Covid-19, i “sentiments” sulla ripresa dell’economia

L’istituto internazionale di ricerche McKinsey ha realizzato una imponente ricerca nei più importanti Paesi del mondo per individuare, durante la crisi del Coronavirus, le opinioni dei cittadini e il grado di fiducia dei consumatori sulla ripresa dell’economia una volta superata l’emergenza pandemia.

Tutto il mondo uscirà da questa pandemia con le ossa rotte, anche se il Coronavirus ha colpito con minore o maggiore gravità e diversa è stata la capacità di reazione sia delle politiche di contrasto, sia delle strutture sanitarie nei diversi Paesi. Ci limitiamo a considerare la parte Europea dell’indagine McKinsey, raffrontando i pareri dei principali 5 Paesi industrializzati del continente, raccolti dal 23 al 27 febbraio 2021 in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito).

Un quarto circa degli intervistati (21%) ha espresso giudizi ottimisti sulla ripresa economica. Precisiamo che “ottimisti”: significa che ritengono l’economia farà un balzo in avanti entro 2-3 mesi e crescerà, poi, altrettanto forte oppure più forte di prima del Covid-19 negli anni a seguire. In questa categoria rientrano soprattutto gli inglesi e i tedeschi. I “pessimisti”, invece (e qui ci sono i francesi e gli spagnoli) risultano in minoranza, e sono quelli che ritengono il virus Covid-19 avrà un impatto duraturo sull’economia nazionale, provocando una crisi che si espliciterà in una lunga recessione.

La maggioranza degli intervistati (soprattutto gli italiani) ritiene, però, che l’economia rimarrà imballata per 6-12 mesi o più, e anche in seguito ristagnerà oppure rallenterà la crescita economica. Va, peraltro, precisato che Francia, Spagna e Italia sono i meno ottimisti anche per la situazione della pandemia vissuta nel periodo della rilevazione, quando più pesanti si sono rivelati proprio in questi Paesi gli effetti del Covid-19. L’efficace campagna di vaccinazioni fatta nel Regno Unito, invece, consente agli inglesi di essere più fiduciosi in un futuro migliore, mentre tra i tedeschi risulta alta, a fianco degli ottimisti, la percentuale degli incerti.

Fonte: nostra elaborazione da McKinsey-European consumer sentiment during the coronavirus crisis

La nostra posizione, pertanto, è di saggio attendismo: gli Italiani si dichiarano tra i più preoccupati dell’impatto economico del virus e assai cauti sulla durata della situazione. Infatti, poco meno di due terzi degli intervistati risulta né ottimista, né pessimista, ma incerto, dimostrandosi, così, alquanto realistico.

La situazione, infatti, è in continua evoluzione: tutto dipende dalla capacità di realizzare un’efficace campagna vaccinale e le notizie altalenanti sulla disponibilità dei vaccini non possono certo favorire facili entusiasmi. In Cina è solamente il 4% della popolazione è pessimista, ma qui siamo proprio in un altro mondo.

(di Barnaba Grigis, Farma Mese n. 5/2021 ©riproduzione riservata)

2021-06-15T10:32:08+02:00