Ma dove stiamo andando?

Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: qui, purtroppo, la sfera di cristallo non ce l’ha nessuno.
Tuttavia, chiunque svolga un’attività di business, non può fare a meno di interrogarsi, al momento di fare i bilanci consuntivi e i budget per il nuovo anno, su quali saranno le tendenze, i cosiddetti trend, su come cambieranno le abitudini dei consumatori, su quali saranno le loro preferenze e, di conseguenza, verso quali ambiti o prodotti verranno orientati gli acquisti. E mai come quest’anno la previsione è, al tempo stesso, molto ardua, ma anche abbastanza ovvia. Mi spiego: molto ardua per il clima di incertezza totale nel quale viviamo da circa un anno; abbiamo sentito dire tutto e il contrario di tutto, dalla politica alla scienza. D’altra parte, la previsione è ovvia perché le tendenze rispecchiano proprio questo clima.

Le migliori agenzie di trend del mondo, da Euromonitor a Mintel solo per citarne alcune, come ogni anno si sono espresse. Archiviati tutti i luoghi comuni che ci hanno accompagnato nel primo semestre del 2020, da “andrà tutto bene” a “ne usciremo migliori” fino a “la natura si è ripresa i propri spazi”, ritroviamo alcuni temi ricorrenti.
La salute, tanto per cominciare. E quando si parla di salute non si intende solo l’assenza di malattie, ma anche la cosiddetta mental health, cioè il benessere psicologico. Sappiamo che la causa del suo contrario, il malessere psicologico, è purtroppo spesso dovuta, soprattutto in questo momento, a problematiche legate al lavoro e alla sua sicurezza, alla mancanza di progettualità e di vita sociale, ma anche al venir meno di punti di riferimento che possano essere di aiuto nella vita di tutti i giorni, quando si ha a che fare con la salute. E qui il farmacista di fiducia può davvero avere un ruolo molto importante, perché è colui che può aprire gli occhi del cliente, spesso abbagliato da false promesse che svolazzano ovunque.

Tra le tendenze per il 2021 ricorre inoltre molto spesso il tema della sostenibilità. Viene superato il concetto del semplice “green” che talvolta, purtroppo, è stato riconducibile al cosiddetto “greenwashing”, cioè gli altisonanti proclami ecologici di alcune aziende, che poi erano tutt’altro che coerenti nelle pratiche produttive. Qui si va oltre il semplice “naturale” e si prende in considerazione veramente tutta la filiera produttiva, senza più demonizzare le componenti chimiche dei prodotti (con particolare riferimento al settore beauty), che spesso sono invece garanzia di stabilità e di qualità.

E proprio la qualità è un altro tema da analizzare. Mentre i consumatori sembrano essere diventati più parsimoniosi, evitando acquisti superflui, cresce la ricerca della qualità del prodotto. Essa è considerata un vero valore per cui si è disposti anche a spendere un po’ di più. E della qualità del prodotto fanno parte anche i valori a cui l’azienda produttrice si ispira e che riesce a comunicare.

L’avvento dello smartworking ha poi inevitabilmente ridisegnato la geografia commerciale e le abitudini d’acquisto dei consumatori, rivalutando gli esercizi di prossimità e di periferia a scapito di quelli dei centri urbani. A questo si aggiunge il comprensibile maggior ricorso agli acquisti online, la richiesta di consegne a domicilio e la necessità di riprogettare i punti vendita in modo da favorire chi voglia semplicemente fare un acquisto “mordi e fuggi”, oppure ritirare un prodotto ordinato, senza penalizzare chi ha bisogno di tempo e attenzioni.

Insomma, quello che vediamo di fronte a noi è uno scenario in cui bisognerà conciliare diverse esigenze, in cui le attività fisiche si scambieranno con quelle digitali, ma in entrambi i casi, come dice Jeffrey Gitomer, “king of sales” statunitense, sarà vincente e fondamentale il rapporto di fiducia che sapremo creare con i nostri clienti affinché, con buona probabilità, comprino da noi.

(di Roberto Valente, Farma Mese n. 4/2021 ©riproduzione riservata)

2021-04-08T15:01:40+02:00