È tempo di valori: la fiducia

Mai come quando tutto intorno a noi sembra insicuro e le certezze che abbiamo sempre avuto paiono traballare, ci ritroviamo a ricercare quei valori che, fino a poco tempo fa, davamo per scontati. E la fiducia è proprio uno di questi.

Naturalmente l’interpretazione che possiamo dare a questo valore è molto ampia: dalla fiducia riposta nelle persone a noi care fino a quella che possiamo avere (o non avere) nei confronti delle istituzioni e di chi ci governa, passando attraverso il mondo del lavoro, l’azienda per cui lavoriamo, gli organi di informazione e via discorrendo.

Da vent’anni il tema della fiducia è oggetto di una ricerca che Edelmann svolge in tutto il mondo con focus specifici in alcuni Paesi tra cui l’Italia: il Trust Barometer. E cosa emerge dall’indagine 2021? Beh, in generale, possiamo dire che soltanto un terzo circa degli italiani crede che tra cinque anni le loro famiglie vivranno meglio. Il che peraltro ci posiziona tra i Paesi più pessimisti del mondo, in compagnia di Giappone, Francia, Germania e Regno Unito. E che cos’è che spaventa maggiormente gli italiani? Non la paura di ammalarsi di Covid, che preoccupa circa 7 italiani su 10, bensì quella di perdere il lavoro, che ne fa preoccupare quasi 9 su 10.

C’è poi un altro tema che inquieta gli intervistati e cioè la qualità delle informazioni in circolazione: circa 2 italiani su 3 temono, infatti, le cosiddette fake news. E qui si assiste a un fenomeno che parrebbe contraddittorio: se da un lato uno dei settori che gode di maggior fiducia è quello della tecnologia (69%), dall’altro uno dei timori espressi è che la tecnologia stessa sia proprio una delle cause dell’inaffidabilità delle notizie in circolazione. Vale a dire, in pratica, che la facilità con cui le informazioni vengono messe in circolo (grazie alla tecnologia), mette a repentaglio la loro stessa bontà. A questo punto, verrebbe da dire, è necessario che ciascun lettore faccia la tara a ciò che legge, controllando e valutando attentamente innanzitutto la fonte: insomma, quello che gli inglesi chiamano information hygiene, la pulizia delle informazioni (e dire che di questi tempi dovremmo essere abituati all’igiene!).

Tuttavia, proprio perché parliamo di contraddizioni, sempre secondo Edelmann, solo un italiano su tre fa questo tipo di selezione. Ma c’è un ulteriore fatto che lascia sorpresi: la fiducia nei confronti dei social media che, in barba a ciò che potremmo immaginare, è in forte calo. Negli ultimi dieci anni ha perso ben 27 punti percentuali, passando da 57 a 30%: in pratica si è dimezzata. E allora come dobbiamo comportarci nel nostro business quotidiano?

Da una parte sembra che non si possa più vivere senza il digital e dall’altra pare che questo stia perdendo colpi. In realtà, quello che mi sento di evincere da questa indagine e dalle esperienze che stiamo tutti vivendo, è che, ancora una volta, i brand sono portatori di fiducia nella misura in cui riescono ad assumere la veste di generatori di informazioni e valori sani. È proprio quanto gli intervistati richiedono. E in questo è importante il ruolo di chi li rappresenta. Ma attenzione: non pensiamo soltanto alle marche dei prodotti; la farmacia è un brand e il titolare il suo portavoce. Gli italiani (l’85%) chiedono che i brand siano degli educatori e diano loro informazioni, in particolare sul virus. Ebbene, questa è allora un’opportunità.

Ai brand viene richiesto di esserci e di giocare il loro ruolo, anche in sinergia con altre parti, di risolvere i problemi, di non essere concentrati sulla vendita che rischia di risultare fine a se stessa e non una base per la costruzione del rapporto di fiducia. In sostanza, agire, fare i fatti, essere garanti di qualità delle informazioni; ma senza dimenticare l’importanza del rapporto emotivo e il valore dell’empatia. Insomma, usiamo tutta la nostra intelligenza emotiva. Ora più che mai.

(di Roberto Valente, Farma Mese n. 3/2021 ©riproduzione riservata)

2021-03-16T11:25:17+01:00