La lezione di Napoleone

Generale, console, imperatore (dei francesi) e addirittura re d’Italia! Tanti furono i titoli che suggellarono le molte vittorie di uno degli uomini più famosi al mondo. Ma proprio in questi giorni di duecento anni fa giungeva in Italia la notizia della sua morte, in esilio, dopo aver accumulato, oltre ai grandi successi, anche diverse e fatali sconfitte. E allora quali spunti, quali riflessioni possono indurre le gesta di Napoleone, che, con i dovuti adattamenti, possiamo riferire alle nostre ben più modeste attività di vita quotidiana?


Sicuramente non possiamo trascurare un suo grande obiettivo: quello di riformare il sistema della giustizia francese, cosa che riuscì a fare attuando un nuovo Codice civile: il Codice Napoleonico. Quindi, punto numero uno: avere un grande obiettivo, che vada al di là dell’attività spicciola quotidiana (e qui ritorniamo al famoso “Why”, di cui abbiamo già parlato in queste pagine).


Altro grande merito che gli possiamo riconoscere è quello di aver saputo motivare i suoi militari. Diceva, infatti, Napoleone che ogni soldato ha nel suo zaino un bastone da maresciallo; e ancora, che i suoi soldati erano pronti a morire per un nastrino colorato da appuntarsi sul petto.


Quanti di noi potrebbero dire la stessa cosa dei propri collaboratori? Possiamo essere certi di contare sulla loro fiducia e fedeltà? Siamo stati in grado di motivarli anche nei momenti più difficili della vita professionale? L’ultimo anno che abbiamo vissuto non è stato certo dei più facili… Com’è andata? Questo è un grande tema perché tocca il valore della squadra, lo spirito di gruppo, dunque la condivisione di successi e insuccessi.


Una delle caratteristiche poi universalmente riconosciute a Napoleone è quella di essere stato un grande stratega. Ma nel suo memoriale ammette che, a chi gli chiedesse dove voleva arrivare, rispondeva di non saperlo; che non era così folle da voler forzare gli avvenimenti per adattarli al suo sistema, ma piuttosto faceva il contrario, dando così l’impressione di essere incoerente. E allora come la chiamiamo questa? Flessibilità? Capacità di improvvisazione?


Potremmo andare avanti ancora a enumerare le ragioni della fortuna e delle vittorie del Nostro; questo è, infatti, lo sport preferito da tanti biografi: scandagliare, analizzare ed elencare i comportamenti che hanno portato Tizio o Caio a raggiungere il successo. Ma non si parla mai di errori, di sconfitte. Le parole sconfitta o fallimento sono percepite molto spesso, nella nostra cultura, con accezione estremamente negativa, al punto dal volerle rimuovere totalmente. Il fallimento di una singola operazione viene visto non come un’opportunità per imparare qualcosa, ma come un peccato dal quale è molto difficile redimersi.


E per tornare a Napoleone, possiamo dire che anche da lui la vittoria era vissuta come una sorta di ossessione e la possibilità di una sconfitta gli causava grande inquietudine. Dunque, altro punto da segnare: smettiamola di giudicare noi stessi e il prossimo facendo la somma di vittorie e sconfitte, ma piuttosto cerchiamo di trarre insegnamenti dalle une e dalle altre.


Ma quali possiamo dire siano stati gli errori di Napoleone? Aver sottovalutato, per esempio, l’enorme forza che stava assumendo la potenza inglese, ormai diventata mondiale, come pure aver pensato di poter sconfiggere la grande Russia e il “Generale Inverno”, due imperdonabili eccessi di presunzione. Anche noi dobbiamo fare i conti con i nostri competitor, consapevoli in modo realistico delle nostre potenzialità (e della loro forza).


Indubbiamente, inoltre, le alleanze non sono state un punto di forza della carriera di Napoleone, anzi. La testardaggine del voler fare da sé, trascurando il valore delle partnership e del networking, può portarci a tristi esiti. E questo è uno spunto di riflessione: a camminar da soli, dice un vecchio adagio, si va veloci; ma a camminare in gruppo si va lontani. Ei fu…

(di Roberto Valente, Farma Mese n. 6/2021 ©riproduzione riservata)

2021-06-15T10:29:08+02:00