Le formulazioni dei dentifrici

Dentifrici: termine generale usato per descrivere i preparati cosmetici e no, che vengono utilizzati insieme a uno spazzolino allo scopo di pulire e/o lucidare i denti. Andiamo alla scoperta delle formulazioni dei dentifrici, un segmento che fa parte del bagaglio cosmetico del farmacista

FORMULAZIONI
I dentifrici cosiddetti “attivi” furono formulati per la prima volta negli anni ‘50 e includevano ingredienti come urea, enzimi, fosfato di ammonio, sodio lauril sarcosinato e fluoruro stannoso. I prodotti odierni hanno principalmente due obiettivi: aiutare lo spazzolino nella pulizia e a contrastare l’ingiallimento della superficie del dente e, insieme, fornire un effetto preventivo contro le malattie dentali. Tra gli agenti attivi ci sono: enzimi, alcoli amminici, prodotti a base di erbe e naturali, triclosan, bisbiguanidi (clorexidina), composti di ammonio quaternario (cloruro di cetilpiridinio) e diversi sali di metalli (sali di zinco, fluoruro stannoso, fluoruro stannoso con ammine).


L’aspetto interessante è che i dentifrici sono il veicolo ideale per qualsiasi ingrediente attivo utilizzato come misura preventiva per la salute orale, a condizione che si usino in combinazione con un corretto spazzolamento dei denti, che è il metodo di igiene orale più utilizzato, e con uno spazzolino adeguato. Le forme cosmetiche più utilizzate per i dentifrici sono le paste e i gel, nei quali un ruolo fondamentale è costituito dal cosiddetto veicolo.

COSA CONTENGONO?
Per ottenere una buona distribuzione in bocca e rilasciare tutti gli ingredienti attivi, dopo la diluizione con acqua e saliva, il veicolo del dentifricio deve essere una soluzione acquosa: è costituito generalmente da umettanti, come glicerolo, sorbitolo, xilitolo, maltitolo, polietilenglicoli e loro miscele. Gli umettanti assicurano buona e rapida miscibilità anche della forma cosmetica pasta con la saliva; adeguata bagnatura della polvere, cioè di abrasivi e addensanti solidi; corretto rigonfiamento degli addensanti; capacità di ritenzione idrica della pasta; un gusto dolce di base. Essi danno, inoltre, alla formulazione una consistenza cremosa.


Per lucidare i denti, vengono, poi, generalmente incorporate nel dentifricio le sostanze abrasive, che sono indispensabili per eliminare quel sottile strato di proteine ​​molto aderente che può dar luogo alla crescita di batteri. Le più utilizzate sono idrossido di alluminio, calcio idrogeno fosfato, calcio carbonato, silice e idrossiapatite. I denti sono, infatti, considerati superfici naturali che offrono opportunità uniche per la formazione estesa di biofilm e un rifugio sicuro per la persistenza microbica; l’ambiente caldo e umido della bocca favorisce la crescita di molti microrganismi e offre nutrienti derivati dall’ospite, come proteine della saliva e glicoproteine.


Un altro tipo di sostanze molto importanti nelle formulazioni dei dentifrici sono i cosiddetti leganti o addensanti, che impediscono la separazione di polveri e ingredienti liquidi e perché conferiscono un adeguato grado di viscoelasticità e forma al dentifricio. Possono impedire anche che il dentifricio si secchi durante la conservazione, inoltre hanno un’influenza sulla dispersione, la formazione di schiuma e sul risciacquo. Il legante storicamente più utilizzato è la carbossimetilcellulosa (Cmc), sostanza fisiologicamente inattiva, che si dissolve in acqua ed è molto compatibile con altri ingredienti, altamente stabile e di prezzo relativamente basso.


Altri leganti usati sono i polisaccaridi, come l’alginato di sodio, carragenina e gomma xantan; polimeri sintetici come poliacrilato di sodio e minerali argillosi inorganici, come bentonite e laponite. La gomma xantan è uno stabilizzatore molto efficace per formulazioni diverse di dentifrici, in particolare per i gel: fornisce uniformità e stabilità al dentifricio, lo rende facile da utilizzare e da applicare sullo spazzolino.


Gli agenti schiumogeni hanno, invece, la funzione, all’interno della formula, di disperdere il dentifricio in tutto il cavo orale, per potenziare l’effetto pulente e, agendo come tensioattivo, ripulire lo sporco al suo interno. Inoltre, grazie al loro volume di schiuma, danno una sensazione di spessore piacevole. Come agenti schiumogeni vengono utilizzati tensioattivi aventi eccellenti qualità di formazione di schiuma, dispersione, sospensione, permeazione, pulizia e resistenza all’acqua dura, nonché, naturalmente, assenza di tossicità o irritazione. I tensioattivi abbassano la tensione superficiale dell’ambiente liquido nella cavità orale, in modo che le sostanze nel dentifricio/collutorio possano entrare in contatto con i denti più facilmente e, di conseguenza, pulirli con facilità. Un’altra funzione del tensioattivo è quella di disperdere gli aromi nel dentifricio/collutorio, aromi che sono fondamentali per il gusto e l’olfatto. Quello sicuramente più utilizzato è il sodio laurilsolfato (Sls), ma i dentifrici e i collutori enzimatici non possono contenere tensioattivi come Sls perché può denaturare gli enzimi.


I dentifrici sbiancanti, infine, non schiariscono il colore della struttura del dente: rimuovono semplicemente le macchie superficiali con abrasivi o speciali agenti chimici o lucidanti e prevengono la formazione di nuove macchie. Per finire con una nota curiosa e attuale citiamo un dentista del Regno Unito che ha suggerito che lo spazzolamento frequente dei denti riduca la carica virale e possa essere usato come misura preventiva anche contro il Covid-19 in modo simile al lavaggio delle mani. In teoria può aver senso dire che lavarsi i denti o lavarsi la bocca possa ridurre il rischio di contrarre il virus, perché si sa che l’infezione principale si verifica attraverso la bocca e il naso, però -va detto- non esistono validi studi e sperimentazioni che lo dimostrino.

(di Graziella Tonato, Panorama Cosmetico 2/2020 ©riproduzione riservata)

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2021-05-14T15:51:57+02:00