Il Covid sulla pelle

Non solo dermatiti e peggioramento dell’acne, ma tutta una serie di manifestazioni cutanee compaiono spesso insieme alla malattia. Senza parlare delle irritazioni provocate dai preziosissimi sistemi di protezione individuale. Ecco una carrellata delle problematiche

Nel 2019 si è diffuso a livello mondiale un nuovo ceppo di coronavirus, il cui nome è Sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus-2 (Sars-Cov-2), che non era mai stato precedentemente identificato nell’uomo, responsabile della malattia da coronavirus nel 2019, denominata Covid-19. I coronavirus sono noti fin dagli anni ‘30 per essere causa di malattie respiratorie, gastrointestinali, epatiche e neurologiche negli animali. Tra tali ceppi, sette causano malattie negli esseri umani e, di questi, quattro si manifestano con i sintomi del comune raffreddore, ma raramente inducono gravi infezioni delle basse vie respiratorie, se non in categorie a rischio, come lattanti, anziani e soggetti immunocompromessi. Gli altri tre ceppi, al contrario, sono responsabili di infezioni respiratorie molto gravi, talvolta con focolai di polmoniti a esito fatale: nel 2002 il Sars-Cov-1, comparso in Cina e identificato nel 2003, nel 2012 il Middle East Respiratory Syndrome Coronavirus (Mers-Cov) e, nel 2019, l’ormai ben noto Sars-Cov-2.
La trasmissione del Covid-19 avviene principalmente attraverso le “goccioline di Flügge”, microgocce di saliva (vapore acqueo) che si trasmettono nell’ambiente e rimangono sospese in aria, cioè disperse in aerosol, anche per diverse ore. Sono in grado di veicolare i microrganismi responsabili di numerose malattie, attraverso la tosse, lo starnuto, ma anche azioni comuni, quali il cantare, il parlare, il mangiare e l’attività fisica. La diffusione del virus può avvenire, inoltre, tramite il contatto con una superficie contaminata su cui si sono depositate le goccioline di saliva, denominate per estensione anche droplet (dall’inglese “gocciolina”).

Come è ormai tristemente noto, il Sars-CoV-2 si è diffuso rapidamente in tutto il mondo attraverso la trasmissione da uomo a uomo, e nel marzo 2020 è stato dichiarato emergenza pandemica dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Da allora il bollettino degli infettati e dei deceduti si è susseguito arrivando a cifre notevoli, senza risparmiare nessun Paese. L’infezione da Sars-CoV-2 causa un ampio spettro di sindromi cliniche, che vanno da un quadro clinico simil-influenzale, alla polmonite lieve e alla sindrome da stress respiratorio acuto. Le principali manifestazioni cliniche di Covid-19 sono basate su segni clinici come iperpiressia, tosse, affaticamento, anoressia, produzione di espettorato, dispnea e dolori muscolari. Con frequenza minore sono stati segnalati diarrea, disturbi olfattivi (iposmia/anosmia) e gustativi (disgeusia/ageusia).

UNA GRANDE VARIETÀ DI MANIFESTAZIONI CUTANEE NEI MALATI DI COVID
Sebbene le manifestazioni dermatologiche siano più rare, il numero di pazienti Covid-19 con interessamento cutaneo è aumentato. Tuttavia, fino a oggi non sono stati eseguiti esperimenti in vitro o in vivo per confermare se Sars-Cov-2 potrebbe diffondersi attraverso la pelle. Per quanto riguarda le manifestazioni cutanee di pazienti affetti dal virus, sono state suggerite diverse ipotesi circa i meccanismi che potrebbero essere implicati, come la possibilità che il virus possa penetrare attraverso una ferita della pelle, che le manifestazioni cutanee siano correlate alle risposte immunitarie e, ancora, che possano essere dovute all’eventuale trattamento per contenere l’infezione. Poiché anche la pelle può rappresentare un bersaglio dell’infezione, le manifestazioni visibili e talora precoci, possono aiutarci a individuarla anche in soggetti asintomatici.

La tipologia delle manifestazioni cutanee è quanto mai varia e i segni possono essere riscontrati a qualunque età, nei bambini, nei giovani, negli adulti, così come negli anziani. È necessario, però, distinguere tra i segni cutanei sicuramente imputabili al Covid-19, perché comparsi in corso di infezione accertata, e manifestazioni cutanee sospette, comparse in soggetti asintomatici o con sintomi lievi.
Le manifestazioni cutanee sono quanto mai varie. Più frequenti in corso di infezione accertata sono i rash eritematosi cutanei, di morfologia varia e che si estendono a tutto il corpo, insorgendo generalmente in concomitanza con la sintomatologia febbrile e respiratoria. L’esantema può avere un aspetto simile agli esantemi infantili di tipo morbilliforme oppure vescicolare, che richiama la varicella, o può presentarsi sotto forma di pomfi che ricordano l’orticaria. Il prurito può essere più o meno presente e l’andamento è di solito fugace, con risoluzione spontanea in alcuni giorni. Tali quadri clinici, però, potrebbero essere ascritti a una reazione iatrogena ed è, quindi, importante escludere tale evenienza.

Tra i segni cutanei sospettati di correlazione con l’infezione in corso sono state segnalate lesioni da eritema multiforme, associate all’herpes simplex, e particolari lesioni alle estremità (mani, piedi). Queste sono simili a quelle dei geloni, ischemiche, edematose ed ecchimotiche a livello delle dita di piedi e mani, con un quadro di ischemia acrale che potrebbe essere associata allo stato di ipercoagulazione nei pazienti con Covid-19 grave. Tali lesioni cutanee sono state riscontrate anche in pazienti asintomatici o con lieve sintomatologia, probabilmente causati da un disturbo della coagulazione oppure da una reazione di ipersensibilità. Sono stati, inoltre, segnalati casi di lesioni “geloni-like” insorgenti contemporaneamente in familiari (fratelli), rendendo ancora più plausibile l’ipotesi infettiva da Covid-19, anche se soltanto in pochissimi casi l’infezione da Coronavirus è stata accertata a causa della mancanza di test di laboratorio. Le lesioni delle estremità appaiono colpire in netta maggioranza soggetti in età pediatrica, a differenza delle tipologie di lesioni cutanee presenti in soggetti sintomatici.

LE MALATTIE DELLA PELLE DOVUTE AI DPI
La prevalenza di malattie della pelle legate, invece, ai dispositivi di protezione è elevata e rientrano a pieno titolo tra le malattie professionali. Gli effetti collaterali cutanei indotti dai dispositivi di protezione per il Covid sono stati riportati da un recente studio indipendente, presentato al 29° Congresso virtuale Eadv (European Academy of dermatology and venereology), secondo il quale, per l’uso prolungato della mascherina, si manifesta una dermatite irritativa sul volto. I cinturini elastici, le giunture e le parti metalliche sarebbero anche causa di vere dermatiti allergiche, molto più manifeste in pazienti atopici. Non dimentichiamo che le parti abrasive metalliche possono determinare una sensibilizzazione al nichel.

Viene segnalato anche un peggioramento della rosacea e dell’acne volgare a causa della frizione meccanica unitamente alla modificazione della temperatura e del microambiente cutaneo più umido, che alterano sia il microbioma che il microbiota. In tali casi, è risultato necessario regolare l’uso della maschera facciale per ridurre le dermatosi e formulare terapie ad hoc, poiché tali forme sono risultate essere più resistenti della norma alle terapie.

Il termine coniato per identificare l’insorgenza di una acne localizzata nella zona della mascherina è maskne, che altro non è che una variante dell’acne cosiddetta meccanica. In genere insorge dopo poche settimane dall’uso regolare della mascherina e si caratterizza per la netta demarcazione dal resto del viso, con lesioni infiammatorie, comedoniche, papulopustolose associate a prurito Doverosa la diagnosi differenziale con la dermatite periorale, la dermatite seborroica, la rosacea.

Il frequente lavaggio delle mani (anche piu’ di 20 volte al giorno), l’abitudine di utilizzare gel igienizzanti a base di alcol può peggiorare o far indurre eczemi da contatto irritativi e/o allergici anche sulle mani. Tra il personale sanitario due terzi in genere le lava più di 10 volte al di’, ma si calcola che soltanto il 20% completa l’operazione con l’uso di una crema equilibrante per ripristinare il film lipidico danneggiato. L’uso dei guanti monouso induce, poi, dermatiti da contatto irritative ed allergiche, così come indossare a lungo cuffiette può determinare prurito, follicolite del cuoio capelluto e esacerbazione di forfora, dermatite seborroica, psoriasi. Indossare camici monouso può provocare, a livello dei polsi, dove sono presenti orli elastici, l’insorgenza di dermatiti da contatto irritative o allergiche.

Durante l’attuale pandemia, notizie e informazioni sanitarie fuorvianti hanno creato disorientamento in molti pazienti che hanno proseguito con l’automedicazione, basti considerare che al culmine della pandemia in America il 73,7% delle visite non di emergenza dermatologiche sono state posticipate di sei settimane o più. Inoltre la scarsa compliance ai trattamenti prescritti ha creato fonte di preoccupazione tra i dermatologi, che invitano a uno stretto controllo dermatologico specialistico, sia per continuare terapie sistemiche mirate, sia per diagnosticare precocemente anche dai segni cutanei l’infezione pandemica in atto.

(di Alessandra Cantù e Corinna Rigoni, Panorama Cosmetico 1/2020 ©riproduzione riservata)

2021-02-23T10:10:49+00:00