Scioglimento dell’impresa familiare in farmacia

Se in famiglia, a volte, l’armonia lascia a desiderare, lo stesso può accadere in ambito lavorativo e, quindi, in farmacia, soprattutto quando tale azienda è gestita in forma di impresa familiare. Si sa che l’impresa familiare attribuisce ai suoi partecipanti rilevanti diritti e questo può essere un problema se l’idillio tra titolare e collaboratori familiari dovesse finire. Ne parliamo con Paola Castelli, consulente fiscalista di Farma Mese.

Che cosa può accadere quando l’impresa familiare si scioglie?
In farmacia non è raro che il titolare, imprenditore individuale, si avvalga dell’opera di collaboratori familiari quali il coniuge, i parenti entro il terzo grado (genitori, figli, nonni, fratelli, sorelle, zii e nipoti) e gli affini entro il secondo grado (suoceri, generi, nuore e cognati). Questo con un duplice vantaggio: avvalersi in azienda della collaborazione di persone di fiducia e poter ripartire il reddito prodotto dalla farmacia tra tutti coloro che hanno concorso a determinarlo, cioè il titolare e i collaboratori familiari.

Imputando il reddito della farmacia in parte al titolare (per legge almeno il 51%) e in parte ai collaboratori familiari (complessivamente non più del 49%), il carico fiscale totale, infatti, è inferiore rispetto a quello di un’impresa individuale gestita dal solo titolare: stante la progressività dell’Irpef, la suddivisione del reddito complessivo tra più soggetti riduce l’aliquota media di tale imposta.

Tutto va bene finché tra titolare e collaboratori familiari vige l’armonia; se, però, “in casa e bottega” iniziano a crearsi dissapori, possono essere dolori. Se le divergenze tra titolare e familiari non sono appianabili, si arriverà addirittura allo scioglimento dell’impresa familiare, momento in cui l’istituto giuridico in commento mostra l’altra faccia della medaglia.

In tale eventualità cosa può succedere tra titolare e familiari?
La mente corre subito ai rilevanti -e ormai ben noti- diritti economici vantati dai partecipanti all’impresa familiare. Alla cessazione di tale rapporto, spesso seguita anche da cause legali e perizie tecniche “sulla posta in gioco”, il titolare deve liquidare ai familiari la somma loro spettante per effetto della loro collaborazione in farmacia: il diritto di credito è costituito dalla quota di utili eventualmente ancora da corrispondere e dalla quota di loro spettanza dell’incremento di valore che l’azienda oppure i singoli beni (in particolare l’avviamento) hanno acquisito durante il rapporto di collaborazione familiare.

Come entra in gioco il fisco allo scioglimento dell’impresa familiare?
Le somme corrisposte dal titolare, quale liquidazione dei diritti di credito del collaboratore familiare, non sono tassate in capo allo stesso in quanto considerate attribuzioni patrimoniali. Come ovvia conseguenza, il titolare non può dedurre dal proprio reddito le somme corrisposte al collaboratore familiare. Questa interpretazione -da me peraltro sempre sostenuta- è stata recentemente confermata dall’Agenzia delle Entrate nella risposta all’interpello n. 195 del 18 marzo 2021.

Il titolare può utilizzare nella trattativa il trattamento fiscale dell’operazione favorevole al collaboratore familiare, per addivenire, come spesso accade, a una transazione: “Caro familiare, veniamoci incontro, accontentati di quanto ti propongo come liquidazione, perché in fondo tu non sei tassato e io non deduco quanto ti corrispondo”.

Scioglimento dell’impresa familiare, un modo per limitare il danno

È opportuno che, alla fine di ogni anno, il familiare collaboratore che beneficia degli utili prodotti dalla farmacia sottoscriva una dichiarazione liberatoria dalla quale risulti che ha già percepito gli utili di sua spettanza e che non ha pretese in merito ai beni acquistati con gli utili e all’incremento dei beni dell’azienda; così facendo, i diritti di credito riguarderanno “soltanto” l’incremento dell’avviamento.

Oltre a tale dichiarazione è necessario effettuare i pagamenti tramite bonifico oppure assegno bancario non trasferibile e conservarne una copia.

(Farma Mese n. 5/2021 ©riproduzione riservata)

2021-05-12T11:10:54+02:00