Guardare avanti e non indietro

No, le farmacie non sono affittacamere, né hanno bisogno della supervisione di chicchessia. La decisione di coinvolgere direttamente farmacie e farmacisti nella campagna vaccinale anti Covid-19 pone fine a tanti pregiudizi, sia su un valore professionale che non abbisogna di tutele, sia sul ruolo sanitario della professione. E questi sono crediti che vanno al di là del servizio di inoculazione prestato, conquistati sul campo durante la pandemia. Certo, l’impegno è gravoso, per la fatica e le responsabilità, ma stiamo vivendo tempi strani e complicati, che richiedono di saltare lo steccato con determinazione e capacità d’innovarsi. Non serve allora ricordare quel trinomio “farmaco, farmacia, farmacista” che in questi anni si è frantumato, anche se è bello auspicare che in farmacia ritornino tutti i farmaci e tutti i farmacisti, o che la titolarità sia in capo soltanto a un collega. Perché questo significa guardare sempre indietro e limitarsi a sognare una stagione che non c’è più e, purtroppo, non potrà più tornare.

Pensiamo sia realistico che le Regioni rinuncino alla distribuzione diretta? Va già bene se allargano le maglie della distribuzione per conto. Sarebbe bello riportare il farmaco Otc solo in farmacia, ma cosa fare delle parafarmacie? E pensiamo sia possibile eliminare la Legge 124/2017? Sarebbe auspicabile tenere il capitale lontano dalla proprietà della farmacia, soprattutto dopo che la legge è stata ampiamente usata per sistemare situazioni familiari. Ma bisogna guardare avanti, per individuare nuovi ruoli.

Il farmacista si è sempre adattato ai bisogni sanitari del momento, prima come preparatore di farmaci, poi come affidabile distributore, ma ora la società richiede nuove prestazioni e funzioni. E così la farmacia dei servizi, tanto citata ma mai approfondita e ancor meno attuata, merita maggiori riflessioni. C’è allora un aspetto del Decreto “Sostegno” che va sottolineato (art. 19, commi 4 e 6), non meno del via libera alle vaccinazioni, e non solo e non tanto per i 200 milioni stanziati, quanto per la volontà di riconoscere alle farmacie una remunerazione aggiuntiva, per “rafforzare strutturalmente la resilienza, la prossimità e la tempestività di risposta del Ssn” non soltanto verso le patologie infettive emergenti, ma anche verso “altre emergenze sanitarie”. Ora vaccini anti-Covid, ma domani, se verrà dimostrato l’efficace servizio sanitario offerto, magari altri servizi (telemedicina, aderenza terapeutica, presa in carico del paziente cronico e così via). Si potrebbero allora aprire altri spazi per una farmacia rinnovata.

Leggiamo con attenzione quanto scritto nella relazione tecnica che accompagna il provvedimento, laddove “si parla di un nuovo modello di farmacia che, oltre al farmaco, assicura ai cittadini una serie di prestazioni aggiuntive”. E più avanti si precisa: “la farmacia può diventare il luogo dove la popolazione può trovare una prima risposta alle proprie domande di salute, un’azienda erogatrice di servizi da mettere a disposizione del pubblico”. È il riconoscimento di quanto fatto durante la pandemia e che ora va capitalizzato. Certo, sarà necessario un colpo di reni, ma credo ne valga la pena.

(Editoriale di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 4/2021 ©riproduzione riservata)

2021-04-07T12:02:14+02:00