Facciamo i conti con il Covid

La farmacia da sempre, ma a maggior ragione dal 2020, rappresenta un fondamentale punto di riferimento per i cittadini. Purtroppo, in questo periodo alcune farmacie sono state “contagiate nel fatturato” dal coronavirus, ma in media il settore ha retto a livello di business. Il coronavirus può sferrare, però, attacchi anche sotto altri punti di vista.

Con la nostra esperta, la dottoressa Paola Castelli, vediamo come la pandemia può avere cambiato la realtà aziendale, come potrebbe rischiare di cambiare la sfera personale del titolare e pensiamo a come reagire al meglio e con equilibrio a tale destabilizzante realtà.

Dottoressa Castelli, con Lei non abbiamo mai parlato di Covid: cosa pensa di questa situazione?
Penso che in questa grave epidemia le persone siano disorientate, con un annullamento del tempo scandito dall’orologio (quando finirà?). È una situazione nata dal coronavirus, ma che sembra votata a stravolgere le abitudini quotidiane, ad alimentare ulteriormente il distanziamento sociale a fronte del sopravvento dell’informatica (a volte essenziale, a volte no). Il disorientamento che ne deriva può avere ripercussioni non solo nel lavoro, ma anche nei rapporti interpersonali e familiari. Le difficoltà però, non vanno mai subite, e, compatibilmente con i mezzi a propria disposizione, alle proprie competenze, alla capacità della propria azienda di essere camaleontica, devono essere affrontate con intelligenza e incisività.

Perché dice che il virus ci ha allontanati?
Ogni imposizione esterna, come per esempio la “clausura” imposta dal coronavirus, può unire come può dividere: l’impossibilità di uscire di casa e la conseguente convivenza, tra persone sì legate da ottimi legami familiari, ma 24 ore su 24, può in alcuni casi avere ripercussioni negative sulla sfera lavorativa e sui legami interpersonali.

Quali sono le migliori mosse che il titolare può adottare nello svolgere la propria attività?
L’emergenza coronavirus non è stata (e, purtroppo, non lo è tuttora) pesante solo a livello sanitario, ma ha inciso, seppur in maniera più lieve, anche sul fatturato di alcune farmacie. Il calo non è stato eclatante, ma non si sa ancora quanto questa pandemia durerà; quindi, prevenire è meglio che curare e fare la formichina piuttosto che la cicala, risparmiando un po’, non è poi una cattiva idea. Le mosse da adottare sono le seguenti:

  • gestire consapevolmente gli acquisti: acquistare la quantità giusta nel momento giusto alle migliori condizioni, individuando i beni “must” per la propria clientela; acquistare una quantità tale da minimizzare i costi di mantenimento a magazzino delle scorte sarebbe l’optimum. Acquisti errati come tipologia e/o quantità di prodotti determinano un’insufficiente risposta alle richieste del cliente e una stasi delle scorte e dei capitali in esse investiti (capitali altrimenti destinabili a investimenti alternativi): insomma un invecchiamento precoce dell’azienda-farmacia con una sua conseguente maggiore vulnerabilità al virus;
  • tenere sempre sotto controllo il magazzino e farlo ruotare velocemente: quanto meglio il titolare sa gestire il proprio magazzino (minimizzando il costo di mantenimento delle scorte) tanto più la gestione della farmacia sarà efficiente. Si sa che “nell’azienda ideale il magazzino è proprio quello che non c’è”, ma questo in linea di massima a livello teorico e in tempi “sani”. Sappiamo bene che, data la pandemia, già si esce poco e solo per necessità, quindi, tempi di attesa medio-lunghi per un prodotto sono ormai diventati per il cliente finale qualcosa di inaccettabile: bisogna avere la “risposta pronta”;
  • vendere tanto e vendere bene: occorre prevedere il potenziale volume di fatturato e accertarsi che l’azienda si trovi in condizioni di equilibrio economico, ossia che abbia raggiunto un reddito in grado di remunerare adeguatamente il capitale investito dal titolare/imprenditore. La previsione delle vendite presuppone la preventiva definizione dell’ambito competitivo dell’azienda-farmacia, ossia l’analisi della quota di mercato conseguita e della relativa dimensione socio-culturale (distribuzione del reddito, tasso di sviluppo demografico, composizione della popolazione per fasce d’età e numerosità dei nuclei familiari, attenzione alla salute da parte del mercato di riferimento eccetera) nonché la valutazione della quota massima di mercato potenzialmente conseguibile e l’individuazione della porzione di mercato più significativa per l’azienda-farmacia.
  • contenere gli altri costi di gestione.

■ Passiamo al potenziale impatto del coronavirus sui rapporti familiari, che a loro volta possono minare l’andamento dell’attività: le farmacie sono aziende, oggi in trincea, che si possono avvalere anche dell’aiuto di familiari, per esempio del coniuge. Quale può essere in tal caso l’impatto del Covid?
Purtroppo, può accadere che “la coppia scoppi”. Il venire meno dell’idillio tra coniugi può avere rilevanti ripercussioni anche sull’azienda-farmacia e per questo la prudenza è d’obbligo nel contrarre il matrimonio anche in farmacia.
Pensiamo all’impresa familiare. Spesso il ricorso a tale istituto giuridico viene fatto con troppo ottimismo e leggerezza, senza ponderare in modo adeguato le obbligazioni che lo stesso comporta a carico del titolare, soprattutto con riferimento ai diritti patrimoniali spettanti ai familiari partecipanti. I familiari, oltre ad avere diritto a una quota di partecipazione agli utili proporzionata alla qualità e alla quantità del lavoro effettivamente prestato in modo continuativo e prevalente, vantano i seguenti ulteriori e rilevanti diritti:

  • il diritto di credito nei confronti del titolare per la quota di loro spettanza del maggior valore che l’azienda o i singoli beni, incluso l’avviamento, acquisiscono durante la durata del rapporto di collaborazione familiare;
  • il diritto di partecipare alle decisioni concernenti l’impiego degli utili e degli incrementi di valore, la gestione straordinaria, gli indirizzi produttivi e la cessazione dell’attività; tali decisioni devono essere approvate dalla maggioranza dei familiari;
  • il diritto di prelazione verso i terzi nel caso di divisione ereditaria o di trasferimento di azienda.
    In caso di divorzio viene meno lo status di familiare e, conseguentemente, si risolve anche il rapporto di collaborazione nell’impresa familiare. Alla cessazione di tale rapporto, spesso preceduta da litigi, cause legali e perizie tecniche sulle somme in gioco, il titolare deve liquidare al familiare la somma a questi spettante per effetto della sua collaborazione in farmacia. Il diritto di credito è costituito dalla quota di utili eventualmente ancora da corrispondere e dalla quota di sua spettanza dell’incremento di valore che l’azienda o i singoli beni (in particolare l’avviamento) hanno acquisito durante il rapporto di collaborazione familiare.

E, se, invece, la farmacia fosse gestita in forma societaria?
In tal caso possono verificarsi varie situazioni:

  • gli ex-coniugi possono continuare a gestire la farmacia in forma societaria e, quindi, decidere di sciogliere il loro vincolo matrimoniale, ma non quello patrimoniale;
    oppure
  • un coniuge può acquistare la quota dell’altro previo accordo;
  • un coniuge può recedere se la società è a tempo indeterminato e nei casi previsti dal contratto sociale.
    Quanto sopra in caso di divorzio, ma l’idillio può cessare anche tra i conviventi di fatto.

Ci ricorda in cosa consiste la convivenza di fatto e cosa accade in tal caso?
La convivenza di fatto (introdotta dalla L. 76/2016, c.d. Legge Cirinnà) è la convivenza tra due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile, residenti nel medesimo Comune, coabitanti e iscritte nel medesimo stato di famiglia. Ai fini del suo riconoscimento è necessario che gli interessati presentino all’ufficio anagrafico del Comune di residenza apposita dichiarazione, sottoscritta da entrambi e corredata dai rispettivi documenti d’identità.
A fronte dell’introduzione nel nostro diritto di famiglia di tale novità, è stato introdotto nel nostro Codice Civile, dopo l’art. 230-bis “Impresa familiare”, l’art. 230-ter “Diritti del convivente”: viene previsto che il convivente di fatto, che presti stabilmente la propria opera nell’impresa dell’altro convivente, ha diritto a una partecipazione agli utili dell’impresa familiare e ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, proporzionata al lavoro prestato. Tale diritto non spetta qualora tra i conviventi sussista un rapporto di società o di lavoro subordinato.

Cosa consiglia ai titolari?
Una gestione oculata della propria azienda, il contenimento dei costi di gestione e la capacità di trasformare il periodo orribile da coronavirus in un’opportunità per sviluppare nuove aree. È necessario che la farmacia, che ancora una volta ha dimostrato di essere un importante presidio sanitario, sappia anticipare le necessità dei propri clienti, che hanno capito ancora di più oggi l’importanza della salute e della prevenzione. La vera ricchezza è sempre stata ed è la salute, perché con la salute si può risolvere e fare tutto.
L’attuale pandemia ha manifestato i suoi effetti peggiori in soggetti con patologie o con problemi ignorati o trascinati nel tempo. Pensiamo non solo ai malati, ma anche alle persone obese, allergiche o intolleranti, a chi ha il colesterolo alto, a chi è stressato, a chi non presta la dovuta attenzione alla propria pressione arteriosa e via di seguito.
L’essere sempre più aggiornati e preparati professionalmente (sapendo consigliare anche uno stile di vita “da manuale”, che preveda un’alimentazione corretta, eventualmente, da integrare, nonché un’igiene da “premio Nobel”) consente di prevenire e fronteggiare tali situazioni delicate e di rafforzare sempre di più il legame tra chi ha scelto di fare della “missione salute” la propria vita e i cittadini.

(Farma Mese n. 3/2021 ©riproduzione riservata)

2021-03-16T14:13:47+01:00