia della farmaceutica ospedaliera.

Nell’intervista pubblicata su Farma Mese di gennaio/febbraio 2021, Marco Cossolo ci spiega che il taglio del tetto è un falso problema, perché in soldoni nulla cambia, in quanto i milioni di euro che saltano non erano comunque vincolati alla convenzionata e, quindi, non erano nella disponibilità delle farmacie. Cossolo è arrabbiato perché non sono state realizzate le promesse fatte a Federfarma sulla modifica della remunerazione e noi lo siamo per quel senso d’immobilismo che s’accompagna alla constatazione che, in sostanza, nulla cambia: il payback c’è sempre, così come rimangono gli obsoleti tetti di spesa. Inoltre, c’è la consapevolezza che questa rimodulazione delle quote non risolve minimamente il problema, perché la spesa ospedaliera continua ad aumentare e non bastano certo le quote dirottate dalla convenzionata a tamponare il buco (basti dire che nel 2019 lo sfondamento di questa voce è stato di 2,7 miliardi).

Si rimescolano le carte, ma non si risolve il problema di fondo: rimane necessaria la revisione della governance della Sanità, che comporta abolizione dei silos, dei tetti di spesa e del payback e, più in generale, una impegnativa ristrutturazione del Servizio sanitario nazionale. E non è soltanto questione di soldi e di finanziamenti, che ora probabilmente (speriamo) arriveranno con il Recovery fund, quanto piuttosto di riformulare, dopo 50 anni, un sistema che rimane pregevole per i suoi principi di universalità, uguaglianza ed equità, ma è ormai solcato da profonde rughe di vecchiaia. Ma in un Paese dove regnano burocrazia e poteri forti non basterà certo lo shock provocato dalla pandemia a fare il miracolo. Molto più facile proporre il gioco delle tre carte con la spesa convenzionata.

Altro motivo d’amarezza è la consapevolezza che il Covid-19 sta delineando anche per la farmacia un nuovo scenario: cambiano il modo di lavorare, i servizi richiesti e offerti, le aspettative dei pazienti, i modelli di cura, mentre la tecnologia digitale apre nuovi orizzonti. Non soltanto c’è la necessità di un servizio sanitario più efficiente, ma anche più accessibile e sostenibile, soprattutto più robusto a livello territoriale, per garantire quella prima linea di difesa che purtroppo con il Coronavirus è mancata. La sensazione è che l’assistenza dovrà diventare più preventiva, personalizzata e coordinata, impegni ai quali neppure la farmacia potrà sottrarsi.

Siamo veramente pronti a un futuro dagli impegni ancora non ben definiti?

(Editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese gennaio/febbraio 2021, ©riproduzione riservata)

2021-02-03T14:21:39+00:00