Vaccinazioni anti Covid in farmacia

Alice Diena, farmacista a Recco, descrive come avvengono le vaccinazioni nelle farmacie liguri.

Un medico che opera dentro la farmacia. E un farmacista che collabora con lui, e non si limita a offrire uno spazio (non fa l’affittacamere), ma prepara il vaccino e organizza prenotazioni, accoglienza, registrazione, allestimento dosi, controllo del paziente. Ci voleva la pandemia per proporre quella partnership medico/farmacista che da tempo “Farma Mese” auspica con insistenza, e che il Covid-19 ha dimostrato essere indispensabile. Non bastano, infatti, ospedali d’eccellenza, se poi manca la barriera dell’assistenza territoriale, e questa la si ottiene soltanto con la sinergia di tutte le professioni sanitarie. Senza più i vincoli di un Regio Decreto del 1934, che impedisce al medico di operare in farmacia.

Ci ha pensato la Liguria a superare questo inutile impedimento, aprendo per prima la farmacia alla collaborazione tra medico e farmacista. Un plauso ai responsabili sanitari liguri e a Elisabetta Borachia, presidente di Federfarma Liguria, e alle 52 farmacie che da martedì 30 marzo hanno permesso ai pazienti anziani e deboli di potersi vaccinare vicino a casa (a fine aprile erano già 105). Sono gli apripista di quell’accordo quadro che ora conferisce ai farmacisti la funzione di vaccinatori e che qualifica il ruolo della farmacia come primo presidio sanitario territoriale del Ssn.

Forse è come la palla di neve che diventa valanga: prima alcune farmacie in poche Regioni che offrono test e tamponi, poi il medico nelle farmacie liguri che fa i vaccini e, infine, la possibilità di eseguirli da parte del farmacista in farmacia. È il riconoscimento pieno di un’attività che non è meramente economica, ma professionale e sanitaria, e così si possono aprire nuove porte, per esempio nella telemedicina e verso una reale “Farmacia dei servizi”.

Ma che cosa suggerisce questa prima esperienza di medico e farmacista che operano insieme dentro una farmacia e che da tempo auspichiamo? Lo scopriamo intervistando Alice Diena della farmacia Savio di Recco, a pochi chilometri da Genova, che subito ha aderito con entusiasmo a questa iniziativa. Emblematica la foto che la ritrae con una collaboratrice sulla porta della farmacia, davanti a un grande cartello che invita alla vaccinazione.

Nessun dubbio nell’offrirsi volontaria a questa sperimentazione? Perché tanto entusiasmo?
Durante la pandemia la farmacia è sempre rimasta aperta, divenendo ancor più il presidio di riferimento sanitario territoriale per i pazienti, rispetto poi all’ospedale, al medico di medicina generale, allo specialista. È toccato a noi risolvere tanti problemi, dall’approvvigionamento dei Dpi, mascherine, disinfettanti e così via, alla gestione dei pazienti cronici nella loro aderenza alla terapia, dallo stampare le ricette al tranquillizzare i molti spauriti, fino ai tanti impegni che era doveroso affrontare per venir incontro ai nostri pazienti. Abbiamo superato momenti difficili, per adeguare i gestionali, ampliare gli orari e stare aperti tutto il giorno, cercare disperatamente le mascherine introvabili, recepire i Nre e i messaggini dei clienti, consegnare i farmaci a domicilio. Ora tutto questo sforzo viene coronato dal poter far parte della campagna vaccinale, che viviamo come un premio per gli sforzi affrontati. La sfida dei vaccini, infatti, la viviamo un po’ come la ciliegina sopra al nostro lavoro, perché prima abbiamo dato una mano a chi si trovava in difficoltà, mentre oggi siamo in prima linea nella lotta alla pandemia. Proprio per questo non ho avuto nessun dubbio e sto affrontando il nuovo impegno con grande entusiasmo. È un anno e mezzo che siamo al fianco dei nostri pazienti per sostenerli, fornire materiali e consigli. Ma ora abbiamo i vaccini, lo strumento per combattere il Covid e, quindi, non ci tiriamo certo indietro nel fare la nostra parte.

Certo, le mascherine introvabili e a prezzi assurdi non hanno favorito l’immagine della farmacia, mentre ora la vaccinazione permette di rivendicare un ruolo sanitario.
Verissimo. Penso alle speculazioni sui gel igienizzanti, o sulle mascherine, alle difficoltà affrontate per superare i blocchi doganali e ai ritiri dei Dpi non conformi, all’amarezza di dover digerire altrui comportamenti illeciti, a tutta quella giungla degli approvvigionamenti. Abbiamo affrontato battute d’arresto, situazioni che, nostro malgrado, non hanno certo favorito l’immagine professionale della farmacia. Ora, invece, la campagna vaccinale ristabilisce la nostra corretta immagine, riconoscendoci il ruolo sanitario.

In Liguria il vaccino viene inoculato in farmacia da un medico. Lo conosceva oppure l’ha inviato l’Asl? E la sua presenza in farmacia ha creato problemi o ha favorito una buona sinergia professionale?
L’Ordine dei medici forniva una lista di quanti si erano dichiarati disponibili, però poi ogni farmacia arruolava i suoi, quelli che magari già conosceva. Noi abbiamo arruolato 6 medici, che conosco personalmente perché operano qui a Recco: tra questi, due sono mutualisti in pensione che esercitano ancora privatamente, quindi superconosciuti e apprezzati dai pazienti, uno è un pediatra di libera scelta e altri due sono odontoiatri, con studi medici avviati, ma disponibili per alcune ore alla vaccinazione. Tutti ben felici di aderire a rotazione alla campagna vaccinale e di contribuire così a debellare il virus e, inoltre, assai contenti del servizio garantito dalla farmacia. Preciso subito che la sinergia è stata ottima e non ci sono stati problemi. Anzi, ci hanno fatto i complimenti per come abbiamo allestito l’approvvigionamento dei vaccini, il laboratorio, la preparazione delle siringhe, la catena del freddo, la logistica e così via. L’hanno apprezzato tantissimo e anche questo ci gratifica.

Come vi siete organizzati in farmacia?
Ho lavorato duramente per il progetto notte e giorno per qualche settimana e poi, a regime, ho dedicato un collaboratore a seguire la parte amministrativa del data entry, cioè la registrazione della vaccinazione sul portale regionale, e un altro a effettuare gli allestimenti delle dosi a partire dal flacone multidose. Prima abbiamo fatto un corso di formazione predisposto da Alisa, la nostra Asl, che ci ha indicato le procedure da seguire, ma quanto indicatoci rappresenta un atto altamente professionale, perché il laboratorio è il cuore della farmacia. Tant’è vero che i miei collaboratori hanno fatto a gara per poter allestire i vaccini. Si è trattato di AstraZeneca, quindi ben conservabile nei nostri frigoriferi.

Dal punto di vista burocratico, come si sono svolti i rapporti con i medici?
Federfarma insieme con l’Ordine dei medici, ha predisposto una lettera d’incarico, approvata dalla Asl, adottata poi in ogni punto vaccinale per gestire gli aspetti fiscali e giustificare la presenza del medico all’interno della farmacia, sia per le attività di volontariato, sia per le prestazioni retribuite. In quest’ultimo caso il medico deve avere la partita Iva ed emettere poi fattura alla farmacia. Il nostro accordo regionale prevede 10 euro per inoculazione, che la farmacia riconosce al medico e vengono poi rimborsati dalla Asl. Oltre a ciò, abbiamo un compenso di 3 euro per ogni prenotazione effettuata e una cifra forfettaria di 34,60 euro per ogni flacone di vaccino gestito, pari a 10 dosi di vaccino.

Qual è stata la reazione dei suoi concittadini? Dubbi sul ruolo della farmacia o sulla presenza del medico in farmacia?
I concittadini sono stati contentissimi, anche ora sono davvero entusiasti di poter trovare il loro medico in un luogo così familiare e accessibile, come la farmacia di fiducia. Direi che per loro è normale trovare il medico in farmacia e molti mi hanno detto che vorrebbero trovarlo sempre, così come avevano riscontrato in Paesi stranieri, dove in farmacia c’è anche il prescrittore. “Dottoressa, perché non prende degli specialisti, degli infermieri?”, mi hanno chiesto. Perché apprezzano la comodità e la facilità d’accesso “su strada”, senza appuntamenti o code, e non temono certo l’idea del comparaggio. Insomma, vedono ambulatorio/farmacia come un tutt’uno, che semplificherebbe loro la vita. E ancora: “Poi farete anche i vaccini per l’influenza?”. E, quando hanno visto il pediatra, la domanda è stata: “Possiamo fare qui in farmacia le vaccinazioni al bambino?”.

Chissà che si possa superare il vecchio Regio Decreto che impedisce al medico di operare in farmacia. Ma torniamo a noi. Non molti possono offrire una location idonea alla vaccinazione. Non si creano così farmacie di serie A e B?
La nostra esperienza dimostra che lo spazio richiesto dall’atto vaccinale è veramente piccolo. Quanto serve, per esempio, per fare una glicemia o un Ecg. L’accettazione può essere effettuata al banco, così come si fa per una prenotazione Cup. Noi abbiamo dedicato una postazione a questo compito, ma con il nostro sistema ligure ogni computer può essere abilitato. La fase dell’anamnesi la fa il medico direttamente sulla poltrona vaccinale, mentre il paziente vaccinato si siede poi su un’altra poltrona a debita distanza, ma sempre sotto l’occhio del medico. Anche su piccoli spazi, quindi, si può vaccinare. A parte poi che il farmacista può attrezzare gazebi, locali dismessi, cinema o sale parrocchiali.

Sui social alcuni lamentano che il compenso è inadeguato rispetto all’impegno richiesto. Lo sostiene anche lei?
Ritengo, in questo momento, sia doveroso mettersi una mano sulla coscienza e ricordare che, rispetto ad altri che hanno chiuso la loro attività o hanno perso il lavoro, siamo sempre rimasti aperti e abbiamo avuto la possibilità di dare il nostro contributo. Anche se dovessimo rimetterci qualcosa, dovremmo farlo egualmente, per spirito solidaristico. Il rimborso spese va bene, per sostenere i costi, ma se ci fosse un guadagno penso dovremmo rifiutarlo, almeno in questa fase. Se poi un domani, a situazione normalizzata, dovessero richiederci simili servizi, allora se ne potrà parlare, perché siamo delle imprese che devono stare in piedi. E poi, non dimentichiamolo: qui è questione di principio, e il riconoscimento professionale di “servizio sanitario” non ha prezzo. Soprattutto in questo momento.

Quale la reazione dei colleghi che non hanno aderito all’iniziativa? E le motivazioni addotte?
Chi non ha partecipato, vuoi per motivi logistici, vuoi per indisponibilità di tempo o di personale, non ci ha certo ostacolato, anzi ci ha aiutato. Alcuni si sono organizzati tra di loro, hanno diviso i costi e creato insieme un punto vaccinale territoriale per coprire il quartiere o il paese. Abbiamo visto buoni esempi di collaborazione professionale, sia tra farmacisti, sia con le altre professioni sanitarie.

Quali sono ora le sue aspettative? Pensa sia possibile sviluppare in futuro una reale sinergia con il medico? Come e dove?
Assolutamente sì, penso che all’interno della farmacia dovrebbe esserci la figura di un medico e di un infermiere, perché ci sono patologie di prima istanza che possono essere trattate a livello del territorio, senza affollare gli ospedali. Lasciamo agli ambulatori specialistici e agli Mmg l’oneroso lavoro di diagnosi e prescrizione, ma poi utilizziamo la grande rete delle farmacie. Pensiamo, per esempio, non soltanto ai vaccini, ma anche agli screening o alle medicazioni continuative; pensiamo all’aderenza terapeutica, alla presa in carico del paziente cronico a quanto la farmacia, in partnership con il medico, potrebbe fare. L’esperienza che ora stiamo maturando ci dimostra che simili servizi “di prossimità” sono molto apprezzati dai pazienti e, dunque, vanno incentivati.

(Intervista di Lorenzo Verlato, Farma Mese n. 5/2021 ©riproduzione riservata)

2021-05-12T10:50:26+02:00